DIALOGO SOCIALE AL VERTICE

Articolo pubblicato il 21 marzo 2014
Articolo pubblicato il 21 marzo 2014

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(In diretta dal vertice)

Una volta l’anno, ai margini degli incontri europei, si tiene il vertice sociale trilaterale che ha lo scopo di assicurare il dialogo sociale tra le istituzioni europee, i sindacati e i lavoratori. È l’occasione per fare il punto sulle riforme in corso e per confrontarsi sulle prospettive future. 

I dibattiti, come sempre, non sono pubblici e quindi solo la conferenza stampa può chiarirci le idee sul contenuto della riunione. Il rappresentante dell’Associazione dei Datori di Lavoro Business Europe ha definito il dibattito «vivo», suscitando il sorriso tra i vari partecipanti. In effetti, la presenza di certi protagonisti lascia immaginare dei dibattiti concitati.

Vari giudizi

Le divergenze sono cominciate dall’inizio, da quando è stato necessario fare il bilancio sull’attuale situazione e sulla politica europea. Secondo José Manuel Barroso, la «crescita è alle porte e le riforme stanno dando i loro frutti»; per B. Beyer, Presidente della Business Europe, «la situazione è migliorata grazie alle riforme, ma il resto del mondo non ci ha aspettati». Al contrario, Bernadette Ségol, Presidente della C.E.S (Confederazione Europea dei Sindacati) afferma che con 26 milioni di disoccupati in Europa «la crisi non è ancora finita». Il Primo Ministro greco, che meglio di chiunque altro può parlarne, attenua delle posizioni così nette: «il peggio della crisi è passato, ma non è visibile dal mercato del lavoro».

I giudizi sulle riforme sono logicamente diversi, per Business Europe bisogna applicare le riforme. Il rapporto annuale dell’associazione richiama l’attenzione sulla negligenza degli Stati membri: solo il 23% delle raccomandazioni della Commissione sono state prese in considerazione. Al contrario, secondo la C.E.S la causa del problema è proprio la politica d’austerity. Secondo B. Ségol «non è diminuendo la protezione sociale e i salari né aumentando la deregulation che le cose funzionano meglio».

Alla ricerca della crescita perduta

Quali misure, allora, si devono adottare per ritrovare la tanto agognata crescita? Secondo il Presidente della Commissione persiste il problema della disoccupazione, nonostante le riforme abbiano «dato i loro frutti» e «la crescita sia stata imminente». Annuncia nuovamente un piano d’azione di 6 miliardi di euro per aiutare i giovani. È necessario che le riforme vengano attuate e tutto andrà bene.  

Le parti sociali non sono d’accordo. Abitualmente il patronato esige meno oneri sia fiscali sia amministrativi. Secondo loro «è la competitività a dover essere al centro della politica europea». La C.E.S, invece, è indignata dall’assenza di adozione di misure per il lavoro.  Senza l’aumento del potere d’acquisto «non saremo in grado di uscirne», ci vuole «una competitività dall’alto».

Antonio Samaras mette tutti d’accordo invocando una «crescita sostenibile che non tralascia nessuno». A suo avviso, ciò può accadere attraverso un accordo sulla tassazione di cui si discuterà giovedì sera. Sarà «la chiave di volta» del meccanismo europeo di stabilità che impedirà (o cercherà di impedire) la crisi così come l’abbiamo conosciuta.