Diamo voce al popolo europeo: risposta a Claus Offe

Articolo pubblicato il 23 marzo 2008
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Articolo pubblicato il 23 marzo 2008
Dopo i referendum in Francia e in Olanda la sinistra europea non ha saputo porre all'attenzione dell'opinione pubblica del vecchio continente nessun piano di rilancio del processo di integrazione europea.
Alcuni intellettuali hanno provato a individuare un percorso alternativo per la costruzione dell'altra Europa a cominciare dal filosofo Jurgen Habermas per passare al sociologo Ulrich Beck e per finire a Claus Offe. Il Manifesto ha pubblicato recentemente un'intervista di Offe dal titolo "ll fragile cosmopolitismo del vecchio continente" nel quale lo studioso presenta le sue idee sulla sinistra europea e il suo scetticismo nei confronti del processo di integrazione europea.

Nell'articolo Offe presenta alcune analisi sul ruolo della sinistra europea pienamente condivisibili. In particolare lo studioso tedesco afferma che "la sinistra in Europa è abituata a pensare secondo una logica <<nazionale>>" e che "l'esito negativo dei referendum sulla costituzione europea in Francia e Olanda … dovrebbe essere interpretato come un voto non contro l'Europa ma contro determinate politiche dei governi nazionali". Oltre a criticare giustamente la sinistra per il fatto di non aver proposto nè agende, nè programmi per costituire l'altra Europa e ad affermare che l'Europa non parla con una voce sola nella politica estera, nelle politiche sociali, fiscali e del mercato.

Se da una parte Offe offre un'analisi lucida sulla sinistra europea dall'altra sembra che manchino elementi propositivi per colmare quello che giustamente definisce deficit democratico. Il fatto che i governi nazionali non siano più in grado di controllare problemi globali non spinge Offe a indicare la necessità che l'Ue si doti di un governo democratico che possa dar voce alla cittadinanza europea su questioni di comune interesse e che sia responsabile per le sue decisioni di fronte al Parlamento europeo unica istituzione eletta a suffragio universale.

L'analisi sul processo costituente appare poco realistica. Affermare che "i principi fondativi dell'Unione non le permettono di interferire con la sovranità degli stati membri" è semplicemente falso. Sin dalla sua nascita l'Unione europea si è posta obiettivi ambiziosi. La dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, con la quale si è dato avvio al processo di integrazione europea, ha indicato chiaramente lo scopo della federazione europea ovvero il superamento della sovranità nazionale. La storia dell'integrazione europea è una continua cessione, seppur graduale, di sovranità nazionale. Si pensi, solo per fare un esempio, alla sostituzione delle monete nazionali con l'Euro oppure all'istituzione dell'assemblea di Strasburgo, primo parlamento sovranazionale della storia. E, recentemente, la Carta dei diritti fondamentali che sta diventando un riferimento importante per tutti i giudici e le corti nazionali.

Non convince neanche l'affermazione che "i problemi legati alle politiche del lavoro, la gestione della disoccupazione, la salute, l'immigrazione sono diventati più urgenti e difficili da risolvere a livello nazionale a causa del processo di integrazione europea". Tali problemi non sono, infatti, diventati ingestibili a causa dell'integrazione europea; al contrario la loro soluzione è sempre più difficile perchè la globalizzazione economica ha spostato le decisioni verso luoghi e attori globali dove la democrazia non è di casa. Il processo di integrazione europea, con tutti i suoi limiti, sta cercando di porre un freno alla globalizzazione dei mercati mettendo la politica alla guida dell'economia: si pensi alla multa comminata alla Microsoft per abuso di posizione monopolistica oppure al sostegno unilaterale del protocollo di Kyoto.

L'altra considerazione di Offe che non soddisfa riguarda la sua argomentazione contraria alla proposta di Habermas sul rilancio del processo costituente. Mentre Habermas ritiene "sia importante rafforzare il ruolo degli stati membri più importanti e che una volta che questi avranno adottato una costituzione europea con mandato popolare gli altri si uniranno" Offe, al contrario, afferma che "se si formano alleanze tra stati membri come la Germania e la Francia agli altri mancherà la motivazione di aggiungersi e vorranno al contrario ostruire il processo per punire le presunzioni dirigiste di questi attori." Lo studioso tedesco non vede che la soluzione più probabile per rilanciare il processo costituente è di formare un nucleo d'avanguardia, di cui certamente fanno parte anche Francia e Germania, ma aperto a tutti i paesi grandi e piccoli favorevoli all'integrazione politica dell'Unione europea, che si pone come obiettivo un governo europeo e una Costituzione federale.

Altra affermazione mendace riguarda "il problema che manca una sfera pubblica europea che trascenda i confini tra stati nazionali". A giustificare tale affermazione Offe ricorda che "le manifestazioni di protesta contro la guerra nel 2003 furono più un affare che coinvolse la sola Europa occidentale che un simbolo dell'affermazione dell'identità comune europea". Osservatori esterni ritengono che le manifestazioni del 15 febbraio 2003 siano state le più imponenti del movimento per la pace e diversi commentatorile considerano come i primi passi del popolo europeo. Si ricorda a tal riguardo l'editoriale di Scalfari su Repubblica.

Concludendo possiamo certamente cogliere l'invito di Offe affinchè "La sinistra faccia propria una concezione universalistica delle politiche sociali, legata a un concetto di cittadinanza europea anziché nazionale" ed, anche, a pensare il "reddito minimo come diritto di cittadinanza inteso in senso europeo". E se vogliamo dare un seguito alla proposta di Offe "affinchè la sinistra riesca ad elaborare un programma per la promozione della sicurezza economica come diritto di cittadinanza a livello europeo" occorre inserire queste richieste in un programma di governo europeo e chiedere che le prossime elezioni europee diano voce ai cittadini europei lasciando che siano loro e, non le élite nazionali, a scegliere il presidente della Commissione. Ciò può essere ottenuto se i partiti europei si impegnano sin d'ora a designare un proprio candidato a Presidente della Commissione europea. Tale indicazione potrebbe dare nuovo impulso alle elezioni europee perchè i cittadini oltre a votare il proprio partito possono scegliere chi realizzerà il programma elettorale.

La sinistra europea deve muoversi affinchè ai cittadini europei venga riconosciuto il potere di scegliere chi li governa cosiccome succede ai livelli locale e nazionale. Dopo il trattato di Lisbona la sinistra europea ha il dovere di rilanciare il processo costituente mediante il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei cittadini e delle cittadine europei alla vita economica, sociale e politica dell'Unione europea.