Diritto allo studio: una storia italiana #1

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 15 ottobre 2013

Il diritto allo studio è in corso di smantellamento, mentre la retorica del merito inonda progetti di riforme e riempie le bocche dei politici italiani. Cosa accade all'università del Bel Paese? Cafébabel ha mandato sul campo due ragazzi della Rete universitaria nazionale (RUN) per raccontare l'ennesima storia "tutta italiana". Reportage, parte prima.

Il diritto allo studio in Italia non esiste. Iscriversi e riuscire a frequentare l'università dipende ormai dalla famiglia da cui provieni, dalla regione in cui vivi, dall'anno in cui ti immatricoli. Ognuna di queste casualità può determinare se riuscirai a laurearti, o meno. Eppure non è stato sempre così.

DI PADRE IN FIGLIO

Giovanni, classe 1961, è nato a Bergamo. Mentre suo figlio ventenne lascia la stanza, lui tiene a raccontarci la sua storia: "avevo appena preso il diploma e non volevo fare il militare, così sono diventato obiettore di coscienza e mi sono iscritto al Politecnico di Milano. Sapete, i miei erano due operai, ma al tempo davano ancora le borse di studio: con quel che ricevevo riuscivo a pagare una stanza e mantenere la vita da studente. Per mia madre era una grande soddisfazione vedermi studiare". Appena accenniamo a suo figlio, Enrico, ci interrompe frettolosamente: "ora tutto è diverso: questi ultimi anni di crisi... ho dovuto anche cambiare lavoro. Il paradosso è che sono troppo 'povero' per permettermi far studiare mio figlio e troppo 'ricco' perché lui possa accedere alla borsa di studio. Una stanza a Milano costa troppo: 400 o 500 euro al mese. Così lui fa avanti indietro con il treno. Poi se si aggiungono le tasse, il cibo e i libri... ".

FUORI DALL'EUROPA

Ma cosa è cambiato dalla generazione dei padri a quella dei figli? Perché Giovanni aveva più garanzie negli anni '80 rispetto agli studenti di oggi? Il diritto allo studio è stato regionalizzato a partire dagli anni '90. In assenza di una legge quadro, c'è stata una frammentazione delle competenze che ha reso impossibile garantire il diritto allo studio a livello nazionale. Allo stesso tempo, la gestione degli alloggi "convenzionati" è stata appaltata a privati. I fondi, in costante diminuzione, sono ormai scarsissimi: dallo Stato italiano arriveranno 100 milioni di euro per il 2014

Il confronto con i nostri vicini in Europa è impietosoFrancia e Germania nello stesso anno investiranno 2 miliardi nella medesima voce di spesa.

Questa è la prima parte di un'inchiesta-reportage sul diritto allo studio in Italia, condotta da due membri del RUN (Rete Universitaria Nazionale) per Cafébabel. La seconda parte sarà pubblicata lunedì, 21 ottobre 2013 su Cafébabel.it.

Video Credits: TheEDOcumentary/youtube