Diventare veterinari in Belgio? Costa meno

Articolo pubblicato il 12 novembre 2009
Articolo pubblicato il 12 novembre 2009
Per diventare veterinari, molti stranieri tentano la fortuna in Belgio: attirati da un costo della vita inferiore e una formazione universitaria meno selettiva, in molti studiano due delle sette materie ufficialmente regolate dall’Unione europea in Belgio, che nel 2006 era il settimo paese d’Europa per numero di studenti stranieri.

Si dice ci siano dieci milioni di cani in Francia, il che richiede un gran numero di veterinari

Senza tanta sorpresa, gran parte degli studenti stranieri vengono dai paesi limitrofi, Francia e Paesi Bassi, per studiare in Belgio nella loro lingua madre. Le statistiche dell'Unesco mostrano che, nel 2006, quasi il 59% degli studenti era di lingua francese, mentre il 12% di lingua tedesca (il tedesco è la terza lingua del paese). «Una delle ragioni che spingono a venire in Belgio è la facilità con cui si supera l'esame d'ingresso alla scuola di veterinaria!», dice Eve, 21 anni; secondo l'Associazione Europea degli Istituti per l'Istruzione Veterinaria (European Association of Establishments for Veterinary Education), nella gran parte dei paesi dell'Europa occidentale, oltre il 90% degli studenti in veterinaria sono donne. «Tornare in Francia con un diploma di maturità spesso basta per accedere all'università». Rimane però il problema dei corsi a numero chiuso: in ambiti quali medicina, odontoiatria, farmacia, economia e giurisprudenza, l'accesso è limitato al 25% tra i migliori studenti diplomati. La medicina veterinaria è molto popolare e redditizia in Francia. Esistono solamente quattro scuole, alle quali si accede superando un concorso molto duro. Si dice ci siano dieci milioni di cani in Francia, il che richiede un gran numero di veterinari professionisti.

(Foto da pj_in_oz/ flickr.com/photos/pj_in_oz/)Nel Nord del Belgio, le Fiandre di lingua olandese, la scienza medica è un ambito popolare, dice Eske, un giovane studente del corso di laurea specialistica alla Ghent University, proveniente da Breda, nel Sud dei Paesi Bassi. «Solo un numero limitato può iscriversi, ma da noi non c’è niente di simile». E la tensione fra studenti fiamminghi e studenti olandesi è ai blocchi di partenza. Secondo Eske, vale la pena studiare qualche chilometro lontano da casa, perché le tasse universitarie in Belgio sono tre volte più basse rispetto alla media. «Nei Paesi Bassi, gli studenti pagano 1.600 euro a semestre. In Belgio solamente 550 euro - dice Eske - ma quelle poche centinaia di euro non contano veramente quanto si può pensare». L’alloggio è una questione ben più importante, ed è un punto in più in Belgio; nei Paesi Bassi è quasi impossibile trovare una stanza decente ad un prezzo abbordabile, mentre a Ghent c’è maggiore scelta e a prezzi più economici.

Un’altra ragione per andare in Belgio finora è stato l’accesso allo studio gratuito. Ma tornando indietro al 2006, in Vallonia, la zona del Belgio di lingua francese, le quote limitavano il numero di studenti stranieri al 30% nei sette ambiti regolati dall’Ue, soprattutto per preservare il numero di specialisti nativi del Belgio. Le autorità austriache fecero una cosa simile nel 2005, ammettendo solamente i non-austriaci che potessero dimostrare di essere idonei ad un lavoro equivalente nel loro paese di provenienza. Per i cittadini locali bastava un diploma di istruzione secondaria. In entrambi i paesi gli studenti manifestarono contro questi regolamenti. La commissione scolastica, temendo di perdere forza lavoro, appoggiò gli studenti. Nel 2007, l’Unione Europea ha imposto a entrambi i paesi di cancellare la normative. 1-0 per la mobilità degli studenti!