Dopo la COP21: l'Europa è all'altezza delle sue promesse sul clima?

Articolo pubblicato il 13 aprile 2016
Articolo pubblicato il 13 aprile 2016

L'accordo sul clima raggiunto a Parigi l'anno scorso non è ancora stato del tutto implementato, ma l'Unione europea è determinata a sfruttare l'onda positiva generata dalla COP21. In quest'ultimo mese, la Commissione europea ha completato un quadro generale sull'accordo raggiunto per specificare cosa l'UE deve fare.

«Abbiamo l'accordo. Ora abbiamo bisogno di renderlo reale,» ha detto il Commissario dell'azione per il clima e l'energia Miguel Arias Cañete. «Per l'UE, questo significa completare la legislazione per il clima e l'energia fino al 2030, firmando e ratificando l'accordo prima possibile e portando avanti la nostra leadership nella transizione globale, verso un futuro con ridotte emissioni di anidride carbonica».

Gli impegni dell'UE

«Nello specifico, questo significa aggiornare il programma europeo sullo scambio delle emissioni di gas serra e trovare un modo per includere l'agricoltura, il trasporto e i settori di costruzione», ha detto la portavoce Anna-Kaisa Itkonen. «L'accordo di Parigi manda un forte segnale che induce il mondo ad attuare una transizione globale verso un'energia pulita. Vogliamo mantenere la leadership che abbiamo raggiunto per primi, soprattutto nel campo delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica», ha spiegato il commissario europeo per l'unione energetica Maroš Šefčovič. Il commissario ha aggiunto che l'UE adotterà un approccio di mercato che creerà opportunità per le imprese, in modo che possano crescere in un'economia dell'energia pulita. «Ci sono inoltre notevoli opportunità per le nostre città» ha continuato «dopotutto, è nelle aree urbane che verrà svolta una parte importante della transizione. Accelereremo il nostro lavoro in questo campo».

Dopo l'accordo della COP21

Queste valutazioni mettono in luce la necessità di ottenere un accordo firmato e ratificato da tutte le nazioni partecipanti, oltre che evidenziare il bisogno di revisioni periodiche. La priorità dell'UE rimane sull'implementazione del quadro per l'energia e il clima 2030, come ha constatato il Consiglio europeo in seguito al trattato di Parigi. Il quadro legislativo impone una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

Le parti dovranno firmare l'accordo a New York tra il 22 aprile 2016 al 21 aprile 2017: UE e USA hanno già annunciato la loro sottoscrizione alla cerimonia ufficiale di apertura prevista per venerdì prossimo. L'accordo diventerà effettivo quando almeno 55 parti, rappresentanti almeno il 55% delle emissioni globali, ratificheranno l'accordo. Mentre i funzionari UE credono che l'Unione si trovi sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi del trattato di Parigi, alcune attivisti per il clima non risultano così sicuri di sé.

«C'è un divario enorme tra le promesse di Parigi e il piano d'azione concreto dell'UE», spiega il team leader europeo di 350.org, Nicolò Wojewoda. «Dobbiamo fare in modo di non estrarre più carbone, petrolio e gas più di quello che riusciamo a consumare. I piani attuali sono ancora lontani per far sì che ciò accada. Al momento, la buona riuscita dipende solo dai cittadini» continua Wojewoda, aggiungendo che gli attivisti andranno avanti con una serie di azioni dirette, compresa una mobilitazione di massa a maggio indirizzata verso i grandi progetti che hanno combustibili fossili al loro centro, come l'attività mineraria e d'estrazione del carbone in Germania e Galles.

La strada da percorrere

Molte ricercatori ambientali concordano con queste considerazioni: «Il bisogno più importante per aderire alle grandi ambizioni del trattato di Parigi sarebbe eliminare l'uso del carbone. Tuttavia questo è esattamente il punto che divide l'Europa», dice Reimund Schwarze, scienziato dell'Helmholtz Centre Environmental Research. «In breve» conclude «la Commissione ha avuto un bel da fare nel definire gli obiettivi del 2030, specialmente per quanto riguarda le energie rinnovabili, la loro efficienza e le condizioni politiche, che risultavano più favorevoli nel 2014. Oggi sarebbe ancora più difficile, soprattutto a causa del nuovo governo in Polonia».

«L'UE si concentra sulla ratifica e il bisogno di basarsi di più sulla scienza è incoraggiante» afferma Joeri Rogelj, un ricercatore dell'International Institute for Applied Systems Analysis a Vienna. «Ma l'Europa ha bisogno di adottare standard più severi per i tagli delle emissioni, se vuole rimanere leader» aggiunge. Rogelj presenta la seguente analisi sulle valutazioni dell'UE: «La domanda se l'ambiziosa e attesa azione sul cima da parte dell'UE sia sufficiente o no entro il 2030 non può avere una risposta senza ricorrere a giudizi ragionati. La quantità di paesi che devono ridurre le loro emissioni a breve termine dipende da quello che ci si aspetta dalle altre nazioni e da quanta avversione al rischio ci sia riguardo le future incertezze del sistema climatico e le incertezze presentate dalle tecnologie future».

«Il primo punto è abbastanza facile da capire. Se una nazione fa meno, un'altra nazione deve fare di più. Diventa quindi una questione etica. Quale azione dell'UE costituisce un contributo equo, paragonato a ciò che le altre nazioni dovrebbero fare? Alcune nostre ricerche recenti dimostrano che l'UE dovrebbe adottare significative e notevoli riduzioni (dei gas serra e nell'uso dei combustibili fossili, n.d.r.) se si vuol piazzare fra i leader che lottano contro il cambiamento climatico» spiega Joeri Rogelj. «In conclusione, l'obiettivo posto dall'UE potrebbe essere in linea con l'obiettivo dei "2 gradi" deciso dal trattato di Parigi, ma avrebbe bisogno di sforzarsi di più per essere alla pari con l'obiettivo intermedio di limitare a 1,5 gradi il riscaldamento globale. Tuttavia, le considerazioni etiche legate ad una giusta distribuzione degli oneri verso la mitigazione (del riscaldamento e del cambiamento climatico, n.d.r.) globale, nonché relative all'uso su larga scala di specifiche tecnologie in tal senso, possono andare incontro verso la richiesta di una riduzione più consistente delle emissioni da parte dell'UE nel breve termine».