Dispute Over Europe: quale futuro per l’Europa? 

Articolo pubblicato il 10 maggio 2014
Articolo pubblicato il 10 maggio 2014

Cosa accade quando gli intellettuali discutono sul futuro dell'Europa? Si può imparare tantissimo – sulla storia, sulle premesse culturali e sulle complicazioni politiche. Soltanto sul futuro dell'Europa non si apprende nulla. "A Dispute over Europe" ci insegna innanzitutto una cosa: discutere è importante, ma non è certo la via maestra verso il futuro dell'Europa.

"L'Eu­ro­pa è la mi­glio­re of­fer­ta. Se fossi po­ve­ro, ma aves­si buon­sen­so, il luogo dove più d'o­gni altro vor­rei vi­ve­re sa­reb­be l'Eu­ro­pa." Lo scrit­to­re Peter Schnei­der sin­te­tiz­za ciò che la mag­gior parte degli eu­ro­pei pensa: c'è un luogo abi­ta­bi­le che sia mi­glio­re di que­sto "bi­tor­zo­lu­to naso del con­ti­nen­te eu­ra­sia­ti­co" (Paul Va­lé­ry), retto dal­l'e­co­no­mia so­cia­le di mer­ca­to e da un co­mu­ne si­ste­ma di va­lo­ri, dove le reti so­cia­li si in­fit­ti­sco­no e la di­ver­si­tà viene ce­le­bra­ta? Per non par­la­re del Con­trat­to so­cia­le, delle scien­ze esat­te, del ra­zio­na­li­smo, di Aris­to­te­le, Pla­tone, Vol­taire, Nietz­sche, Locke, Hume, Rous­seau, Hegel e Mon­tai­gne! Nel XXI se­co­lo, tut­ta­via, qual­co­sa di quel­lo smal­to eu­ro­peo sta sva­nen­do. Cosa viene dopo "il mi­ti­co trion­fo degli anni del cam­bia­men­to" e  la fu­ga­ce "ubria­ca­tu­ra del­l'e­sten­sio­ne della Nato ai paesi del­l'E­st"?

il ger­mo­glio pe­ri­pa­te­ti­co del­l'eu­ro­pa in­tel­let­tua­le

I punti di par­ten­za di qual­sia­si di­bat­ti­to in­tel­let­tual­men­te pre­gnan­te sul­l'Eu­ro­pa sono noti: l'ar­te, la cul­tu­ra! L'uni­ver­sa­li­tà dei va­lo­ri! I volti ora eu­fo­ri­ci ora pro­fon­da­men­te ad­do­lo­ra­ti! Con que­sta gran quan­ti­tà di co­no­scen­za sto­ri­ca, cul­tu­ra­le e so­cia­le, pare pro­prio che l'Eu­ro­pa del XXI se­co­lo non possa far altro che scam­par­la per l'en­ne­si­ma volta. Esat­ta­men­te, come do­vreb­be ac­ca­de­re que­sta ri­pre­sa? Ini­zia­mo pro­prio da So­crate e Pla­tone, dalla cul­tu­ra pe­ri­pa­te­ti­ca del dia­lo­go e, con essa, dal ger­mo­glio del­l'Eu­ro­pa in­tel­let­tua­le. Que­sto o qual­co­sa di si­mi­le po­treb­be­ro aver pen­sa­to gli or­ga­niz­za­to­ri della di­scus­sio­ne di grup­po A Dis­pu­te over Eu­ro­pe, quan­do hanno de­ci­so di im­pie­ga­re un in­te­ro po­me­rig­gio, il 2 mag­gio 2014 a Ber­li­no, a di­scu­te­re sul­l'Eu­ro­pa.

Que­sto è, per molti versi, de­ci­sa­men­te in­te­res­san­te e so­prat­tut­to il­lu­mi­nan­te, per quan­to ri­guar­da le cor­re­la­zio­ni sto­ri­co-cul­tu­ra­li. Quan­do un gran­de in­tel­let­tua­le te­de­sco come il do­cen­te di sto­ria, non­ché sag­gi­sta,  Karl Schlö­gel si fa ti­mi­da­men­te ri­co­no­sce­re come "un ro­man­ti­co eu­ro­peo", al­lo­ra si po­treb­be ad­di­rit­tu­ra di­ven­ta­re un po­chi­no sen­ti­men­ta­li. Il suo in­ter­lo­cu­to­re, il fi­lo­so­fo bul­ga­ro Ivan Kras­t­ev, ri­bat­te con di­ver­ten­ti un­der­state­ment e ve­ri­tà dif­fi­ci­li da di­ge­ri­re: "in Eu­ro­pa siamo de­ci­sa­men­te or­go­glio­si di es­se­re fuori dal­l'or­di­na­rio. Que­sto è certo ca­ri­no, ma anche non così lon­ta­no da una fin­zio­ne da museo". Il "cauto pro­gre­di­re e l'in­ces­san­te co­strui­re“ di Casa Eu­ro­pa, che Karl Schlö­gel pro­po­ne con be­ne­du­ca­ta ma­nie­ra ac­ca­de­mi­ca, non è suf­fi­cien­te per Kra­stev: "Non basta es­se­re un buon ma­na­ger. Bi­so­gna anche es­se­re pron­ti a mo­ri­re per il pro­prio stato."

mul­ti­cul­tu­ra­li­tà ver­sus ex­port dei va­lo­ri?

Non c'è da stu­pir­si, dun­que, che l'Eu­ro­pa ne esca fuori con un'im­ma­gi­ne così gri­gia e pre­ca­ria: essa sa­reb­be ca­ren­te del san­gue guer­re­sco dei se­co­li pre­ce­den­ti. Que­sto non si può certo so­ste­ne­re del fi­lo­so­fo fran­ce­se Ca­mil­le de To­le­do. Men­tre la sua in­ter­lo­cu­tri­ce Necla Kelek tesse le lodi della "li­ber­tà d'o­pi­nio­ne, au­to­de­ter­mi­na­zio­ne e in­di­pen­den­za" eu­ro­pea, To­le­do non sop­por­ta l'au­to­com­pia­ci­men­to ti­pi­ca­men­te eu­ro­peo: "nella co­stru­zio­ne del­l'Eu­ro­pa, trop­po spes­so si guar­da al pas­sa­to. Che cosa ne di­re­ste del fu­tu­ro?". Suc­ces­si­va­men­te vo­la­no anche i piat­ti, quan­do Kelek chie­de a gran voce di re­spin­ge­re la po­li­ti­ca mul­ti­cul­tu­ra­le e di espor­ta­re l'i­dea eu­ro­pea di li­ber­tà in altre na­zio­ni. De To­le­do pre­fe­ri­sce par­la­re di "tra­du­zio­ne dei va­lo­ri fon­da­men­ta­li" e non ha al­cu­na com­pren­sio­ne per i bom­bar­da­men­ti di va­lo­ri eu­ro­cen­tri­ci.

Quan­do alla fine lo scrit­to­re H.​C.​Buch e il pub­bli­ci­sta Tho­mas Rietz­schel si de­di­ca­no a  Rous­seau, al­l'Il­lu­mi­ni­smo e ai pen­sie­ri de­mo­cra­ti­ci, al­lo­ra il di­bat­ti­to sul­l'Eu­ro­pa è de­fi­ni­ti­va­men­te ap­pro­da­to alla torre d'a­vo­rio in­tel­let­tua­le. Men­tre Rietz­schel ma­le­di­ce la clas­se po­li­ti­ca e fla­gel­la l'UE de­fi­nen­do­la un "im­pe­ro po­li­ti­co pieno di cavie per i po­li­ti­ci eu­ro­pei", Buch re­spin­ge qual­sia­si pos­si­bi­li­tà di un ri­tor­no alla de­mo­cra­zia di­ret­ta e ri­cor­da al­l'at­ten­to udi­to­rio, che "i no­stri pro­ble­mi sono noc­cio­li­ne se pa­ra­go­na­ti a quel­li delle altre re­gio­ni del mondo". Cir­co­stan­ze post­de­mo­cra­ti­che e de­ca­den­za apo­li­ti­ca ovun­que? In quale di­re­zio­ne l'Eu­ro­pa do­vreb­be orien­tar­si - o es­se­re orien­ta­ta -  non è molto chia­ro, anche dopo lun­ghe ore di ana­li­si delle cor­re­la­zio­ni e dei con­te­sti sto­ri­ci, po­li­ti­ci e fi­lo­so­fi­ci. 

"in ucrai­na la guer­ra la fa da pa­dro­ne"

Quan­do, verso sera, si pone in­fi­ne sotto esame la si­tua­zio­ne d'e­mer­gen­za in Ucrai­na, la luce al fondo del tun­nel Eu­ro­pa si spe­gne de­fi­ni­ti­va­men­te. Lo scrit­to­re e tra­dut­to­re ucrai­no Jurko Pro­chas­ko apre la di­scus­sio­ne con un colpo di scena, che scuo­te le re­go­le del no­stro di­bat­ti­to po­li­ti­co: "dob­bia­mo smet­te­re di par­la­re di una 'cri­si ucrai­na'. Non il­lu­dia­mo­ci: in Ucrai­na la guer­ra la fa da pa­dro­ne". La do­man­da è come la na­zio­ne, sul banco di prova tra orien­te e oc­ci­den­te, possa es­se­re sal­va­ta. Jakob Aug­stein, edi­to­re e ca­po­re­dat­to­re del Frei­tag, ri­ve­la la cul­tu­ra eu­ro­pea del di­bat­ti­to a sé stes­sa: "do­vrem­mo smet­te­re di pen­sa­re di avere una ri­spo­sta a tutto. Nel caso del­l'U­crai­na, l'Oc­ci­den­te non ha al­cu­na ri­spo­sta."

Dal­l'U­crai­na all'Eu­ro­pa unita il passo è breve. Fu­tu­ro sì, ma quale? Il sa­pe­re di fondo sto­ri­co, po­li­ti­co, fi­lo­so­fi­co e cul­tu­ra­le è cer­ta­men­te utile nel ri­spon­de­re a que­sta do­man­da. Non per nulla l'"Eu­ro­pa pen­sa­ta" ha una tra­di­zio­ne così lunga e ricca di in­flus­si. Tut­ta­via, per dare vita a un pro­get­to ca­pa­ce di esprimere un fu­tu­ro, che tenga conto di tutte le anime della po­po­la­zio­ne eu­ro­pea e non resti im­pi­glia­to nella torre dei pen­sa­to­ri, l' "Eu­ro­pa vis­su­ta" non va di­men­ti­ca­ta per nes­su­na ra­gio­ne - anche se, con­fron­ta­ta con le di­scus­sio­ni in­tel­let­tua­li, forse sem­bra un po' trop­po sem­pli­ciot­ta.   

CA­FÉ­BA­BEL BER­LIN STREI­TET ÜBER EU­RO­PA

Ca­fé­ba­bel Ber­lin è part­ner uf­fi­cia­le di  A Dis­pu­te over Eu­ro­pe. A par­ti­re dal 2 Mag­gio 2014 po­te­te leg­ge­re qui al­cu­ne no­ti­zie e in­ter­vi­ste con co­lo­ro che hanno par­te­ci­pa­to alla di­scus­sio­ne. Mag­gio­ri ag­gior­na­men­ti su Face­book e Twit­ter