Donne sole contro la mafia

Articolo pubblicato il 11 luglio 2012
Articolo pubblicato il 11 luglio 2012

Un'attrice palermitana ci racconta la lotta silenziosa di una donna diventata, suo malgrado, la moglie di un mafioso. In uno spettacolo denso di riferimenti storici reali - si pensi a Rita Atria, a Felicia Impastato - lo spettatore sperimenta a pochi metri dal palco l'estraniamento e la sensazione di impazzire che attanagliano la protagonista.

"Un errore umano" è il nuovo spettacolo di Transit Teatro, piccola compagnia in attività tra Parigi e Palermo.

Rita Atria, Felicia Bartolotta Impastato, e ora Lia. Il nome della protagonista dello spettacolo teatrale “Un errore umano” potrebbe essere affiancato a quello delle donne reali che hanno, più di tutte, sacrificato la loro vita sull’altare della legalità e della lotta alla mafia. “Anche se mio padre e mia madre mi avevano pregato in ginocchio di lasciar perdere, Vito, figlio di un uomo di rispetto, me lo sono sposato io”.

"Era un periodo in cui assistevamo con orrore al calo dell'impegno antimafioso nel nostro paese"

Comincia così a raccontare la sua storia, Lia, divenuta suo malgrado moglie di un mafioso: “all’inizio era gentile. Poi.. Chi gli poteva chiedere dove andava la notte? Finché non capii..”. Il marito, d’accordo con il medico curante, la fa internare in un ospedale psichiatrico, da dove Lia non rinuncia a portare avanti la sua personale battaglia contro il muro di silenzio e omertà che la circonda.

La follia di chi si ritrova da solo a lottare

Il tema della follia è adatto alle storie che raccontano vicende di mafia: sia perché la maggior parte dei pentiti sono fatti passare per matti, per screditarne le denunce – racconta Serena Rispoli, l’attrice siciliana che impersona Lia - sia perché ogni cittadino in Sicilia ha la percezione di vivere una vita alterata, dove la verità delle cose viene appositamente imbrogliata. Quella che mostra Lia è stessa sensazione di impazzire che ogni persona prova quando si trova davanti a questo muro”. Lia non si rassegna alla sua vita da prigioniera, e si oppone con tutte le forze allo spettacolo che il direttore dell’ospedale psichiatrico ha preparato per distrarre i pazienti. Non partecipa al gioco, si ribella al ruolo che gli altri hanno deciso per lei.

La locandina

Lo spettacolo “Un errore umano” è stato presentato, con una breve lettura, al concept store di prodotti antimafia Ethicando a Parigi, in rue de la Grange aux Belles. Gigi Borruso, autore del testo, e Serena Rispoli, attrice che interpreta Lia, si sono formati entrambi al Teates di Palermo, prima di fondare la compagnia “Transit Teatro”. All’attivo hanno tre spettacoli in programmazione fra l’Italia e la Francia: oltre a “Un errore umano”, hanno scritto anche “Fuoricampo” (premio Tuttoteatro Dante Cappelleti 2009) e “Luigi che sempre ti penza” (sul tema dell’immigrazione).

La lettura di Parigi è stata possibile grazie all’ospitalità di Ethicando e al partenariato con la Carovana Antimafia. Simbolicamente, la Carovana dovrebbe concludersi in Sicilia in tempo per la chiusura degli ultimi sei Ospedali Psichiatrici Giudiziari, prevista a febbraio 2013.

"Ho cominciato a scrivere il testo nel 2008 su suggerimento di Serena - ha raccontato Borruso – Era un periodo in cui assistevamo con orrore al calo dell'impegno antimafioso nel nostro paese. La storia di Lia è inventata, ma è ispirata a quella della testimone di giustizia Rita Atria, a quella della madre di Peppino Impastato”. Per chi sa coglierli, i riferimenti storici sono numerosi e disseminati in tutto lo spettacolo: le domande di Lia fatte al marito ricordano la lotta silenziosa in casa Impastato tra Felicia e il marito Luigi, padre di Peppino (leggere il libro "La mafia in casa mia", Palermo, La Luna, 2003); un’altra frase rivelatrice è quella che esprime la disperazione di Lia quando apprende alla tv dell’attentato a Paolo Borsellino: “ero in questo posto (l’ospedale psichiatrico) quando lo hanno ucciso, e allora pensai che sarebbe diventata la mia tomba”. Probabilmente le stesse riflessioni che portarono Rita Atria, giovanissima testimone di giustizia, a suicidarsi una settimana dopo l’attentato di Via d’Amelio, dove il giudice (e amico, e padre spirituale) Paolo Borsellino fu massacrato assieme alla scorta. “Come siciliana, queste sono storie che mi riguardano personalmente – ci spiega l’attrice - con l’attentato Borsellino, abbiamo pensato che tutto fosse finito”.

Lo spettacolo si svolge in uno scenario surreale (lo scheletro di un letto matrimoniale, per rappresentare la gabbia “camuffata” che imprigiona la protagonista) ma la storia è quanto di più realistico vi possa essere: “è stato difficile non cadere nei cliché delle fiction televisive dedicate alla mafia – rivela Serena – Per questo il nostro lavoro è consistito soprattutto nello sfrondare, rendere essenziale la scena, l’ambientazione, in modo da trasmettere la sensazione di estraneità allo spettatore”. “Mi piace il personaggio di Lia perché è irriducibile – aggiunge poco dopo – si piazza al centro della scena e rifiuta di partecipare allo spettacolo con gli altri internati”.

Vivi per miracolo

Siamo vivi per miracolo”, conclude Gigi Borruso. Minacce? Ricatti ai due attori? Niente di tutto questo, per una volta la mafia non c’entra. A mettere a repentaglio la rappresentazione di spettacoli simili è la difficoltà che incontrano le compagnie attuali nel reperire finanziamenti e spazi dedicati: “speriamo di rappresentare lo spettacolo completo il prossimo autunno, a Parigi. Siamo stati invitati a Trento, a Trieste, e contiamo di proseguire la collaborazione con la Carovana Antimafie. Ma è tutto ancora da vedersi..”.

Per seguire le ultime novità d Transit Teatro, piccola compagnia dal respiro internazionale, è possibile aggiungersi al loro profilo Facebook o leggere le ultime news sul sito di Gigi Borruso.

Foto di copertina: (cc) onkel wart/flickr. Nel testo: foto di Serena Rispoli, © di Jacopo Franchi. Trailer: gigiborruso/youtube.