dipingere sogni: una ventata di freschezza con la street art in nepal

Articolo pubblicato il 09 giugno 2014
Articolo pubblicato il 09 giugno 2014

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Il Nepal sta combattendo. Molti nepalesi affrontano quotidianamente problemi relativi all'approvvigionamento di energia e acqua corrente, e tutti vivono in un clima di profonda incertezza politica. Eppure c'è una manciata di persone che crede che ci sia sempre lo spazio per la bellezza e le idee nuove. Forse proprio ora, più che mai. 

En­tran­do nel can­tie­re del  Sat­tya Media Arts Col­lec­tive, mi sento in un'en­cla­ve di pace. Un grup­po di per­so­ne siede at­tor­no a un ta­vo­lo sotto il sole, per la riu­nio­ne set­ti­ma­na­le del team. L'e­di­fi­cio co­lo­ra­to a tre piani alle loro spal­le sem­bra una for­tez­za del­l'e­ner­gia crea­ti­va. 

Do­na­re co­lo­re alla città

Que­st'im­pres­sio­ne si raf­for­za, quan­do Lisa, la ti­ro­ci­nan­te, mi mo­stra il posto. Ap­pe­na a de­stra del nuovo spa­zio per il la­vo­ro col­let­ti­vo, c'è una pic­co­la e con­for­te­vo­le bi­blio­te­ca, con cu­sci­ni sul pa­vi­men­to. Da ades­so in avan­ti, que­sto posto for­ni­rà ai gio­va­ni pro­fes­sio­ni­sti l'op­por­tu­ni­tà di avere uno stu­dio a basso costo e di scam­biar­si vi­cen­de­vol­men­te le opi­nio­ni.  Altri pro­get­ti sono il giar­di­no co­mu­ne Ha­riyo Chowk  o la pro­ie­zio­ne di do­cu­men­ta­ri, una volta la set­ti­ma­na. Tut­ta­via, l'a­zio­ne per cui Sat­tya ri­ce­ve le mag­gio­ri at­ten­zio­ni è “Kolor Kath­mandu”. Entro un anno, l'o­biet­ti­vo era: ra­du­na­re ar­ti­sti na­zio­na­li e in­ter­na­zio­na­li che rea­liz­zas­se­ro 75 mu­ra­les a  Kath­mandu, per rap­pre­sen­ta­re gli al­tret­tan­ti di­stret­ti della na­zio­ne. In breve – ren­de­re Kath­mandu più co­lo­ra­ta.

Riap­pro­priar­si degli spazi pub­bli­ci

Al­cu­ni degli ar­ti­sti che hanno par­te­ci­pa­to si sen­ti­va­no come se stes­se­ro com­bat­ten­do per ri­con­se­gna­re gli spazi pub­bli­ci al pub­bli­co, con­tro i "vuoti slo­gan po­li­ti­ci" e le pub­bli­ci­tà on­ni­pre­sen­ti. Uno di loro è Adi­tya Aryal, alias Sad­huX. Il fatto che egli abbia ini­zia­to a di­pin­ge­re sol­tan­to tre anni fa, è sin­to­mo di quan­to la street art fosse poco co­mu­ne fino a tempi re­cen­ti. In qua­li­tà di di­ret­to­re crea­ti­vo del­l'as­so­cia­zio­ne Art­lab, egli vuole cam­bia­re que­sta si­tua­zio­ne; così come Romel Bhat­tarai, il di­ret­to­re ge­stio­na­le di Art­lab.

“Vo­glia­mo ren­de­re le per­so­ne più cu­rio­se.”

“Non c'era nulla fino a che non ab­bia­mo ini­zia­to a di­pin­ge­re per stra­da. Il pa­no­ra­ma ar­ti­sti­co si con­cen­tra­va al­l'in­ter­no delle mo­stre nelle gal­le­rie d'ar­te.”, af­fer­ma Adi­tya. Romel pren­de la pa­ro­la di­chia­ran­do: ”Vo­glia­mo rom­pe­re il si­ste­ma delle gal­le­rie, spes­so trop­po so­fi­sti­ca­te”. I ne­pa­le­si che sono in­te­res­sa­ti al­l'ar­te do­vreb­be­ro scen­de­re in stra­da ed esi­bir­si, in­ve­ce di aspet­ta­re che un gal­le­ri­sta vada a cer­car­li. “Molti ar­ti­sti, in Nepal, pas­sa­no il tempo ad aspet­ta­re. Noi creia­mo. Non ha im­por­tan­za come e dove”. Por­ta­re l'ar­te per stra­da rende l'o­pe­ra ac­ces­si­bi­le a tutti. “Vo­glia­mo ren­de­re le per­so­ne cu­rio­se.” Non si può in­ter­ro­ga­re il pub­bli­co nel­l'o­vat­ta­to am­bien­te delle gal­le­rie, che spes­so at­ti­ra sem­pre lo stes­so tipo di per­so­ne. 

So­gna­to­ri con il senso del bu­si­ness

“Quan­do ho ini­zia­to a fare arte, era so­prat­tut­to per quel­la sen­sa­zio­ne di in­tan­gi­bi­le sod­di­sfa­zio­ne che ti dà”, mi ri­ve­la Priti Sher­chan, la coor­di­na­tri­ce ar­ti­sti­ca di Sat­tya. “Più tardi però, ho ini­zia­to a ve­der­ci anche il tor­na­con­to eco­no­mi­co. Sep­pur in pic­co­la scala, noi for­nia­mo la­vo­ro a co­lo­ro che pro­du­co­no i no­stri co­lo­ri e agli au­ti­sti che tra­spor­ta­no le no­stre opere”.

Gli ar­ti­sti di Art­lab si spin­go­no anche oltre nel di­mo­stra­re che l'ar­te, spe­cial­men­te l'ar­te di stra­da, non è ne­ces­sa­ria­men­te un pas­sa­tem­po che di­pen­de da ge­ne­ro­si spon­sor, ma ha un col­le­ga­men­to tan­gi­bi­le con il mondo com­mer­cia­le. Ciò che ini­ziò come un la­vo­ro per una pura ri­com­pen­sa idea­le, è di­ven­ta­to un bu­si­ness in qual­che modo lu­cra­ti­vo. “Il la­vo­ro che fac­cia­mo in stra­da è come una pub­bli­ci­tà per le altre no­stre opere”. I cin­que ar­ti­sti, in­sie­me con il loro ma­na­ger, cer­ca­no di far an­da­re avan­ti il bu­si­ness: ten­ta­no, quan­do pos­si­bi­le, di crea­re pro­dot­ti che si pos­sa­no ven­de­re, come t-shirt e stam­pe, e di­pin­go­no edi­fi­ci su com­mis­sio­ne. In que­sto modo, il col­let­ti­vo degli ar­ti­sti viene pa­ga­to per rea­liz­za­re mu­ra­les nei bar e nei ri­sto­ran­ti di Tha­mel, dove ven­go­no anche esi­bi­ti i loro ul­ti­mi pro­get­ti per la ven­di­ta.  

Anche l'or­ga­niz­za­zio­ne no-pro­fit Sat­tya ha un piede nel mer­ca­to, at­tra­ver­so Sat­tya Inc, la sua agen­zia crea­ti­va af­fi­lia­ta. Il suo obiet­ti­vo, in fin dei conti, è far in­con­tra­re ar­ti­sti e po­ten­zia­li clien­ti per sod­di­sfa­re la do­man­da cre­scen­te di arte e de­si­gn, ma anche il bi­so­gno degli ar­ti­sti di man­te­ner­si at­tra­ver­so il pro­prio la­vo­ro. 

Im­ple­men­ta­re nuove strut­tu­re

Dun­que, dove ci porta tutto que­sto? “Na­tu­ral­men­te ab­bia­mo una vi­sio­ne”, dice Romel con lo sguar­do di chi è dav­ve­ro en­tu­sia­sta.  “Vo­glia­mo ve­de­re l'ar­te dap­per­tut­to”. Egli ha un'i­dea piut­to­sto chia­ra di come ap­po­roc­cia­re que­sto in­cre­di­bi­le obiet­ti­vo. Che ab­bia­mo a che fare con un ma­na­ger, lo si vede dal modo in cui de­scri­ve det­ta­glia­ta­men­te come Ar­tlab si espan­de­rà. Nuove strut­tu­re cree­ran­no nuove op­por­tu­ni­tà, non sol­tan­to per gli ar­ti­sti, ma per tutti co­lo­ro che fanno della crea­ti­vi­tà un bu­si­ness. Per­ché non ac­co­glie­re anche can­tan­ti e scien­zia­ti in­for­ma­ti­ci? Do­po­tut­to, c'è un'in­te­ra in­du­stria an­co­ra da esplo­ra­re! 

Im­pa­ra­re dal­l'e­ste­ro

Il pros­si­mo am­bi­zio­so pro­get­to di Romel è un fe­sti­val in­ter­na­zio­na­le di street art, che coin­vol­ga ar­ti­sti lo­ca­li e stra­nie­ri, da rea­liz­za­re entro il pros­si­mo anno. “La street art ne­pa­le­se non ha an­co­ra uno stile”, pre­ci­sa Adi­tya. Que­sto, però, po­treb­be es­se­re l'as­so nella ma­ni­ca dei crea­ti­vi ne­pa­le­si. Na­tu­ral­men­te in­fluen­za­ti dal pa­no­ra­ma della street art di città come New York Ber­lino, gli ar­ti­sti ne­pa­le­si hanno però anche la li­ber­tà di fare qual­co­sa di to­tal­men­te nuovo, di sen­tir­si di nuovo bam­bi­ni, con ba­rat­to­li di co­lo­ri e una su­per­fi­cie vuota da riem­pi­re. 

Un senso di ap­par­te­nen­za

Que­sta ge­ne­ra­zio­ne di ar­ti­sti di Kath­mandu è ac­co­mu­na­ta dal de­si­de­rio di cam­bia­re qual­co­sa nel con­te­sto lo­ca­le. A dif­fe­ren­za di molti altri gio­va­ni, essi non vo­glio­no an­da­re al­tro­ve. L'at­tua­le pro­get­to di Art­lab, Pra­sad, si con­cen­tra pro­prio sul pro­ble­ma dei gi­voa­ni che cer­ca­no la loro for­tu­na al­l'e­ste­ro. Di­pin­gen­do “gli eroi ne­pa­le­si”, vo­glio­no ispi­ra­re la loro ge­ne­ra­zio­ne a in­ve­sti­re il pro­prio po­ten­zia­le in­di­vi­dua­le nella loro terra d'o­ri­gi­ne. Sat­tya, dal canto suo, mette a di­spo­si­zio­ne – at­tra­ver­so uf­fi­ci e work­shop – spazi per in­con­trar­si e per ve­ni­re a con­tat­to con altre per­so­ne e nuove idee. “Vo­glia­mo co­strui­re una co­mu­ni­tà e crea­re un senso di ap­par­te­nen­za”.

Ini­zia da dove sei – e vai lon­ta­no

Que­ste per­so­ne non sono in­nan­zi­tut­to so­gna­to­ri. Sono crea­to­ri. Loro crea­no, mo­stra­no e ispi­ra­no. “Ini­zia da dove sei”. Que­sto è il motto di Sat­tya. Lo stes­so senso di ra­di­ca­ta vo­lon­tà emer­ge dalle pa­ro­le di Priti, quan­do ri­spon­de alle mie do­man­de, che sono le do­man­de det­ta­te dal­l'e­si­ta­zio­ne: Come potrà fun­zio­na­re? Per­ché voi? Per­ché ades­so? Lei mi guar­da negli occhi e mi dice sem­pli­ce­men­te: “Qual­cu­no deve pur farlo".