Diritti umani: la traversata del deserto continua

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2004
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Articolo pubblicato il 04 ottobre 2004

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La riforma del codice penale rappresenta un bel passo avanti per i diritti umani in Turchia, ma prima che il cambiamento raggiunga gli angoli più sperduti del paese, resta ancora molto da fare. A cominciare da...

“Noi siamo la Turchia e siamo turchi. Le decisioni che ci riguardano le prendiamo in Parlamento.” Senza mezzi termini il premier turco ha fatto capire di non tollerare le critiche della UE, la quale non avrebbe il diritto di “immischiarsi nelle faccende del Paese e pretendere di stabilire cosa debba fare il parlamento turco e quando.” A provocare quest’ invettiva erano state le critiche del commissario europeo per l’allargamento, Günther Verheugen, che aveva espresso le sue preoccupazioni per il rinvio della prevista riforma del codice penale.

Questa attesissima riforma è presupposto fondamentale per l’avvio dei negoziati per l’adesione. A un passo dall’approvazione dell’intero pacchetto legislativo, tutto si è bloccato sul nodo dell’adulterio, su cui si è spaccato l’AKP, il partito al governo. L’ala più conservatrice del partito continua a considerare l’adulterio come un reato. Si evincono due cose: il partito islamico-conservatore AKP non appoggia il corso filo-europeo del suo premier Erdogan, nonostante le apparenze; l’ala conservatrice interpreta il flirt con Bruxelles come svendita degli interessi della nazione. Europa sì, ma non a qualsiasi prezzo. Per questo la brusca reazione di Erdogan era diretta più alla base conservatrice del suo partito che non alla UE. Alla fine, però, è Bruxelles che l’ha spuntata: il codice penale è stato approvato senza la conroversa misura sull’adulterio.

Stop ai delitti d’onore

La criminalizzazione dell’adulterio avrebbe infatti poco a che fare col resto della riforma: così dovrebbe sparire il famigerato paragrafo sulla censura, spesso usato per tappare la bocca a giornalisti critici. Le pene per la tortura e un eccessivo uso della violenza verranno inasprite. Anche la condizione delle donne verrà migliorata: lo stupro durante il matrimonio verrà considerato reato, gli stupratori non potranno più guadagnarsi l’assoluzione semplicemente sposando le loro vittime, i delitti d’onore verranno giudicati alla stregua di omicidi qualsiasi.

Anche in altri campi Erdogan ha messo duramente alla prova conservatori, kemalisti e militari: il riconoscimento della lingua curda che potrà finalmente venire insegnata a scuola e trasmessa alla radio e alla televisione , contrasta con la concezione kemalista, che rifiutava l’esistenza di una qualsivoglia identità curda. Erdogan è riuscito anche a diminuire l’ influenza dei militari. Yigit Alpogan, già ambasciatore ad Atene e amico dichiarato dei greci, è stato il primo civile a venire eletto capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, da sempre considerato governo ombra dell’apparato militare.

Le riforme varate negli ultimi anni sono effettivamente rivoluzionarie e rappresentano un passo importante nella direzione dell’adesione UE. Ciononostante Bruxelles ha le sue ragioni per non essere ancora soddisfatta della situazione in Turchia: prima che cambino certi comportamenti acquisiti della polizia, dei militari, dei giudici e dei funzionari, dovrà passare ancora un bel po’ di tempo. In occasione della visita ad Ankara di Verheugen, la Fondazione Turca per i Diritti Umani ha ricordato che la “tortura viene ancora usata sistematicamente nelle carceri turche”.

Reti mafiose in Kurdistan

Ulteriori problemi restano irrisolti: centinaia di migliaia di profughi curdi non possono fare ritorno nei loro villaggi, poiché milizie filo-governative si sono impossessate della loro terra e la difendono con la forza dai legittimi proprietari. I curdi sono vittime di angherìe e discriminazioni da parte della polizia e delle autorità, a cui dopo anni di guerra civile, tutto sembra permesso. Nella regione sud-orientale si è sviluppata, anche grazie alla collaborazione della polizia, una rete mafiosa che controlla affari legali e non, e che non esita a difendere i propri interessi con la forza.

Se le riforme raggiungeranno anche l’ultimo posto di polizia e il tribunale più sperduto, dipenderà molto anche da quanto il governo sosterrà le nuove leggi e controllerà lo loro corretta applicazione. In definitiva dipenderà anche da quanto il governo stesso sarà convinto del “progetto UE”.

È evidente che una parte dell’ AKP tema che l’ ingresso nella UE significhi sacrificare i valori islamici e l’identità turca. Il dibattito pubblico europeo, nel quale spesso viene trasmesso il messaggio che la Turchia si debba assimilare culturalmente se intende aderire all’Unione, non fa che aumentare questa paura.Vasti settori della popolazione turca non sono disposti a cambiare identità. La discussione dovrebbe concentrarsi sull’economia, la democrazia e i diritti umani, invece di continuare a chiedersi se i turchi siano europei oppure no, perché più lo si fa, più il loro snetimento di identità si rafforza.