Dove saremmo senza la cultura "di destra"?

Articolo pubblicato il 01 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 01 ottobre 2014

Breve riflessione sui rapporti fra la cultura e la politica

Nato è cresciuto in un ambiente di sinistra credo sia arrivato il momento di fare due conti, di vederne i limiti e non solo i pregi. Capire cosa resti oltre la mera ideologia, l'indottrinamento, l'obbligo morale interiorizzato sotto forma di bieca abitudine. Perché si sa che noi "di sinistra" crediamo di avere la verità in tasca, di sapere più degli altri, di poter dettare legge su tutto e tutti. Siamo intellettuali, sapienti, giusti.  Ma come disse qualcuno che proprio di destra non era, "qui m'incazzo".

Noi crediamo che la cultura sia di sinistra, errore grossolano. Difendiamo coi denti il nostro pezzo di pane "radical". Amiamo Pasolini, odiamo D'annunzio anche se non l'abbiamo mai letto. Certo perché è "di destra" e tanto basta. Sembra che il suo essere uno scrittore, un letterato, un intellettuale non conti. Una volta messo nella categoria dei "non giusti" lo si può buttare prima di averlo consumato. Mai dire in un salotto della sinistra bene che ti piace il poeta vate, ti guarderanno subito storto pensando "ma non sarà mica fascio?"

Stesso discorso vale per Céline, Pirandello, Marinetti, Carlo Emilio Gadda, Mishima, Borges e tanti altri. Per non apprezzare questi giganti della cultura internazionale bisogna impegnarsi. Esiste però un metodo scientifico, leggere la biografia su Wikipedia. Se compare, anche solo marginalmente, una qualche collusione con la destra va scartato senza esitazione. E se per errore lo leggessimo e lo apprezzassimo? Nessun problema, basta non farlo sapere in giro.

D'altra parte perché sforzarsi a leggere uno scrittore, a capire un pittore, a studiare un filosofo quando sta dalla parte sbagliata? A Borges non è mai stato conferito il Premio Nobel, probabilmente per la sua presunta "errata" appartenenza politica. Mishima viene considerato dagli italiani come il D'annunzio d'oriente. Sorge il dubbio che forse si dovrebbe capire la situazione del Giappone in quegli anni prima di sparare le nostre cartucce rosse. Forse non esiste una sola destra né una sola sinistra dove inserire il nostro giudizio. Giudicare lo scrittore argentino con i nostri parametri appare quanto meno assurdo, nonché ingiusto nei confronti di chi pretende di possedere una certa memoria storica. Chi fra voi metterebbe sullo stesso piano Berlinguer e Stalin?

Proprio nella nostra capitale sembra impossibile non vedere l'incidenza culturale della destra. Il che non vuol dire essere di destra, anzi. Ma il razionalismo, il futurismo, le letteratura "nera". Non possiamo certo cancellarli facendo finta che non ci siano, scegliendo di disconoscerli o quel che è peggio non conoscendoli proprio. Se proprio vogliamo criticare questa realtà non ci resta che esplorarla da dentro, conoscerne gli aspetti anche più controversi, lasciarci trasportare dall'incanto di queste opere.

Insomma, tutti sanno che Gentile è stato fascista, pochi conoscono il suo pensiero veramente.