Donald Trump non è più solo uno scherzo

Articolo pubblicato il 10 novembre 2016
Articolo pubblicato il 10 novembre 2016

I vaneggiamenti di Donald Trump sono ormai diventati realtà. Da 24 ore l'Europa ha scoperto che sarebbe stato lui a guidare gli Stati Uniti per i prossimi quattro anni. Se i sondaggi davano Hillary Clinton in largo vantaggio, i risultati riflettono una vittoria che interesserà non solo gli Stati Uniti, ma il resto del mondo.

I fatti non contano più

La verità è ormai così poco apprezzata che quello che era una volta il "sistema aureo" del dibattito politico è ora una moneta senza valore. Come si è arrivati ad uno stato di massa fatto di coscienze alterate, come previsto da George Orwell in 1984? Non è Trump il creatore di un frenetico desiderio di fuggire dalla realtà. Lui ne è la manifestazione. Non ho idea di come questo processo  possa anche solo iniziare ad essere invertito , nè di come le generazioni allevate e annebbiate da Internet possano essere portate invece a venerare fatti dimostrabili invece di bugie che rinforzano qualunque "verità" essi abbiano scelto. 

The Independent, Regno Unito, 9/11/16

La diga della xenofobia si è rotta

È sempre più chiaro che il mondo occidentale ne ha avuto abbastanza di essere amichevole e aperto nei confronti di chi ha bisogno di aiuto e degli stranieri in mezzo a loro. Ne è prova la crescente popolarità degli estremisti di destra in Europa. La Brexit poi, che è stata guidata principalmente dal desiderio di sbarazzarsi degli immigrati nel Regno Unito, ne è la conferma ufficiale. E l'elezione di Donald Trump è il culmine di questa radicale intolleranza. Sentimenti come misoginia, razzismo, aggressività verso i migranti e sostegno a Putin, propagati dall'uomo che sarà il Presidente del paese più potente su questo pianeta, sono valori che tutti coloro che li avevano in passato onorati in segreto possono ora mostrare apertamente. Questo è il fulcro del disastro che seguirà.

România Liberă, Romania, 9/11/16

Il costo di una politica incauta 

Il costo politico di questi sviluppi è stata la progressiva erosione dei salari dei lavoratori e , di conseguenza, il marcato aumento della disuguaglianza. In ultima analisi, la Federal Reserve ha vinto la sua guerra ventennale sull'inflazione, ma al costo di una maggiore disuguaglianza sociale, questione che sarebbe comunque tornata a dominare questa campagna presidenziale. L'indebolimento del lavoro americano e della piccola borghesia non era una conseguenza non voluta della politica, anzi ne era proprio l'obiettivo, e ora l'America sta pagando per questo. Questo è quello che è successo negli Stati Uniti ed è ciò che sta dietro a questo risultato elettorale.

The Irish Independent, Ireland, 9/11/16

Obama è in parte colpevole?

È legittimo chiedersi se il governo di Obama può aiutare a chiarire come mai questo nuovo ciclo della politica statunitense sta cominciando con un'America così divisa. Diverse analisi condotte negli Stati Uniti hanno avanzato l'ipotesi che Obama stesso abbia creato il substrato per l'ascesa di Trump. Obama ha forse minimizzato i problemi di quella parte di America bianca e conservatrice e dei bianchi senza una formazione universitaria, o addirittura sacrificato questi gruppi in favore delle minoranze? È Obama a dover essere incolpato per questa America distrutta? In fin dei conti, egli è responsabile degli ultimi otto anni di governo. Il mondo non finirà con questa vittoria di Trump in "stile Brexit", ma probabilmente diventerà un posto peggiore.

Jornal de Negócios, Portogallo, 8/11/16

Questa America non sarà di nuovo grande 

Un paese diviso difficilmente può essere grande.  E l'America rimarrà divisa fino al punto in cui un decimo della popolazione continuerà ad accumulare ricchezza, mentre le code di chi dipende dai buoni pasto cresceranno sempre di più perché nel Paese più ricco del mondo la gente non riesce ad arrivare a fine mese. Dopo queste elezioni l'unica superpotenza del mondo si concentrerà ancor più su stessa. Per gli Stati Uniti il resto del pianeta diventerà un luogo dove mantenere svogliatamente vecchie alleanze, o addirittura dove mostrare i muscoli solo per distogliere l'attenzione dai problemi interni. Entrambe le prospettive non sono esattamente incoraggianti. 

Právo, Repubblica Ceca, ​9/11/16

Combattere la paura e la rabbia

Le paure dell'uomo bianco semplice, che è condannato a diventare una minoranza entro la metà di questo secolo, riflettono i timori di uno "scambio enorme di popolazione" , cosa che i populisti stanno sfruttando in Europa. Come Donald Trump è stato in grado di convincere la gente che aveva smesso di votare di ritornare alle urne, così Marine Le Pen è in procinto di svegliare una Francia silente. E che sia ben chiaro: in America, come in Francia e Germania, il neoeletto leader avrà bisogno di un eccezionale forza di volontà e enorme fondatezza per superare i germi di disgregazione che sono ora saldamente ancorati nelle nostre società, rappresentati dal multiculturalismo e dal comunitarismo.

 Les Echos, Francia, 9/11/16

Gli Stati Uniti stanno per sprecare quattro anni 

La politica americana sta raccogliendo ciò che è stato seminato anni fa. La spaccatura tra i repubblicani e democratici è cresciuta negli ultimi anni. È necessaria una nuova cultura politica per riconciliare l'America proprio con i suoi rappresentanti politici e con se stessa. È difficile vedere Donald Trump come la figura conciliante che può risollevare la politica americana dalla sua miseria. C'è un'alta probabilità che per gli Stati Uniti saranno quattro anni persi. Il Paese ha raggiunto la fine di un ciclo politico, e chi governa deve avere il coraggio di cambiarne la struttura. Il sistema bipartitico è completamente superato: il partito repubblicano è sempre più un melting pot di tutti i tipi di tendenze di estrema destra, ben lontane dal tradizionale conservatorismo, mentre il partito democratico è dominato da pochi grandi dinastie che non permettono un rinnovamento. 

De Tijd, Belgio, 9/11/16

Guerre commerciali e minacce alla sicurezza

Il candidato repubblicano ha contraddetto se stesso e cambiato posizione così spesso che non si sa cosa aspettarsi dal suo mandato. Ma se si guarda alle dichiarazioni che ha rilasciato più clamorosamente, il suo mandato vorrà dire soprattutto quanto segue: le basi del libero commercio internazionale saranno indebolite a favore del protezionismo economico. Trump ha manifestato la sua disponibilità a rinegoziare i termini dei trattati, e questo non riguarderebbe solo la zona di libero scambio con il Canada e Messico. Egli ha proposto alti dazi sulle merci provenienti al Messico (35%) e (soprattutto) dalla Cina (45 %). Inutile dirlo, questo potrebbe portare a guerre commerciali globali. Inoltre, la garanzia di sicurezza statunitense in Europa verrebbe decisamente annacquata. In linea con il suo motto "America First", Trump intende concentrarsi anzitutto sugli interessi del proprio Paese.

Gazeta Wyborcza, Polonia 9/11/16

Tempi gelidi

Coloro che annunciano la possibilità di una nuova guerra fredda stanno trascurando il fatto che essa è già iniziata da molto tempo, ma seguendo un copione diverso dagli anni cinquanta. Il mondo non darà al nuovo governo della Casa Bianca una pausa di 100 giorni. La Russia sta dimostrando in Ucraina orientale e in Siria come la fase di agitazione paralizzante che circonda l'elezione e il cambiamento del governo negli Stati Uniti possano essere utilizzati per presentarsi al mondo con qualche fatto compiuto. Anche la Turchia, partner Nato, sta mandando segnali contraddittori in tutte le direzioni. Gli europei sono senza fiato, e avrebbero dovuto realizzare molto prima che i tempi dell'Europa come prima strategia americana sono finiti, che la Russia sta testando continuamente l'Occidente, oggi in Europa orientale, domani sul Mar Nero e che, in poche parole, l'Alleanza Atlantica manca di una strategia di contenimento sostenibile.

Die Welt, Germania, 09/11/16

Presidente degli Stati Uniti, non un autocrate 

È il capo del ramo esecutivo, il "capo del governo" in senso europeo. Quindi, quando gli americani parlano di "governo", essi intendono tutti quelli che fanno politica "a Washington", il ché significa il presidente più il Congresso. Visto da questa prospettiva, il governo americano comprende non solo il Presidente (e la sua amministrazione), ma anche altre 535 persone che governano il Paese, vale a dire i membri della Camera dei rappresentanti e del Senato. Di conseguenza, il politico in teoria più potente del mondo deve condividere il potere con uno dei parlamenti più potenti del mondo. Le forze politiche si tengono reciprocamente in scacco (pesi e contrappesi). Il Presidente non sarà in grado di aggirare il Congresso o il sistema giudiziario. 

Salzburger Nachrichten, Austria  9/11/16

_

30 Paesi, 300 mezzi di comunicazione, una rassegna stampa.

La rassegna stampa euro|topics ci mostra i temi che attraversano l'Europa, per riflettere un panorama variegato di opinioni e di idee.