Dio stramaledica Gordon Brown e le prese elettriche inglesi

Articolo pubblicato il 07 marzo 2008
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 07 marzo 2008
Ieri 5 marzo è stata una giornata un po' speciale. Ero a Londra, nell'era di Gordon Brown I. Che proprio ieri ha negato, in un dibattito parlamentare violentissimo, il referendum promesso da Blair sulla Costituzione Europea col pretesto che ora si chiama Trattato di Lisbona.
La sostanza del nuovo Trattato non cambia, lo sanno tutti, e il New Labour - e con lui le élite politiche autistiche del Vecchio Continente - porta ancora più acqua al mulino degli euroscettici.

Ma il 5 marzo era anche una bella giornata di sole. E allora passeggiate con me dalla stazione di St Pancras ad Old Street. Qui a sinistra un graffito a Trafalgar Square, il Big Ben è sullo sfondo.

La differenza è lampante tra gli inglesi, disabituati alla luce, e le turiste italiane armate degli immancabili occhiali da sole.

Incontro poi un vecchio amico dell'università e vero babeliano Eurogeneration DOC, Alberto, che coordina una community per social entrepreneurs, quelli che fanno business senza dimenticare l'interesse generale. Chapeau! Voglio presentargli un po' cafebabel.com ma come al solito ho dimenticato che le prese in Inghilterra sono diverse da quelle del continente. Dio stramaledica queste antidiluviane barriere alla comunicazione.

Mi vedo poi con Annette, responsabile della redazione locale di cafebabel.com a Londra e co-organizzatrice del dibattito cui devo intervenire, alla London School of Economics sul tema "Nuovi media e democrazia europea". Pausa in un supermercato. Ho trovato i prezzi di Londra molto più bassi di quando ci ho vissuto, all'epoca della Lira, nel 1998, per due mesi dopo la maturità. Forse sono i nostri che sono saliti.

Ed è proprio di quel periodo il ricordo di una splendida serata passata a schitarrare con Luca, mio compagno di avventure, uno yuppie scozzese e tanti allegri passanti. Eravamo a Covent Garden davanti a questo negozio. Strano che ora si chiami "French connection".

Proprio a Covent Garden ho incontrato, in un posto dove il tempo sembra fermarsi, nello Neal's Yard, Zsofia - un'ungherese ex College of Europe, ora addetta stampa dello European Council on Foreign Relations, un nuovo centro studi sponsorizzato dal finanziere George Soros che si definisce come "il primo think-tank pan-europeo".

Nella stradina che porta a Neal's Yard si poteva leggere questa bella frase che aggiungeva un po' di magia al mio viaggio: "Vivi la vita che hai immaginato". Traduco bene, Anna?

E non perdetevi lui, questo simpatico filosofo ambulante.

Dopo il dibattito, nel quale brilla Andreas, autore dell'euroblog Kosmopolit, tutti al pub e poi a casa di Annette dove rubo questa foto sul suo comodino: quattro libri in quattro lingue diverse. Siamo proprio babeliani.

L'indomani, nella zona della nuova fiammante stazione di St Pancras da cui parte il mio Eurostar per Parigi, c'era anche questo simpatico personaggio.

Un modo, per la swinging London, di dirmi adieu. O, forse , bye bye.