Dimissioni: Horst Köhler lascia la Germania in mutande

Articolo pubblicato il 04 giugno 2010
Articolo pubblicato il 04 giugno 2010
Il 31 Maggio 2010, Horst Köhler si è dimesso senza alcun preavviso dalla sua carica di Presidente della Repubblica Federale Tedesca. La sua decisione non nuoce al sistema, ma fa male alla democrazia.

Il 31 maggio 2010 Horst Köhler, Presidente della Repubblica Federale Tedesca, ha reso note le sue dimissioni ad effetto immediato, lasciando per un momento Berlino in stato di shock. Tuttavia la Germania dispone di un fin troppo stabile e sofisticato sistema politico per poter rendere le dimissioni del Capo dello Stato un problema reale.

La mattina successiva erano già state fissate le nuove elezioni: il 30 giugno, l’ultima data possibile ammessa dalla Costituzione. Gli accorti funzionari statali hanno persino tenuto conto, nel scegliere la data, del fatto che la nazionale di calcio tedesca non si può proprio permettere una sconfitta in Sudafrica nel giorno delle elezioni. Sono già iniziate le speculazioni sui possibili candidati. In cima alla lista dei papabili c’è Ursula von der Leyen, Ministro del Lavoro e degli Affari Sociali. Quello che è certo è che la diciannovenne Lena Meyer-Landrut, vincitrice dell’Eurovision 2010, non potrà partecipare alla competizione. In Germania, un candidato alla presidenza deve avere almeno quarant’anni.

Chi era a conoscenza dell'esistenza di Horst Köhler?

Dopo che l’iter costituzionale è riuscito a placare l’iniziale confusione, è diventato ancora più chiaro ciò che tutti già sapevano: il Presidente della Repubblica Federale Tedesca è politicamente impotente. La macchina funziona bene anche senza di lui. E poi, chi sapeva all'estero dell’esistenza di Horst Köhler? E onestamente in Germania, a chi mancherà davvero “Sparkasse-Hotte” (soprannome ironico dato all’ormai ex presidente)? Da ex dirigente del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha avuto poco da dire persino sulla crisi economica e finanziaria. Dopo l’inizio del suo secondo mandato, lo scorso anno, Köhler è rimasto cupo e silenzioso, e alla fine si è impaperato durante un’intervista sull’intervento delle Forze Armate in Afghanistan, con un commento che non avrebbe dovuto fare.

Considerando la confusione creatasi intorno alla resa dei conti presidenziale, ci si può rendere conto di una cosa: la politica in Germania si fa in tutt’altro modo. La legge federale ha una soluzione pronta per tutte le eventualità, costituzionalmente legali, e presto sarà un nuovo volto a tenere discorsi più o meno importanti, a celebrare feste estive nel castello di Bellevue e ad assegnare Croci Federali al Valore. Tuttavia l’uscita di scena di Köhler, il 31 Maggio 2010, è stata una trasgressione del rapporto di fiducia, e come tale avrà anche conseguenze politiche. Il suo ritiro ha provocato una scalfittura nel sentimento democratico. Perché il Presidente è l’istituzionalizzazione della fede nella democrazia. Egli è il simbolo e la buona coscienza del paese. Se lui non vuole più, perché si è seccato e gli è passata la voglia, allora ecco che l’illusione s’infrange.

Dopo l'abbandono del leader della Linke (La Sinistra) Oskar Lafontaine e le dimissioni dell'attuale Primo Ministro del Land dell'Assia, Roland Koch, ora i cittadini e gli elettori vengono anche a sapere anche il Presidente della Repubblica si è unito a loro, e per un attacco acuto di mancanza di volontà a proseguire il proprio incarico, ha gettato la spugna. La politica non è un'attività stagionale e la carica di Presidente lo è ancor meno. La democrazia è predisposizione allo spirito di sacrificio, non solo doveri costituzionali.

Quando la Costituzione è stata adottata nel 1949, la Germania era di fronte a un doppio dilemma: uomini forti ai vertici dello stato, così come avevano già potuto sperimentato, erano pericolosi. E il popolo non può mitigare questi uomini con il suo voto. Così è nata la carica di Presidente, che non è eletto direttamente dal popolo. Un carica simbolica, prudente e riflessiva. Il Presidente ha bisogno della fiducia dei cittadini per non agire come un fantoccio nelle mani dei giocatori politici. Di contro, i cittadini dovrebbero fidarsi di lui.

I tedeschi sono stati in grado di legarsi alla quasi totalità dei loro presidenti negli ultimi sessant'anni, e hanno accettato l'aura paterna che avvolge la carica. Ora una tale figura paterna ha commesso un suicidio politico. Questo è scioccante. Forse sarà proprio grazie alla avventata ritirata di Köhler, che presto Papà Stato, per la prima volta, diventerà Mamma.

Foto: Presse. Nordelbien/flickr