Dialogue citoyen: lettera al Presidente #2

Articolo pubblicato il 17 aprile 2016
Articolo pubblicato il 17 aprile 2016

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La sera del 14 aprile scorso, François Hollande è stato invitato a partecipare alla trasmissione televisiva Dialogue Citoyen insieme ad alcuni Francesi scelti per l'occasione. Katerina non ha partecipato. Comunque, ha iniziato a intrattenere un rapporto epistolare con il Presidente. Dopo una prima lettera a cui è seguita la risposta del Capo dello Stato, Katerina ha impugnato di nuovo la penna. 

Signor Presidente,

La storia potrebbe finire qui: da cittadina delusa, vi scrivo una lettera per descrivere il mio disappunto. Presidente protettore, Lei mi ha risposto con un messaggio di speranza in cui mi invitava a non rinunciare né al mio "idealismo", né alle mie "illusioni". Nella mia lettera del dicembre 2015,  vi scrissi di aver votato per voi e non per una Francia in guerra, chiunque possa essere il nemico: Lei ha risposto, nella Sua lettera dell'11 febbraio, che "il nostro paese non ha deciso di essere sotto attacco" e che " il vostro dovere è di difenderci". E ha aggiunto solennemente: "La mia prima responsabilità, come Presidente della Repubblica, è di proteggervi".

Io capisco le sue argomentazioni. Immagino anche la difficoltà del svolgere la sua funzione: rassicurare i francesi riguardo la minaccia terroristica; onorare le vostre promesse di abbassare la disoccupazione; gestire l'ascesa del FN e dei movimenti di contestazione, #NuitDebout oblige; consolidare l'alleanza franco-tedesca per affrontare le sfide così numerose dell'Unione Europea, dalla crisi migratoria alla chiusura temporanea delle frontiere passando per la minaccia di un Brexit...  la lista è lunga e nonostante Lei sia il Presidente, non è onnipotente, senza offese per i Francesi. 

La storia potrebbe anche fermarsi qui, come potrebbe anche continuare. Io non rinuncio alla speranza di ricevere una nuova risposta a questa lettera: l'idealismo ha il difetto di essere tenace! 

« Il senso delle nostre azioni »

Lei ha menzionato nella sua lettera "il senso delle nostre azioni". A cosa si riferiva?La "Nazione", Lei dice, va difesa. Sono i nostri valori di libertà, uguaglianza e fraternità che sono stati attaccati dai terroristi. Lei ha invocato nei suoi auguri di dicembre 2015, "l'amore della patria", dato anche che il 2016 è "l'anno sacro della Marsigliese". Noi siamo adesso eroi che portano fieramente i colori della bandiera. Blu, bianco e rosso: ecco qua che la Francia ritrova la fiducia in quella che è. Un paese illuminato, un paese che resiste! Allons enfants de la patrie le jour de gloire est arrivé ! 

Comunque, dopo gli attentati di Bruxelles, la Francia sembra meno interessata di quanto non lo sia l'Europa. L'ha detto Lei stesso: "l'intera Europa è stata colpita". La "Nazione"? Qui, sembra fuori dai giochi. Quanto al "progresso" in cui Lei dice di credere, questo stesso progresso invocato in difesa della legge El Khomri, non è illusorio? Noialtri, giovani "Francesi", sappiamo già che vivremo meno dei nostri genitori. 

Io non credo nel progresso. E neanche nella patria. Come molti Europei, io ho più di una sola patria. Ho dovuto rinunciare all'idea di progresso quando ho compreso che il tirocinio sta alla mia generazione come il contratto a tempo indeterminato sta a quella dei miei genitori.  Quanto alla nazione, comprendo che è rassicurante. Tuttavia, nutro dei dubbi riguardo alla sua capacità di avere un senso per la generazione che è diventata grande con lo spazio Schengen. Cosa rimane allora del "senso" delle "nostre azioni"?

Nel mio piccolo, è questo il modo con cui io tento di dare senso alla mia azione: nel gennaio del 2016, quando Lei pronunciava i suoi "Auguri alla gioventù e alle forze dell'impegno", l'ho presa in parola cominciando una missione di servizio civico all'interno di una associazione. Così ho scoperto il lavoro al servizio dell'interesse generale, grazie a un dispositivo che voi avete vivamente incoraggiato. In tal senso, non posso negare gli effetti concreti della vostra politica, né il fatto che le azioni siano intraprese in direzione della "gioventù", che voi avete posto come priorità del vostro mandato. Nel mio piccolo, riesco più o meno a dargli un senso. Ma non è abbastanza: è nel mio grande che non riesco a dare un senso a ciò che si fa o si dice nel nome della Francia.

L’Europe più concreta che mai

Questa gioventù che voi avete interpellato durante i vostri auguri dell'11 gennaio richiamandoli a impegnarsi, questa generazione che voi avete contribuito a creare e che si è riunita a Place de la République all'insegna del "Nuit Debout", è a questa che Lei oggi lancia un appello. Forse più ancora che ad agire, è un appello a dare un senso. 

Al culmine della crisi, non è troppo tardi per restituire al progetto europeo il suo posto, il suo valore e la sua valuta. "Unita nella diversità", la Francia e l'Europa lo saranno persino di più nell'avversità.  José Ignacio Torreblanca, specialista di Affari Europei, ha fatto la seguente costatazione: "L'Europa resta un'entità astratta per cui nessuno è disposto a morire. Ma il fatto che molti siano disposti a uccidere cittadini europei dovrebbe farci riflettere sulla forza della nostra identità e della nostra azione". Gli attentati di Bruxelles e Parigi potrebbero almeno avere avuto il merito di rendere il progetto europeo più concreto e più significativo che mai. 

Dato che non figurerà fra i rari Francesi scelti per porle delle domande durante la trasmissione di questa sera, farò ancora una volta parte di quelli che Le scrivono. 

Nell'attesa di una vostra risposta, La prego di accettare, Signor Presidente, il mio profondo rispetto. 

Katerina Zekopoulos