Donald Trump scompiglia le idee ai giovani europei?

Articolo pubblicato il 24 maggio 2016
Articolo pubblicato il 24 maggio 2016

Donald Trump dimostra che lo scherzo è durato fin troppo. Il miliardario, un tempo preso in giro anche in patria, oggi sembra avere ottime possibilità di ottenere la vittoria repubblicana, finendo per confermarsi come probabile candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Ma come percepiscono i giovani europei la sua irresistibile ascesa?

Il Boston Globe ha pubblicato lo scorso 9 aprile una falsa copertina  sulla quale troneggiava un Trump presidente degli Stati Uniti. Dopo mesi di running gag e una continua campagna di destabilizzazione (abilmente giostrata anche sul web) ci si rende tuttavia conto che lo scherzo è durato fin troppo, e ormai non è nemmeno più così divertente. Perché quasi sicuramente Donald Trump si aggiudicherà l’investitura repubblicana, concorrendo per le presidenziali e quindi con concrete possibilità di diventare il presidente della prima potenza mondiale.

Alcuni dati recenti dimostrano che "The Donald" sia da prendere molto sul serio.  In primo luogo per le sue vittorie nella corsa per l'investitura repubblicana, ma si può menzionare anche lo studio condotto da Five Thirty Eight, il quale dimostra come il livello di educazione degli elettori di Trump sia superiore alla media americana. Anche oltre oceano ormai il successo del magnate immobiliare ha smesso di far ridere e ormai l'ascesa di quest'uomo con la sua capigliatura da sushi al salmone fa anche paura. Per sapere come The Donald viene percepito dai giovani europei, abbiamo intervistato Michael (un professore inglese di 29 anni), Niccolò (25 anni, lavora per un grosso produttore di elettronica), l'italiana Martina (22 anni, studentessa di cinema) e infine Mia (liceale francese di 17 anni).

cafébabel: Secondo voi cosa non va in Donald Trump?

Michael: A parte la sua ignoranza, il suo utilizzo imprudente della retorica e il suo linguaggio semplicistico... Direi nient'altro. Sembra essere così popolare, soprattutto tra gli americani conservatori, quindi immagino che ciò dipenda dal pubblico a cui si fa riferimento.

Niccolò: Trump è assolutamente inadatto a governare un paese o un gruppo di persone che non faccia parte di una impresa. Perché? Perché dice (sfacciatamente) quello che pensa, senza peli sulla lingua. Crede di conoscere la verità suprema e non pensa troppo prima di parlare. Non è una persona che riflette e questa è proprio la qualità che un leader, e ancora di più il presidente degli Stati Uniti, deve assolutamente avere. 

Martina: è potenzialmente un futuro presidente razzista e macho che cerca di sedurre i suoi elettori puntando sulle tipiche paure e preoccupazioni americane riguardo il terrorismo.

Mia: Donald Trump vorrebbe vivere nel passato, all’epoca in cui tutti erano uguali e le differenze erano proibite. Pretende di sapere come far la felicità delle persone senza aver pronunciato nemmeno una volta le parole "accettazione" o "amore". Alcune delle sue idee sono un po’ estreme e ricordano forme di governo dittatoriali. Afferma di conoscere la situazione degli Stati Uniti, ma non è niente altre se non un miliardario molto influente. Non riesco perciò a capire come possa conoscere quale sia la situazione del suo paese. Non possiede il punto di vista di un americano medio. Penso che questo sia il suo più grande problema.

cafébabel: Allora perché, secondo voi, gli americani gli permettono di avere così tanto potere?

Michael: Parlando della sua popolarità, questa è probabilmente dovuta al fatto che le sue promesse hanno grande risonanza nella classe operaia media e conservatrice. Queste persone si sentono dimenticate o private dei loro diritti. Secondo loro Trump incarna l’onestà e l’anticonformismo, differenziandosi così dai governi precedenti.

Niccolò: Sinceramente non ho idea del perché gli diano così retta.

Martina: Li capisco, ma questo mi lascia un po’ perplessa, non lo accetto…

Mia: Se devo essere sincera sono sorpresa che gli americani diano così importanza a Donald Trump. Non ne capisco davvero il motivo. Può darsi che sia per via del fatto che negli Stati Uniti molti credono in un cristianesimo estremista e cercano di ritrovare uno stile di vita tradizionale dall’inizio del XX secolo. Per questo credono a quello che Trump dice.

cafébabel: Pensate che ci sia bisogno di fare show per farsi notare?

Michael: Una delle qualità principali dei grandi dirigenti è senza dubbio il carisma. Specialmente negli Stati Uniti, dove l’immagine politica viene molto più curata. La capigliatura di Trump ne è un esempio.

Niccolò: Essere uno showman aiuta sicuramente a prendere voti: le persone hanno bisogno di qualcuno che non si faccia problemi a parlare in pubblico e che proponga cose nuove. C’è una frase che rappresenta molto bene la classe media: «Il popolo è figlio del pensiero altrui». Proprio per questo molti tendono ad ascoltare qualcuno che ha qualcosa da dire, soprattutto se questo qualcuno riesce a esprimersi in maniera accattivante e coinvolgente, esattamente come uno showman. Ma non credo che l’aria da tribuno con la quale Trump si pone sia efficace, perché non trasmette né serenità né sincerità, ovvero quello di cui abbiamo tutti bisogno. 

Martina: Assolutamente no. Gli americani dovrebbero poter scegliere il proprio Presidente in funzione della sua onestà, razionalità, intelligenza, decenza e soprattutto umiltà.

Mia: Penso che per vincere le elezioni presidenziali un candidato debba essere cosciente che la promozione del suo programma è fondamentale. Per questo credo che un candidato debba fare anche un po' di show per ottenere voti.

cafébabel: Se venisse eletto, come cambierebbe secondo voi la politica estera europea? Pensate che la politica di Trump causerà un "effetto valanga" in Europa?

Michael: Non so come evolveranno le cose, ma l’Unione Europea e ogni altro paese dovrebbero rivalutare i loro rapporti con gli Stati Uniti, confrontandosi con paesi come la Cina e altre potenze mondiali. Specialmente in materia di commercio e difesa. I leader populisti come Trump riappaiono di tanto in tanto, soprattutto in tempi di crisi economica o sociale. Per esempio, questo potrebbe essere il caso di Francia, Germania e Austria… Ma nella maggior parte dei paesi europei il sistema del multipartitismo frena l’ascesa dei partiti populisti. Pertanto essi rimangono un "fuoco di paglia", attraendo in maniera limitata solo il pubblico che rientra nel loro target. Proprio come ciò che ha fatto David Cameron con il Partito per l'Indipendenza del Regno Unito (UKIP).

Niccolò: Penso che la politica estera europea non cambierà così tanto. Spero solamente che l’Europa non si faccia influenzare dalle sue idee.

Mia: Se Donald Trump diventasse il Presidente degli Stati Uniti potrebbe effettivamente mettere in discussione la politica europea. Il Nord-America ha già molta influenza sull’Europa.  Alcune leggi proposte da Trump  potrebbero avere delle ripercussioni su di noi.

cafébabel: Quale sarebbe la strategia migliore per mettere al muro Donald Trump?

Michael: Accontentiamoci di lasciarlo parlare.

Niccolò: È agile come una scimmia nel muoversi. E noi siamo le liane.

Martina: Trump,  una bandiera che sventola? (cfr. la sua discutibile capigliatura)

Mia: Non voglio ridicolizzare Trump. Non credo egli sia importante. Vorrei giusto sottolineare che è strano che un figlio di immigrati (madre scozzese e nonni paterni tedeschi,n.d.r.) voglia scacciare gli immigrati dagli Stati Uniti.

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Opinioni raccolte da Cécile Vergnat