Don Pasta: confit di cultura all’italiana, con sugo tolosano

Articolo pubblicato il 04 giugno 2010
Articolo pubblicato il 04 giugno 2010
Daniele de Michele, alias Don Pasta è originario del Salento ed oggi vive a Tolosa, nel sud della Francia. Chef in cucina e direttore d’orchestra, è allo stesso tempo DJ, gastronomo, economista, ecologista… Il suo lavoro: mixare gli ingredienti, la musica e le culture da una parte all’altra delle Alpi.

Poco dopo mezzogiorno, in un auditorium un po’ vuoto, Daniele di Michele alias Don Pasta è seduto in un bar all’aperto abbastanza chic. È venuto senza le sue pentole, ma parlare con lui, è come mangiare un ottimo pasto. Come antipasto, parliamo delle specialità della Franche-Comté, regione francese al confine con la Svizzera. L’idea di una salsiccia di Morteau alla cancoillotte attira l’attenzione di questo «drogato del comté» (un formaggio dell'omonima regione). Segue il piatto principale, molto saporito: la vita e le opere di questo italiano del Salento, che ama la musica, la cucina e la Francia. Ma prima di arrivarci, ci sciogliamo davanti al dessert, una vera delizia: Don Pasta parla francese, ad un incredibile velocità, con un accento italiano abbastanza marcato, e qua e là l’intonazione tolosana…

Don Pasta, lo chef dei mix e dei mélanges

La tournée di Don Pasta nella Penisola, con la sua troupe franco-italiana al seguito

Il personaggio di Don Pasta è l’incarnazione del mélange. È ancora Daniele, quando inizia la sua carriera mixando della musica in Italia, prima di partire per tre anni a Parigi, alla fine degli anni '90. Studente Erasmus di giorno, DJ di notte, dalla Guinguette Pirate alla Favela Chic, è alla fine nel cuore di Montmartre che scopre la sua vocazione: mescolare la musica, la cucina e le culture: «Lavoravo in un bar senegalese, il Jungle Montmartre a Parigi. Si tratta di un luogo emblematico dell’incrocio fra le varie culture. «C’erano dei senegalesi, persone provenienti da vari luoghi e c’ero io, un italiano che mixava del funk, del reggae, della soul!», ci dice, prima di raccontarci un aneddoto che ha sicuramente dovuto ripetere migliaia di volte, senza pertanto perdere l’entusiasmo: «Una sera, erano le due di notte, la serata stava terminando e quelli che restavano mi hanno rinchiuso in cucina. Mi hanno chiesto di cucinare della pasta per tutto il team. Con il passare del tempo, è diventata un’abitudine. È in quel momento che mi hanno soprannominato Don Pasta, e ho conservato il soprannome». Sempre nello stesso luogo hanno preso vita i suoi futuri progetti. Food Sound System, In the Food for Love, Cook and Roll Circus : un libro, due spettacoli-performance, un libretto di ricette, di storie e di musica: « Nel Salento, quando si augura il benvenuto a qualcuno, gli si offre da mangiare… Un pasto molto ricco! Tutto avviene attraverso e dentro la cucina, è una specie di luogo d’incontro culturale. E spesso quando si cucina, che ciò avvenga in Francia o in Italia o in altri luoghi, si ascolta della musica, alcune canzoni possono anche ricordarci ciò che abbiamo mangiato. È questo ciò che volevo condividere».

Pasta con sugo multirazziale e antirazzista

Don Pasta è diventato allo stesso tempo capo cuoco e direttore d’orchestra. Con il suo team franco-italiano del Cook and Roll Circus, ha percorso lo Stivale in lungo e largo nella primavera di quest’anno. Uno show articolato, in scena, intorno a ciò che sa fare di meglio: la pasta. Condivide con il pubblico il suo piatto favorito: la pasta fatta in casa al sugo "multirazziale e antirazzista". «È un sugo molto speziato, cosa che non si fa molto spesso in Italia, eccetto in Sicilia, - ci spiega Don Pasta. - È proprio questo che trovo interessante, dato che l’uso di spezie è il frutto delle influenze arabe che sono diventate poco a poco parte del patrimonio culturale e gastronomico dell’isola». Profondamente ispirato dalla cucina italiana, Don Pasta crede fermamente che il modo per conservare le tradizioni risieda nei mélanges: «È l’origine di tutte le tradizioni gastronomiche, un piatto è sempre frutto di una dinamica, e difendo queste tradizioni facendo delle polpette speziate».

Grandi cause e dolce farniente

Tra l'ozio e l'impegnoDon Pasta è inoltre un forte difensore del controllo della produzione per ottenere dei buoni ingredienti: «La provenienza dei prodotti è essenziale, - si entusiasma. - Per esempio, spiego sul palco che la passata di pomodoro deve essere fatta in agosto. Rispettare le stagioni è alla base della buona cucina». Si preoccupa inoltre dell’introduzione degli OGM e degli obblighi che condizionano le filiali agricole a scapito dell'ecologia: «È l’inizio di una catastrofe culturale, ed è per questo motivo che effettuo inoltre un lavoro di sensibilizzazione sulla qualità dei prodotti». L’altra catastrofe culturale, secondo lui, è quella che sta attraversando l’Italia: «Il mio percorso è l’esempio di una credibilità guadagnata in Francia, partendo da un’intuizione che non è per niente francese». Ci racconta come i suoi progetti hanno rapidamente trovato eco e l’appoggio della regione Midi Pyrénées e della città di Tolosa, mentre in Italia persistono «delle pessime abitudini di assenza di trasparenza nella scelta dei progetti. Uno dei motivi per cui il paese si trova in uno stato abbastanza tragico».

Ma anche se ormai ha messo radici in Francia, l’anima di Don Pasta è sempre in Italia. Dopo aver terminato la tournée del Cook and Roll Circus, continua ad animare eventi negli immobili occupati di Roma, in cui fa montare sul palco dei produttori agricoli italiani per difendere l’agricoltura del paese, il suo territorio e il suo patrimonio culturale e gastronomico. Ma anche per alimentare questo stile di vita degli italiani che piace tanto ai francesi, ci dice, quel «dolce farniente», la cui ricetta segreta è a base d'«otium», preziosamente conservata da secoli nella Penisola.

Foto: Luca Innocenzi/flickr