Dopo le elezioni in UK: il fattore conservatore timido

Articolo pubblicato il 21 maggio 2015
Articolo pubblicato il 21 maggio 2015

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Sono tanti i soggetti usciti sconfitti dalle ultime elezioni in UK. Tanti sconfitti e un solo grande vincitore: il partito conservatore. Il quadro che media e sondaggi avevano disegnato prima del voto del 7 maggio era molto più equilibrato e ricco di sfumature, possibili accordi, probabili governi di coalizione. Quello che è realmente accaduto è che i Tories si sono presi 331 seggi.

Non è un caso che appena dopo le elezioni, la British Polling Society si è detta intenzionata ad iniziare un'indagine che dovrebbe fare chiarezza sulla mancata accuratezza dei sondaggi che per dirla in maniera semplice, avevano previsto una lotta testa a testa fra conservatori e laburisti. Proprio quest'ultimi non solo sono i grandi sconfitti, ma hanno dovuto subire una bella batosta. Quel 29% che sono riusciti a ottenere è frutto di una grande perdita di consensi in Scozia, dove il partito nazionalista ha praticamente trionfato, e conseguenza di aspettative troppo alte che giornali e poll avevano ''gonfiato''. Dare un buon 3% come margine di errore per i sondaggi è buona norma ma da qui, sbagliarsi grossolanamente vuol dire che qualcosa nel metodo usato andrebbe rivisto. Nei mesi precedenti i dati mostravano, a diverse scadenze, che sia Tories che Labour si scambiavano un piccolo vantaggio, pochi punti percentuali, uno scenario di cambiamento nel sistema bipartitico britannico, la preoccupazione incombente di un governo che sarebbe durato poco. Cameron invece si è ritrovato a poter guidare un governo che può solo osare. Qualcosa è andato storto, bisogna solo capire le cause per cui tale vittoria ha stupito coloro, forse la maggior parte, che in fondo al cambiamento ci aveva creduto. Si dice che molto spesso, almeno per quanto riguarda la politica in un contesto locale, si tende a votare più per il candidato che per il partito, quindi in un certo senso anche se sono o sono stato laburista, il candidato di un altro partito mi convince di più, ergo il voto andrà a lui. Può essere una buona motivazione ma non sufficiente a spiegare la discrepanza fra previsioni e risultati finali. Quello che in Regno Unito è conosciuto come shy tory syndrome, è un fattore che ovviamente non può essere registrato da nessun sondaggio. Negli anni novanta i conservatori hanno ripetutamente raccolto più voti di quelli previsti, e la storia si è ripetuta anche in questa occasione. Venti anni fa, un'altra indagine fatta dopo le votazioni del 1992 cercò di chiarire le cause del successo dei conservatori che ancora una volta erano stati sottovalutati dai media. Ebbene risultò chiaro che una parte del campione intervistato prima del voto preferì mentire o tacere riguardo le reali intenzioni ovvero coloro che alla fine votarono tory si erano in un certo senso nascosti. E' affascinante vedere come a diverse latitudini e in diverse decadi la politica in Europa abbia avuto tratti comuni. Ora immaginate di essere italiani e per anni addietro avete sperato di vedere il partito dell'ex presidente Berlusconi perdere alle elezioni per poi puntualmente ritrovarlo vincitore, forte della maggioranza. Proprio quando ci si era detti ''questa è la volta buona'' una parte non considerata dalle statistiche usciva allo scoperto e dava al nuovo premier le chiavi per la formazione del nuovo governo. Ormai è acqua passata dovremmo ripeterci, in uno scenario politico alle prese con altre variabili, altre dinamiche, dovremmo concentrarci più su quei movimenti che forse non hanno vinto ma hanno dalla loro parte il vigore della novità. Ce ne sono diversi di questi movimenti sparsi in Europa ma l'esempio migliore, sempre in terra di Albione, lo offrono i nazionalisti scozzesi. Nazionalisti di fatto, ma con un'accezione meno negativa, diventati progressisti con chiare vedute di sinistra. Il sospetto però è che i media britannici abbiano giocato troppo ultimamente e se da un lato forse le intenzioni erano buone, presumibilmente cercavano solo di mantenere un interesse alto sulle elezioni col fine di coinvolgere più gente in quella che è la democrazia 2.0; dall'altro si sono concentrati sulla narrazione di un futuro politico molto distante da quello che poi si è rivelato con l'intenzione (si spera di no) di vendere più copie. E' interessante vedere che l'unico che aveva indovinato le previsioni a dieci giorni dal voto era stato Lord Ashcroft, dipendente dei conservatori. 

David Cameron ben prima del 7 maggio, aveva iniziato a dormire sogni tranquilli a discapito di quanto i media ci avevano fatto credere.