Donne e politica: le disuguaglianze strutturali della società turca

Articolo pubblicato il 16 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 16 febbraio 2016

In Turchia, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (l'AKP del presidente Erdogan) apre un capitolo incerto per i diritti civili e sociali delle donne turche. Seyma Gelen, femminista e ricercatrice all’Università libera di Bruxelles, interpreta gli ultimi risultati elettorali di novembre 2015 e parla a cafébabel del segreto della popolarità dell’AKP.

Seyma Gelen è ricercatrice in sociologia elettorale comparata a Bruxelles. Come poche altre studiose, Seyma riesce a combinare la coscienza di una donna europea e la sensibilità di una donna turca, per comprendere le prossime sfide e i lenti cambiamenti di questo sistema ancora ineguale. Cafébabel ha intervistato la giovane ricercatrice.

cafébabelCome è possibile evitare la scomparsa delle donne dal panorama politico turco? 

Seyma Gelen: Per evitare che le donne scompaiano dalle istituzioni legislative, bisognerebbe modificare la legge elettorale ed instaurare un sistema di quote per una loro rappresentazione più equa nelle liste elettorali. Ce ne sono poche tra i quadri e i dirigenti dei partiti, mentre ci sono molte attiviste che si impegnano per il successo dei rispettivi partiti. C’è da dire che l’assenza delle donne si fa notare anche nelle sfere dirigenziali dei partiti in Belgio. In Turchia, l’HDP (Partito democratico del popolo, n.d.r.) è il solo partito che abbia promosso attivamente la parità tra uomini e donne, ad ogni livello. Per quanto riguarda la società, la visione tradizionale dei ruoli di genere mantiene – direttamente e indirettamente – le donne nelle loro case. Questo spiega in parte la loro assenza in politica. Quando si dice alle donne che loro sono (e saranno) soprattutto madri, che non esistono molte strutture che si occupano della prima infanzia, si comprende meglio la loro assenza. Scrivere le leggi è un conto; avere un’attitudine conforme alle leggi un altro; applicarle è un’altra cosa ancora; e sensibilizzare la popolazione, soprattutto quella maschile, sulle questioni legate alla disuguaglianza, è un passo ulteriore.

cafébabel: Che tipo di misure sono state adottate?

Seyma Gelen: In Turchia, siamo rimasti essenzialmente fermi al livello formale dell'uguaglianza di fronte alla legge. Ci sono state delle campagne di sensibilizzazione per la scolarizzazione delle bambine, sostenute dalle organizzazioni femminili che sono sempre più attive. Ma c’è sempre questo divario tra l’uguaglianza secondo la legge, da una parte, e la mentalità e le pratiche sociali, ancora molto inique e a favore degli uomini, dall’altra. Alcuni provvedimenti e una nuova sensibilità sociale affrontano in maniera crescente la violenza sulle donne, ma la violenza domestica e gli stupri colpiscono ancora duramente le donne. Il confronto è sempre utile: ricordo che più di cento donne sono uccise ogni anno in Belgio, una cifra enorme. Come segnala Amnesty International nessuna società ne è immune. In Turchia sono morte 300 donne nel 2015! Tutti ricordano Ozgecan, 20 anni, assassinata selvaggiamente dall’autista di un autobus. Attenzione, in Turchia ci sono anche molte donne che si sono realizzate professionalmente: il 36% degli studenti universitari sono donne, così come il 30% dei medici e degli architetti e il 25% degli avvocati. Allo stesso modo esistono donne che spiccano per aver fatto carriera nel mondo finanziario. Possiamo anche aggiungere che la liberalizzazione dell’abbigliamento ha permesso alle donne che portano il velo islamico di poter accedere agli studi superiori e di lavorare. È un traguardo importante.

cafébabelQual è la sua opinione sulla campagna contro Erdogan "Noi voltiamo le spalle" (#BayanYanı, n.d.r.)? Crede che possa essere la scintilla di un impegno più profondo delle donne in politica?

Seyma Gelen: All’inizio si è trattato della reazione di un gruppo di donne, in disaccordo con certe posizioni del Presidente. Gli avevano dato le spalle durante una delle sue visite, prima delle elezioni del 7 giugno 2015. La risposta del Presidente a queste donne ha scatenato le reazioni su Twitter e l’hashtag #BayanYanı è diventato virale. Ma non penso che sia stata la scintilla di qualcosa di importante. Secondo me, si è trattato della reazione di una parte della società turca contro Erdogan. Questo ha mobilitato soprattutto le donne e le associazioni femministe, ed anche alcuni uomini. I sostenitori di Erdogan si sono schierati dalla sua parte: non c’è stata quindi una mobilitazione più larga di uomini e donne appartenenti ad ogni gruppo sociale. Come ho spiegato prima, la società turca è in maggioranza patriarcale e questi fatti non rappresentano un problema per gran parte della popolazione: si considerano più importanti le questioni legate all’economia e alla sicurezza.

cafébabelAl potere dal 2003, Erdogan è percepito dai suoi omologhi europei sempre di più come un presidente autocratico e intollerante. Pensa che si tratti di un problema di comunicazione politica, in particolare nei confronti delle donne di sinistra? O si tratta di un problema più strutturale? 

Seyma Gelen: Erdogan è percepito in funzione delle posizioni che si assumono nei confronti delle sue politiche. I Paesi europei condannano alcune delle sue politiche e lo giudicano quindi di conseguenza. Va sottolineato che non è percepito come «un presidente autocratico e intollerante» da tutti i cittadini turchi. Dipende. Non tutti sono interessati alle questioni della libertà d’espressione, della libertà di stampa, della condizione delle donne o dell’accentramento del potere. I risultati elettorali e l’attualità politica turca ci mostrano che c’è una polarizzazione della società turca, divisa tra pro-Erdogan e anti-Erdogan. Non vedo un cambiamento a breve termine. Qualunque cosa dica o faccia, Erdogan piacerà ad alcuni, che lo sosterranno, e non piacerà ad altri, che gli si opporranno. La tensione nella società diminuirà quando diminuirà la polarizzazione politica ma lo stato attuale delle cose ci mostra che questo non accadrà domani. 

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Puoi leggere la seconda parte dell’intervista (in inglese o francese): Donne e laicità: la lenta evoluzione della società turca.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Bruxelles