Dibattito di Cafébabel a Bruxelles: Giovani europei e Disoccupazione – Come ci organizziamo?

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 13 gennaio 2015

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La sera del 2 Dicembre la redazione di Bruxelles di Cafébabel ha organizzato un dibattito sul tema dell’occupazione giovanile. Scopo del dibattito era quello di far emergere le possibili misure da attuare a livello legislativo e della società civile per migliorare la situazione, oltre a discutere ciò che è già stato messo in atto in ciascuno di questi due ambiti.

Soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008-2009, il tema della disoccupazione è diventato una preoccupazione ricorrente. La situazione in Europa è allarmante. È necessario che i nostri legislatori lo riconoscano, e mettano in atto strategie che consentano di adattarsi alle nuove condizioni del mercato del lavoro e della società.

Le reazioni dell'UE

I relatori della prima parte del dibattito hanno esposto le reazioni al problema da parte dell’UE.

Bernard Conter, esperto di scienze politiche e addetto alla ricerca all’Istituto Vallone di Valutazioni, Prospettive e Statistiche (IWEPS), ha sottolineato che la recente crisi finanziaria non costituisce l’origine della diffusa disoccupazione, che colpisce tutti i gruppi anagrafici. Questa situazione si è consolidata gradualmente nel corso di decenni. Il ruolo dei governi è cambiato, orientandosi verso il sostegno alle aziende. Le imprese che offrono lavoro possono permettersi di essere molto selettive, dal momento che hanno una lunga fila di candidati che aspettano alla loro porta. Inoltre, le aziende sono in grado di influenzare le politiche occupazionali a proprio favore. Ad esempio, offrendo stage non retribuiti invece di contratti a tempo indeterminato. Possono anche fissare le proprie retribuzioni al di sotto del salario minimo senza troppe difficoltà.

Conter ha proseguito spiegando che, al contrario di quanto le persone siano spinte a credere, non sono le imprese a creare occupazione. Sono in realtà gli appalti pubblici a creare occupazione. I bisogni dei cittadini sono alla base degli investimenti governativi, danno respiro all’economia e generano occupazione nelle imprese.

L’eurodeputata Karima Delli, membro di Europa Ecologia – I Verdi, e della Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali del Parlamento Europeo, ha segnalato la mancanza di volontà politica che ha riscontrato lavorando per il Parlamento Europeo dal 2009. È opinione di Delli che gli investimenti nei giovani siano un debito buono, da sostenere per il bene delle generazioni future. Uno dei maggiori problemi che si è trovata ad affrontare in Francia è quello degli stage non retribuiti e di bassa qualità. Secondo le statistiche un individuo accumula circa 10 stage prima di vedersi offrire un contratto a tempo indeterminato. Tutto questo condanna i giovani a condurre una vita disagiata.

Le reazioni della società civile

La seconda parte del dibattito è stata dedicata alle organizzazioni giovanili.

Matthieu Degrez, del Conseil de la Jeunesse, organo che rappresenta il punto di vista dei giovani belgi e francesi, ha aggiunto ai contributi precedenti che molti partiti politici belgi continuano a sottolineare come le competenze offerte dal mercato del lavoro siano inadeguate. Affermano cioè che i giovani sarebbero personalmente responsabili della propria disoccupazione, perché non sufficientemente istruiti. Questo è errato e scarica la colpa sugli individui, mentre si tratta di un problema della società nel suo insieme.

Régis Pradal, tra i fondatori della InternsGoPro, ha aggiunto che dovremmo spingere i nostri legislatori a prendere misure concrete. Lo scopo della InternsGoPro è di innescare il cambiamento e farlo ratificare, conseguentemente, a livello legislativo. Affinché i legislatori prestino attenzione sono necessari incentivi specifici. L’idea della InternsGoPro è stata di creare un marchio forte, che sia vincolante per i datori di lavoro che lo adottano.

Scott Horner, rappresentante dell’organizzazione Think Young, è convinto che se i giovani vogliono farsi sentire devono assicurarsi di farsi ascoltare dai politici, attraverso i risultati elettorali. La questione del voto si è rivelata provocatoria per il pubblico, perché ha messo in luce due punti interessanti. In primo luogo, in Belgio i cittadini sono obbligati a votare, perciò è necessario fare qualcosa di più per essere davvero coinvolti nei meccanismi politici. In secondo luogo, le persone si chiedono spesso se ci sia effettivamente qualcuno per cui valga la pena di votare.

Dal dibattito è emersa chiaramente l’urgenza di trovare soluzioni a livello della società e a livello dell’UE. Siamo tutti concordi nel dire che non c’è abbastanza lavoro. Al tempo stesso dobbiamo assicurarci che l’educazione degli individui corrisponda ai bisogni del mercato. Dobbiamo lavorare su due fronti, aumentare le competenze spendibili e al tempo stesso creare nuove opportunità occupazionali. Ona misura diretta volta all’aumento dell’occupazione potrebbe essere quella di diminuire le ore di lavoro. Questo consentirebbe a molte più persone di accedere al mercato del lavoro. Come qualsiasi altro movimento, se vogliono avere voce in capitolo i giovani devono organizzarsi, mettersi in contatto tra loro, collaborare e trovare autonomamente delle soluzioni, oltre a fare pressione affinché ci siano dei cambiamenti a livello legislativo. In caso contrario, i diritti sul lavoro di ognuno, lavoratori e disoccupati, continueranno ad essere a rischio. Come ha affermato Conter, non possiamo considerare la nostra realtà come una situazione permanente o una verità eterna.

Dobbiamo fare la nostra parte se vogliamo assicurarci che quello che viviamo oggi non si ripeterà in futuro.