Diritti sociali: un dettaglio dimenticato dalla democrazia liberale

Articolo pubblicato il 01 aprile 2017
Articolo pubblicato il 01 aprile 2017

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L'attuale contesto globale lascia poco spazio all'ottimismo e i diritti sociali sembrano essere stati dimenticati. Attualmente gli occhi di tutti sono puntati sulle prossime elezioni francesi per la paura che il Fronte Nazionale trionfi. Causa dell'avvicinamento all'estrema destra sono la sfiducia nei confronti dell'establishment politico e della globalizzazione.

Cosa significa democrazia?

Prima di analizzare la relazione tra populismo e mancanza di diritti sociali, è bene capire cosa significa democrazia. Si tratta di un concetto ancora vago poiché non ne esiste una definizione univoca. Diremmo che esistono due tipi di democrazia. La democrazia liberale, per cui democrazia significa a grandi linee libertà. In questo caso, per democrazia si intende un patto sociale per cui lo Stato si fa garante di diritti politici e civili. Di conseguenza, assume un ruolo secondario soprattutto quando si tratta di gestione dell'economia. Poi esiste la democrazia sociale, che dovrebbe proteggere i diritti sociali dei cittadini e preoccuparsi del loro benessere. In questo caso, per democrazia si intende un patto sociale per cui lo Stato non garantisce solo il rispetto dei diritti politici e civili, ma anche sociali. 

Dalla democrazia liberale alla democrazia sociale...

Mentre già l'élite politica del diciannovesimo secolo si preoccupava dei diritti sociali, solo dopo la seconda guerra mondiale si è iniziata a comprendere l'importanza del Welfare State per il buon funzionamento della democrazia. Questa consapevolezza era nata dall’idea ormai ampiamente accettata che l'aumento delle disuguaglianze avesse contribuito ad alimentare il nazionalismo, che a sua volta, aveva portato alla guerra più sanguinosa di tutti i tempi. Le sanzioni imposte contro la Germania dal Trattato di Versailles dopo la prima guerra mondiale avevano ostacolato lo sviluppo economico necessario per la ricostruzione del paese. Tali sanzioni pesarono per la maggior parte e soprattutto sulle spalle dei cittadini. Non sorprende quindi che tutto questo abbia spianato la strada al nazionalsocialismo nella vincita alle elezioni del 1933. Il paese stava soffrendo e il nazionalsocialismo cercava di spiegare quella sofferenza attraverso la propria logica e prometteva di ripristinare l'economia nazionale. In altre parole, la violazione dei diritti sociali ha creato il terreno fertile per la proliferazione di movimenti antidemocratici.

Pertanto dopo la seconda guerra mondiale si pose l'accento sull’importanza della dimensione sociale della democrazia. Invece di limitarsi a considerare i diritti sociali come diritti tipici solo di alcuni gruppi deboli come gli anziani, i disabili e gli ammalati, essi furono ampliati sulla base di una logica di assicurazioni. Ogni cittadino doveva essere assicurato contro possibili eventi negativi, quali la mancanza di remunerazione dovuta a improvvisa perdita del lavoro o malattia. Inoltre, i salari minimi e le condizioni di lavoro sicure divennero ben presto diritti sociali fondamentali. Tali politiche fecero sì che le disuguaglianze sociali tra ricchi e poveri venissero riassorbite.

...e poi di nuovo marcia indietro

Il consenso in materia di protezione sociale si indebolì durante la depressione economica degli anni Settanta, che videro due crisi petrolifere. Il passaggio dal modello economico keynesiano al neoliberismo marcò il ritorno alla democrazia liberale. Da quel momento in poi, le politiche neoliberiste si sono concentrate sull'esclusione di molti dalla protezione sociale, sugli ingenti sgravi fiscali a favore dei ricchi, sulla frantumazione dei sindacati, sulla deregolamentazione, la privatizzazione, l’outsourcing e la concorrenza nei servizi pubblici.

Dopo quarant’anni di democrazia liberale, la crescita economica è rimasta modesta. Tuttavia, i costi delle politiche e delle riforme neoliberiste non sono stati sostenuti da tutti allo stesso modo, ma principalmente dalle classi medio-basse. Tra quelli che hanno un lavoro stabile, molti hanno sempre più difficoltà ad arrivare a fine mese e anche il potere d’acquisto è diminuito. Quelli che non hanno un lavoro stabile, ovvero una fetta sempre più grande della popolazione, devono far fronte a condizioni di lavoro precarie e di disagio sociale. Gli standard di vita di entrambi i gruppi sono diminuiti. Al contrario, la classe superiore, che ha beneficiato delle politiche neoliberiste, come i tagli fiscali, ne ha tratto enormi vantaggi. Di conseguenza, le disuguaglianze sociali sono nuovamente aumentate.

Non a tutti piace la democrazia liberale

Il risentimento contro l'establishment politico e la globalizzazione sono il risultato di un malcontento generale nei confronti dell’attuale democrazia liberale. Tuttavia sembra che questo malcontento sia stato ignorato dall’elite politica, così come dai partiti di sinistra. Questi ultimi invece di proteggere i più bisognosi sembrano concordare sulla necessità di un governo neoliberista o almeno lo accettano. Questo è stato particolarmente evidente in Francia con il mandato di Hollande o, più recentemente, in Grecia con l'accettazione delle misure di austerity da parte del partito Syriza. Di conseguenza, l' elettorato che si è sentito ingannato si è affidato a figure politiche più radicali che offrono soluzioni alternative. È così che nasce l'estremismo.

Per concludere, serve fare una duplice osservazione. In primo luogo, il buon funzionamento della democrazia è strettamente legato alla politica economica e sociale. I politici, durante la pianificazione delle loro agende, dovrebbero tenerlo a mente. La considerazione dei soli obiettivi economici e l’esclusione dei diritti sociali hanno posto le basi per i movimenti populisti. In secondo luogo, la democrazia liberale potrebbe essere un obiettivo irraggiungibile poiché la sua natura liberale porta all'indebolimento della democrazia durante i periodi di stagnazione economica.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul sito ufficiale di Eyes on Europe. 

* | Eyes On Europe

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