Diritti dei gitani in Europa: un impegno politico e sociale

Articolo pubblicato il 22 marzo 2014
Articolo pubblicato il 22 marzo 2014

Come sono con­si­de­ra­ti i gi­ta­ni in Eu­ro­pa ? L’An­da­lu­sia è ve­ra­men­te un esem­pio di con­vi­ven­za? Quali sono i pro­gres­si e le sfide della co­mu­ni­tà gi­ta­na da qui a 10 anni?

Queste sono state alcune delle domande poste lo scorso 15 marzo durante il dibattito organizzato dall’associazione Babel España Co­mu­ni­ca­ción in collaborazione con la rivista europea Cafebabel.com

“Diritti dei Gitani in Europa”.

La popolazione gitana (che comprende varie etnie tra cui i nomadi Sinti, gli Ashkani, i Manouche) conta tra gli 8 e i 10 milionidi persone. Entrarono a far parte della storia del vecchio continente 500 anni fa, e, tuttavia, in tutte le parti d’Europa si imbattono in episodi di esclusione sociale e di discriminazione per gli alloggi, la sanità, l’educazione o il lavoro.

_MG_7148.jpgIn Andalusia sono 450.000 i gitani registrati, 1/3 dei quali vive in situazione di esclusione sociale. Nonostante rispetto al resto d’Europa sia un esempio di convivenza, gli esperti in materia avvertono che anche in Spagna stia arrivando un’ondata di xenofobia, provocata soprattutto dall’attuale grave crisi economica. Benché per molti stranieri il dato seguente sia sconcertante, la popolazione spagnola gitana e quella rumena sono in rivalità fra loro. La non conoscenza del romanì da parte degli spagnoli e quella del calò da parte dei rumeni rende difficoltosa la comunicazione tra di loro. Inoltre, secoli di storia li separa, per quanto le basi culturali ed etniche si siano allontanate molto dalla loro origine.

Dopo diverse ore di discussione e scambio di idee, il pubblico e gli invitati partecipanti al dibattito hanno realizzato una lista di proposte, che elenchiamo di seguito, con l’impegno da parte delgli organizzatori di pubblicarla e presentarla al Comune di Siviglia e al difensore civico regionale dell’Andalusia.    

  • È necessario sottolineare in un discorso che sia chiaro che la povertà non è solo gitana, che la scarsezza di risorse non è una caratteristica intrinseca del popolo gitano, ma di zone e gruppi che si trovano in situazione di disuguaglianza sociale.
  • Urge un impegno da parte dell’amministrazione pubblica, europea e andalusa, per cui le prime necessità di questa comunità vengano assicurate. Ricordiamo la Piramide di Maslow, la delinquenza e la cattiva immagine che spesso coinvolgono  il popolo gitano si spiegano, in parte, con il mancato soddisfacimento dei bisogni di primo livello. Non si possono esigere allo stesso modo in cui si esigono per gli altri strati della società in cui essi sono già superati.  
  • Creare un osservatorio ufficiale e pubblico che garantisca la veridicità e l’importanza del contenuto trasmessi dai mezzi di comunicazione. Il duro e delicato lavoro degli assistenti sociali, delle associazioni e degli educatori si vede vanificato dagli stereotipi mediatici che rafforzano la paura e il rifiuto a questa collettività. Si invita il Parlamento Europeo a vigilare da molto vicino le agenzie di comunicazione pubbliche e private e a sanzionare severamente quelle che manchino palesemente di rigore giornalistico.  
  • L’impegno da parte dei politici e delle imprese per creare lavoro è un provvedimento prioritario per uscire dal circolo vizioso del carovita.  
  • Si avverte del fatto che molti dei mezzi destinati all’educazione e alla formazione di questa comunità non sono adeguati; le scuole per adulti, ad esempio, raggruppano in uno stesso livello persone con diversi gradi di formazione, per cui è complicato fare progressi e si corre il rischio di cadere nell’etnocentrismo. Si propone di aumentare gli strumenti formativi e di diversificare in modo migliore i banchi per la preparazione di ciascun individuo.
  • È strettamente necessario riuscire a prendere coscienza, proprio a partire dall’educazione, dell’importanza dell’educazione per lo sviluppo professionale e personale del cittadino. Devono essere i politici a battersi per questa campagna fondamentale per i gruppi che si trovano a rischio di esclusione sociale.
  • Si rifiuta completamente il discorso vittimista o paternalista- assistenzialista, ma si richiede di non voler creare confusione, né verso una parte, né verso l’altra, nella giusta valutazione.
  • Nei programmi scolastici delle scuole primarie e secondarie dovrebbe essere incluso un capitolo in cui  si spieghi l'evoluzione del popolo gitano così come degli altri. Le radici storiche, lo sviluppo e lo stato attuale. La paura e i comportamenti ostili si combattono grazie alla conoscenza.
  • Creazione di un consiglio organizzativo di partecipazione sociale per avanzare proposte raccolte dai cittadini al Consiglio Comunale e da qui in Parlamento.
  • Si prega i partiti politici di impegnarsi tra loro per mantenere, almeno, i gruppi destinati alla lotta contro l’esclusione sociale, malgrado la crisi.
  • Nota: al dibattito sono stati invitati i rappresentanti politici del Partito Socialista Operario Spagnolo e del Partito Popolare, associazioni di gitani, rumeni e gruppi comunali. All’evento si sono presentati  María Fi­li­gra­na, la vice-presidente María Fi­li­gra­na, la vi­ce­pre­si­den­te del Fa­ka­li (accompaganata dai membri della federazione), Sil­via He­re­dia, consigliera gitana del Partito Popolare del Comune di Écija (Si­viglia), Ra­fael Saa­ve­draAn­to­nio Re­don­do e L’a­gar­der Dan­ciu dell’Unione RomaníJulio Pren­da, re­spon­sa­bile di Anima Vitae e Joaquín Calvo de los San­tos, mediatore interculturale della lo­ca­li­tà di Can­til­la­na (Si­viglia).

    Babel España Co­mu­ni­ca­ción vuole ringraziare per la loro partecipazione e collaborazione, in particolare per il sostegno dato dai collaboratori dell’associazione, Gior­da­no, Cri­sti­na FernándezIsa­bel Por­ras  e Joaquín Sa­ra­via.

    Grazie a gente così, certe cose sono ancora possibili. 

    Babel España Co­mu­ni­ca­ción