Disoccupazione giovanile: ora o mai più

Articolo pubblicato il 13 settembre 2013
Articolo pubblicato il 13 settembre 2013

Con più di 5,5 milioni di giovani under 25 senza lavoro nell'UE, crescono le preoccupazioni per la disoccupazione giovanile. Le ripercussioni politiche e sociali di questo dramma hanno già profondamente marcato il futuro economico, sociale e politico dell'Europa. 

Sembra che tutti i leader politici siano d'accordo sulla gravità del problema della disoccupazione giovanile. Sono stati pronunciati grandi discorsi strabordanti di statistiche, ma le azioni concrete si sono intraviste solo di rado. La critica più aspra contro l’inazione politica in Europa arriva proprio dalla stessa UE. Lo scorso gennaio, durante un discorso al Parlamento europeo, il Commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, László Andor, ha esortato a smettere di piangere "lacrime coccodrillo" sulla questione dell'impiego giovanile. Allo stesso modo, a maggio, durante un discorso al Consiglio europeo, il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha dichiarato che "dobbiamo riconoscere, se non altro, che il tema dei giovani disoccupati è almeno tanto importante quanto quello del salvataggio delle banche". 

buco nell'ACQUA

Gli inviti ripetuti a intraprendere un'azione radicale, organizzata e congiunta sulla questione si sono rivelati un buco nell'acqua. I miliardi di euro, destinati all'"iniziativa per l'occupazione giovanile" lo scorso febbraio, hanno deluso le aspettative di molti partner sociali dell'UE, così come quelle dei giovani europei. 

L'atteso Consiglio europeo del 27-28 giugno, che prometteva di affrontare la questione della disoccupazione giovanile come una priorità, è riuscito solo a "concentrare" il totale dei fondi esistenti nel periodo 2014-2016. Gli Stati membri hanno dichiarato che, una volta esaurita questa somma, cercheranno di "racimolare" i fondi che saranno avanzati qua e là. Piccoli passi avanti, che sembrano però più mediocri che rivoluzionariIl vertice sulla disoccupazione giovanile organizzato da Angela Merkel a inizio luglio, è servito solo a calmare questo senso di inefficacia. La Cancelliera ha affermato che ciascun governo è responsabile per aver diminuito gli sforzi e ha proposto di investire  8 miliardi di euro nel 2014. "Al prossimo incontro dovremo registrare dei progressi", ha dichiarato. In altre parole, questo vertice non è stato altro che un invito a organizzare un ulteriore incontro. Gli unici giovani che finora hanno beneficiato del meeting di luglio, sono coloro che hanno lavorato negli hotel a cinque stelle in giro per Berlino, ammesso che i leader europei abbiano lasciato la mancia.

È già passato un anno da quando l'OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) aveva invitato a raccogliere fondi di investimento per 21 miliardi di euro come garanzia per i giovani. Al tempo, questa presa di posizione aveva subito trovato il supporto di numerose organizzazioni della società civile. Eppure, mantenere  questa promessa si sta rivelando un’azione più difficile rispetto al salvataggio delle banche.

RACIMOLARE LE MONETINE

Mentre si racimolano monetine a livello europeo e nei vari ministeri dell'Economia, gli istituti di ricerca hanno già iniziato a esaminare quali potrebbero essere gli effetti dei cinque anni di aumento della disoccupazione giovanile. Le conseguenze di questa piaga sono tanto diverse quanto le sue cause, ma  sono già emerse alcune tendenze generali.

La povertà è cresciuta stabilmente in Europa dal 2010. Nel 2011circa il 30% dei giovani europei era  a rischio di povertà o di esclusione sociale, rispetto al 24.2% della popolazione generale. C'è poi il problema della coesione sociale. A giugno, l'OIL ha pubblicato un'indagine sul mondo del lavoro che ha evidenziato come il rischio di disordini sociali in Europa sia aumentato: si è passati dal 34% del 2006 al 46% del 2012. Il malcontento popolare si può manifestare in diversi modi e anche se gli scioperi, le proteste e le dimostrazioni per strada non sono necessariamente elementi negativi, non si può dire lo stesso per l'emergere di nuovi e sempre più forti movimenti di estrema destra nel continente. 

Mentre una minoranza dei giovani rimane intrappolata nelle grinfie di questi movimenti estremi, la maggior parte cade nell'apatia e nel disinteresse. L'anno scorso, EUROFUND (Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro) ha rivelato che i giovani che non hanno un impiego, o che non stanno ricevendo un'istruzione o una formazione professionale (chiamati anche NEET, dall'acronimo inglese di "Not in Education, Employment or Training"), hanno una minore fiducia nelle istituzioni e sono meno attivi in partiti politici o organizzazioni di volontariato.

il futuro è adesso

Saranno le conseguenze economiche a costringere i capi di Stato a intervenire. EUROFOUND ha calcolato che, soltanto nel 2011, 14 milioni di NEET sono costati all’UE 153 miliardi di euro. Secondo gli autori del rapporto si tratta addirittura di una stima moderata. L'OCSE (Organizzazion per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha anche affermato che l'attuale crisi dell'occupazione giovanile potrebbe lasciare delle "cicatrici" aperte, di lungo periodo, che finiranno per avere un grave impatto sull'economia e la società europea. Spesso, con un misto di paternalismosensazionalismo, ci si riferisce ai giovani come al "futuro". Sfortunatamente, ci si dimentica che i giovani sono anche il presente e che le decisioni che vengono prese ora hanno un impatto immediato sull'Europa. Abbiamo ancora tempo per impedire che questa crisi diventi una catastrofe, ma, mano a mano che il tempo passa, lo spiraglio per questa speranza diventa sempre più piccolo.