Doppiaggio: ecco perché secondo me è stupido!

Articolo pubblicato il 15 novembre 2010
Articolo pubblicato il 15 novembre 2010
«Oltre ad essere sciocco e dannoso, il doppiaggio è anche sbagliato ed economicamente controproducente», dice un'italiana residente nel Regno Unito che fa parte del blog di cafebabel.com della rete cinematografica europea giovanile Nisi Masa. Scopriamo quali sono le sue ragioni.

- Hai visto “Pulp Fiction” in italiano?

- Sì!

- Doppiato?

- Sì!

- In italiano, vero? Cioè, i personaggi parlavano italiano?

- Sì!

- Tutti?

- Sì! È così difficile da capire?

- No. Ma allora NON hai visto “Pulp Fiction”!

Questo è il tipico esempio di discussione tra un cittadino che guarda i film sottotitolati e un altro che invece li guarda doppiati. Qui, devo ammetterlo, non c'è molto spazio per il relativismo culturale: i paesi più abituati al sottotitolaggio sono chiaramente superiori.

Io vengo dall'Italia, che è la quintessenza del doppiaggio, ma vivo nel Regno Unito, un paese in cui il sottotitolaggio è quasi al norma. Vado al cinema con persone provenienti da tutto il mondo e ho sentito parlare delle pratiche di doppiaggio più assurde, come la “traduzione dal vivo” al cinema, nella quale un attore con un microfono fa da voce fuori campo di tutti i dialoghi - costringendo gli spettatori a praticare l'equivalente culturale della coprofagia, in pratica.

Tre ragioni per cui boccio il doppiaggio

Tuttavia, trovandomi in una posizione privilegiata per analizzare questo tema, sono giunta alla conclusione che il doppiaggio è non solo una pratica sciocca e dannosa, ma è anche sbagliata ed economicamente controproducente. Ci sono tre ragioni per cui posso affermare ciò.

Innanzitutto, il doppiaggio cambia inevitabilmente un film: gli amici che mi prendono in giro su “Pulp Fiction” hanno ragione. Io ho visto un film diverso. È inevitabile che i suoni, l'intonazione e la ricchezza comunicativa vengano inevitabilmente persi e che il dialogo venga adattato ad un altro ritmo e ad un'altra cultura. Non oso neanche immaginare quanto suoni male in francese la conversazione su “le cheeseburger”.

Il secondo punto è che il doppiaggio penalizza i mercati locali a favore dei blockbusters importati. In un paese che doppia, per un film locale la lotta al botteghino contro un colosso americano sarà molto più dura. Se “Transformers” fosse sottotitolato, naturalmente non avrebbe comunque problemi d'incassi, ma molte persone preferirebbero guardare qualcosa di più “nazionale", per risparmiarsi la fatica di dover leggere i sottotitoli. Perciò perché dovremmo promuovere la visione di “Transformers” anziché la merda nazionale, che per lo meno contribuisce a sostenere l'industria locale?

Il terzo e più importante problema è invece più ampiamente culturale: doppiare i film è un cattivo segno di provincialismo e provoca danni culturali, molto più di quanto possa sembrare. Nei paesi in cui non si doppia, o lo si fa meno, l'inglese non è neanche una materia dopo il sesto anno di scuola primaria (la nostra quinta elementare). Quando un bambino avrà imparato a leggere e a guardare la TV con mamma e papà, imparerà qualsiasi lingua più velocemente di qualcuno che non ascolti o che non abbia mai ascoltato suoni diversi da quelli della sua lingua madre. Naturalmente ciò non vale solo per l'inglese: qualsiasi persona è in grado di imparare a seguire una conversazione che fa uso di parole diverse, riesce ad abituarsi ad altre pronunce e ad altre strutture sintattiche, insomma, ad altre culture. Tradurre un film contribuisce a far chiudere un paese in sé stesso, rendendolo sordo ed ignorante.

L'Italia non è il centro dell'universo!

Un esempio sciocco ma significativo: nella versione italiana di “Night at the Museum 2” (“Una notte al museo 2”), Napoleone fa una battuta su Berlusconi, dicendo di esserne un discendente. Ma gli americani non sanno nemmeno chi è Berlusconi! Perché dovrebbero? L'Italia non è mica il centro dell'universo.

A quanto pare è pensiero comune che l'italiano sia la lingua più divertente nella quale un film possa essere doppiato. La persona con la quale ho avuto una conversazione su “Pulp Fiction” ha pubblicato su Facebook frammenti delle scene della versione italiana; adesso tutti mi salutano con un: «Sono il signor Wolf. Risolvo i problemi», e si mettono a ridere. Del resto, tutti loro hanno imparato l'inglese guardando “Pulp Fiction”, inglesi compresi…

L'articolo è stato ripreso dal blog di cafebabel. com nisi masa

Foto: ©EternallyNatalia/flickr; video: YouTube