D’inverno, d’estate, Tanlines: la musica pop del XXI secolo

Articolo pubblicato il 19 marzo 2012
Articolo pubblicato il 19 marzo 2012
Parigi continua ad essere una delle capitali europee della musica, della moda e della musica della moda. Immersi nella promozione del loro primo album, Mixed Emotions, parliamo col duo newyorkese Tanlines di accordi, balli, computer e della loro intenzione di suonare a tutta forza dagli altoparlanti europei questa primavera.

Entriamo nella sede francese della compagnia discografica Beggars Group, situata nel cuore del quartiere parigino di Pigalle. È uno di quei posti a cavallo tra edificio da scrittore bohemien - artista frustrato e bar underground ad “accesso esclusivo per camicie a quadri” : pareti piene di copertine di riviste musicali, tavoli invasi da CD, un antico pianoforte, una chitarra a terra, poster promozionali buttati da tutte le parti e e un grande altoparlante da cui ritornano gli ultimi lavori dell’etichetta discografica. Jesse Cohen e Eric Emm, i trentenni che si nascondono dietro l’identità dei Tanlines, ci ricevono in una piccola stanza. E la prima cosa che notiamo è che sono stanchi, molto stanchi, anche se mantengono un look disinvolto ma studiato: jeans-camicia con i colli alzati alla perfezione. Hanno esattamente 24 ore per rispondere ai media. Inoltre Eric, visibilmente estenuato, confessa: “siamo andati a letto alle 4 di mattina; stavamo guardando i Grammy”. Si accomodano su un divano rosso e aspettano pazientemente le domande.

Non fatevi ingannare dal nome

Probabilmente la prima cosa che si deve sapere sui Tanlines è che, nonostante il nome, non suonano solo d’estate. La denominazione del gruppo è frutto del caso: “lo abbiamo letto nella parte posteriore di un furgoncino e ci è piaciuto perché in quel momento passavamo molto tempo in studio, a suonare una musica che ci sembrava, semplicemente, solare”, spiega Jesse che, sebbene sia il percussionista, questo lunedì è chiaramente la voce del duo. Descrivere la musica dei Tanlines non è facile. Sono qualcosa come un connubio ben riuscito tra la versione light dei Safri Duo e gli Empire of the Sun. Rifiutano una classificazione secondo schemi rigidi. Quello che di sicuro sanno è che non fanno né dance né elettronica: "la gente non mette in relazione questi generi con le singole canzoni. Il nostro album, al contrario, è pieno di canzoni, come un album pop”, sostiene Jesse. E continua: "scriviamo solo quello che sentiamo”.

Percussionista, Jesse è ossessionato dal ritmo, “la prima cosa che ascolto in una canzone” afferma, sotto lo sguardo attento di Eric. Sebbene il loro primo disco esca sul mercato nel 2012, perché “solo adesso ci sentiamo pronti”, è da quattro anni che “sperimentiamo canzoni diverse da dare al pubblico”. Quindi, riassumendo al massimo l’essenza musicale dei Tanlines, potremmo dire che è "musica che si può ballare, almeno questo è quello sento io”. Jesse aggunge: “è sempre interessante ascoltare quello che la gente dice sulla mia musica perché ognuno sente una cosa diversa. Io so cosa pensavamo quando la componevamo, dove eravamo - salvo riconoscere che - quello che la musica, alla fine, diventa, è una combinazione di ciò che tu stavi cercando di fare e ciò che la gente pensa che sia

Un album sperimentale, elettronico e visuale

Mixed Emotions è quello che potremmo chiamare pop del XXI secolo: sperimentale, elettronico, visuale. Segue le linee maestre tracciate dal duo sin dal loro inizio, una combinazione tra realtà e finzione musicale: “credo che una delle cose migliori che abbiamo fatto come Tanlines sia ottenere, ad ogni nuovo esperimento, un mix di suoni organici e sintetici. E quando lo ascolti non puoi riconoscere il falso dal vero”.

Entrambi sono d’accordo nel ritenere che questo album si caratterizza per l’importanza dei “suoni organici, una parte fondamentale in questo disco”. Sebbene si intravveda il contributo del computer dietro le loro composizioni, i due ricordano che non si deve essere troppo "nerd" per poter scrivere musica: "tutto quello che abbiamo imparato dalla tecnologia è che ci ha aiutato ad essere meno nerd e ad essere capaci di comporre”, dice Eric, ridendo. A questi ingredienti si aggiunge l’influenza di gruppi come i Depeche Mode, Talking Heads , Tears for Fears, e il risultato è un orecchiabile Brothers, primo singolo dell’album e pezzo per il quale sentono una malcelata preferenza.

“Il mio lavoro non è vendere CD”

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Con canzoni del genere sperano di arrivare a “tutte le persone”. “Mi piacerebbe che i bambini piccoli ballassero la nostra musica e anche i miei nonni”, confessa Jesse. E che l’ascoltassero, nonostante tutto. “Mi piacerebbe che tutti i nostri fan comprassero il CD, però siamo ancora una band nuova e il nostro obiettivo è quello di farci conoscere - perché, come puntualizza Jesse, - il mio lavoro non è vendere CD, ma fare musica e promuoverla". Lo faranno, soprattutto, nel Vecchio Continente, dove entrambi concordano sul fatto che “si balla molto”, anche se “ogni posto è diverso” secondo Eric. Quello che non possono nascondere è la loro passione per la Francia, dovuta a vari motivi in generale e uno in particolare: “prova questa baguette”, dice Eric indicando la metà del filoncino rimanente sul tavolo. In qualunque caso, sono disposti a suonare dappertutto, “compresi i luoghi dove non ci vogliono” dice Eric, ridendo. E, a quelli che ricambiano, lanciano un messaggio: “ci piacerebbe molto suonare nei festival spagnoli”. Per il momento, dovranno accontentarsi di partecipare a breve ad un pranzo di lavoro a Parigi.