Donne e politica spagnola: rivoluzionando gli scanni e la strada

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 07 febbraio 2017

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Questo articolo analizza l'aumento della partecipazione politica delle donne nello stato spagnolo, sia nei tradizionali organi rappresentativi, sia nei movimenti sociali, posto che tale cambiamento è più legato al contesto di mobilitazione cittadina e femminista che si è affermato a partire dal 2011 e non tanto alla Legge sull'effettiva parità di uomini e donne.

Prima di scrivere questo articolo credevo che la rappresentanza politica delle donne in Spagna fosse molto più bassa. Invece le statistiche mostrano delle percentuali alte: molte vicine al 40%, soprattutto in incarichi eletti su tutti i livelli territoriali, sia in qualità di membri che di presidenti. Ma anche negli esecutivi, con un'alta presenza di donne, sebbene inferiore nella cupola, per la quale segue la media europea, anche se si supera in ogni caso la media.

Per capire le cause di tale situazione abbiamo analizzato l'impatto della Legge Organica 3/2007 sull'effettiva parità di uomini e donne, che legifera in proposito. I numeri parlano di quasi un 40% di donne al Parlamento, ancora più favorevole nei Parlamenti Autonimi, con una rappresentanza del 45% dei deputati e una maggioranza di donne presidenti: 11 su 17, che costituiscono il 65%. A livello esecutivo c'è una maggiore rappresentanza nei Governi Autononimi, con una percentuale del 44% delle donne membri e un 24% dei presidenti del Governo (il doppio della media europea). In questo senso la Legge di Parità incide permettendo alle Comunità Autonome che lo vogliano, di stabilire misure complementarie al riguardo, nelle proprie leggi elettorali. Ciò è stato realizzato in 4 Comunità, applicando le liste "cerniera" alle loro candidature, che stabiliscono che uomini e donne si succedano in maniera alternata. I valorei più bassi li troviamo nei Comuni, con una presenza del 35% e un irrisorio 17% di donne sindaco. Tuttavia si deve considerare che per la prima volta è stata eletta una donna sindaco a Barcelona e per la seconda volta a Madrid, e che la media europea è ancora più bassa in due punti. Infine, nella composizione del Governo toviamo un 33% di donne al Gabinetto, con 4 delle 12 borse ministeriali occupate da donne, anche se va sottolineato che la Legge di Parità non legifera su questo ambito. Così quindi ci avviciniamo alla presenza equilibrata di genere che detta la legge, affinché nessun sesso abbia una rappresentanza inferiore al 40% nè maggiore del 60%. Però per ottenere ciò stabilisce misure insufficienti, visto che esige tale composizione nelle candidature elettorali in quote di cinque posti, senza specificare l'ordine degli stessi. Suddetto ordine è decisivo, visto che la presenza in cima alle liste condiziona la possibilità di essere eletta, per cui sta tutto nelle mani della volontà dei partiti politici nella realizzazione delle proprie liste. Possiamo dimostrarlo notando che il numero di deputate elette prima e dopo l'entrata in vigore della legge non è migliorato: ce n'erano 126 durante la legislatura 2004 - 2008 e 125 in quella del 2008 - 2011. Per contro, è aumentato nelle ultime elezioni (2016), dove sono state elette 138 deputate (quasi un 40%), per via dell'alta presenza di donne capilista nelle candidature, come conseguenza dell'applicazione di liste "cerniera" da parte dei partiti politici vicini alla Sinistra come il PSOE (il Partito Socialista dei Lavoratori) e l'IU (la Sinistra Unita) dopo che gruppi di donne al loro interno si erano mobilitate a favore di tali liste.

In definitiva, sebbene la suddetta legge abbia legiferato per la prima volta sul tema e abbia obbligato a rispettare dei livelli minimi al riguardo, non si può dire che sia stata questa la cause dell'aumento della rappresentanza politica delle donne. Anzi, tali cambi sono più legati a misure prese a livello individuale, come conseguenza di uan grande mobilitazione sociale e femminista che ha avuto ripercussioni sul modo di fare politica e la sua agenda. È stato soprattutto negli ultimi 5 anni che abbiamo assistito ad una crescente mobilitazione femminista e ad una proliferazione dei gruppi attivisti. SecondoPaloma Caravantes González, sociologa e ricercatrice dell'Universidad de Barcelona, è dovuto: "Al contesto di crisi economica, istituzionale, politica e sociale che ha interessato soprattutto le donne: sia nel lavoro produttivo, visto che c'è un maggiore impatto della disoccupazione e del precariato tra le donne, e sia nella persistenza della discriminazione salariale. Come nel lavoro riproduttivo, dato che le donne continuano a ricoprire più incarichi domestici e familiari, per la mancanza di un reparto paritario delle stesse, e a causa del progressivo smantellamento dello Stato di Benessere, con i tagli di politiche e diritti sociali, che hanno sovraccaricato le famiglie (le donne) nell'assunzione delle attenzioni. Come risposta si è generata un'onda generale di proteste femministe contro le misure prese dai governi successivi".

Hanno anche inciso le grandi mobilitazioni cittadini per una democrazia più participativa, iniziate il 15 maggio del 2011 (chiamate movimento 15M), che hanno ottenuto una certa incidenza nel modo di fare politica e negli stessi partiti, contribuendo a far sì che essi mettessero un maggiore interesse nella democrazia interna, nella vicinanza con l'elettorato o la parità di genere. In questo contesto si è messo più in luce e facilitato l'accesso ai femminismi, dato che secondo l'autrice stessa: "Si è fatto un lavoro educativo e di creazione di discorsi femministi attraverso incontri tematici". Infine, le redi sociali hanno avuto un chiaro impatto sulla crescita dei movimenti sociali in generale e su quelli femministi in particolare. Secondo Asunción Bernardez Rodal, direttrice dell' Istituto di Ricerche Femministe dell'Universidad Complutense de Madrid: "Il cambiamento più spettacolare che ha vissuto il femminismo tra il 2000 e il 2015 è quello delle forme di comunicazione. Il femminismo non è più convenzionale, e da quando c'è stato un governo paritario ed esiste la legge di parità, è comparsa anche una maggiore coscienza pubblica del fatto che i temi trattati dal femminismo non sono un'invenzione delle femministe, ma riguardano tutto il mondo".

In conclusione possiamo affermare che attualmente in Spagna esiste una forte partecipazione delle donne in politica, tanto negli organi tradizionali di rappresentanza che per strada. Una certa rivoluzione femminista che non è una conseguenza automatica dell'evoluzione storica, ma è il risultato della nostra mobilitazione, perché la Storia la costruiamo con le nostre azioni. Questo rafforza la convinzione che possiamo e dobbiamo intervenire sulle forme tradizionali della politica, che esistono altre forme molto più rappresentative e partecipative, ma anche che le mobilitazioni cittadine, tanto in strada che sul blog, possono avere un impatto maggiore di alcune leggi, e che si possono addirittura cambiare le leggi (si è bloccata la riforma della Legge della Salute Sessuale e Riproduttiva e dell'Interruzione Volontaria della Gravidanza, si è ottenuta la promozione di un modello non patologizzante di attenzione alla salute delle persone trans in Catalogna etc). Assistiamo ad una demotivazione politica generalizzata, abbiamo creduto che non esistano alternative possibili nè al capitalismo nè ai modi di governare i paesi, ma invece vediamo che in qualche modo possiamo dire la nostra, che alcuni partiti ci pensano due volte prima di rilasciare una dichiarazione maschilista o di promuovere una determinata azione. Dalla mia esperienza personale all'interno di queste mobilitazioni femministe ho visto lo spettacolare aumento. Mi emoziona vedere come ogni anno alle manifestazioni femministe assista sempre più gente, come nascano nuovi gruppi nei quartieri, nelle città e nelle Comunità Autonome, con gente ogni volta più giovane. Vedere come aumentano gli spazi di incidenza, dato che si moltiplicano le entità che si dedicano alle lotte di genere, portando quest'attività alla vasta comunictà educativa, e tutto questo si chiama politica. Per questo, con più forza voglio dire che: la rivoluzione sarà femminista o non sarà rivoluzione!