Dopo gli attacchi a Westminster, a Londra è un altro giorno

Articolo pubblicato il 24 marzo 2017
Articolo pubblicato il 24 marzo 2017

La polizia londinese ha identificato Khalid Masood come l'uomo che il 22 marzo ha ucciso quattro persone e ne ha ferite altre 40 fuori al Parlamento britannico. Dopo poche ore la città sta tentando di riprendere la propria vita come se niente fosse accaduto: tipico atteggiamento di sfida britannico o piuttosto un segno di stanchezza per il ripetersi di fatti simili in tutta Europa?

Alle ore 14.40 del 22 marzo, Londra si è ritrovata vittima di un attacco terroristico.

Tutto come al solito. Un sussurro, all'inizio: alcuni su Twitter riportavano di attività di polizia in intensificazione attorno a Westminster, altri sostenenevano di aver udito dei colpi di arma da fuoco. Iniziano asd uscire le foto: immagini confuse e sfocate le prime, scattate da mani inesperte con i telefoni cellulari, poi spazio ai professionisti con tanto di reflex. Si rincorrono informazioni a raffica, alcune di esse contraddittorie, ma ad un certo punto prende forma un quadro narrativo terribile, e terribilmente familiare.

"Eravamo in riunione quando è successo," ci dice Georgia Sanders, 26enne redattrice che lavora vicino a  Tottenham Court Road. "Quando sono tornata alla mia scrivania, ho trovato una mail fatta girare da una collega con un link sulla notizia. La mia reazione iniziale, letteralmente, è stata: 'merda.'"

Alex Fargier, studente francese di giornalismo alla London Metropolitan University, era a lezione quando si è saputa la notizia. "Quando hanno cominciato a dire che la polizia intendeva considerare l'accaduto come un evento terroristico, il mio pensiero è stato 'ecco, è arrivato a Londra', anche se a compierlo è stata solo una persona e non è stato un attacco massiccio e coordinato. Questo fatto avrà una risonanza enorme,  se ne parlerà come del primo 'grave' attacco terroristico avvenuto a Londra dalla nascita dell'ISIS."

Parigi, Bruxelles, Nizza, Berlino, Ankara e adesso Londra: non era proprio la fratellanza a cui si voleva far aderire The Big Smoke (che è l'appellativo dato alla città, con particolare riferimento alla catastrofe ambientale che la colpì nel 1952 e nota come il Grande Smog, N.d.T.). Ma c'è una differenza questa volta: mentre il continente europeo ha dovuto tristemente abituarsi negli ultimi anni a subire questo genere di attacchi, i cittadini d'oltremanica finora ne erano stati risparmiati. L'ultimo grande attacco terroristico su suolo britannico era avvenuto infatti il 7 luglio 2005, quando alcuni attentatori suicidi avevano provocato la morte di 52 persone ed il ferimento di più di 700. 

Viral Shah, quegli eventi di 11 anni fa, li ricorda nitidamente. Dice che la paura all'epoca fu di gran lunga maggiore rispetto a quella provata adesso" data la vicinanza dei fatti di allora all'11 settembre ed al coinvolgimento della Gran Bretagna nei conflitti in Irak e Afghanistan".

Oggi, come nel 2005, Londra sta facendo di tutto per mantenere la calma e andare avanti ("Keep calm and carry on" celebrava il famoso slogan pensato dal governo britannico, agli inizi del secondo conflitto mondiale, per tenere alto il morale della popolazione N.d.T.). Entrambi i rami del Parlamento stamattina erano regolarmente riuniti in seduta come da calendario. Sulle lavagne di tutte le stazioni della metropolitana sono comparsi messaggi di ribellione e di speranza. Ma, intervistando la gente oggi, quello che colpisce maggiormente è il senso di spossatezza, come se anni di morti sui notiziari 24 su 24  ci avessero indurito. Le prime parole di Viral appena saputo dell'attacco sono state: "Porca miseria, di nuovo no." Agata Zielińska, una studentessa di dottorato,  mentre teneva d'occhio Twitter finiva comunque di leggere l'articolo che aveva iniziato al mattino.

Kacper Słolina, regista free-lance,  ritiene che parte di questa reazione sia dovuta alla natura del crimine: "La differenza tra questo attacco e quelli di Parigi, Nizza o Berlino sta nel fatto che quello di ieri a Londra accade ovunque in continuazione. La gente nelle grandi città viene accoltellata o investita dalle auto. E' terribile ma succede. Naturalmente si è trattato di un attacco mirato, ma in fondo la differenza ieri l'ha fatta soltanto il luogo in cui è avvenuto. Non più tardi di un paio di settimane fa, hanno sparato ad un ragazzo non molto lontano da casa mia, e a stento ne ho sentito parlare nei notiziari. Prima che succedesse, un altro ragazzo era stato accoltellato, e la notizia aveva avuto una copertura mediatica ancora minore".

"Se questo attacco fosse avvenuto su larga scala, coordinato e con lo scopo di colpire la gente comune, allora sì che avremmo avuto molta più paura" chiosa Alex.

Tuttavia Georgia ritiene che questa reazione così contenuta sia dovuta più ad un senso di sfida che ad una vera e propria desensibilizzazione: "E' orribile ammettere che siamo così preparati a simili tragedie perchè ci siamo abituati a vederle succedere, ma allo stesso tempo questo ci fortifica. Non siamo diventati ciechi di fornte a sofferenze e disgrazie; queste anzi alimentano il nostro sangue freddo, ed andiamo avanti come segno di protesta. E' il nostro modo di dire 'Fottetevi, noi non ci facciamo intimidire.' Non è  'business as usual', non è ordinaria amministrazione, non è vero che non ce ne importa".

Questo attacco certamente non aiuterà a stemperare la tensione che serpeggia tra i tanti cittadini stranieri di ogni religione residenti nel paese, già acuita dal referendum sulla Brexit dell'estate scorsa. Ma Kacper, che viene dalla Polonia, non si sente meno sicuro dopo ieri: "Londra accoglie un tale insieme di culture e di persone diverse tra loro che io non mi sono mai sentito realmente in pericolo qui."

"Qualcuno suonava una pianola stamani in treno", conclude Alex, "ecco: a Londra, oggi, è solo un altro giorno".