Di nuovo sul palcoscenico europeo

Articolo pubblicato il 09 dicembre 2002
Articolo pubblicato il 09 dicembre 2002
Molti personaggi di origine ungherese hanno lasciato il segno nel mondo occidentale. Lo speculatore George Soros, che ha tolto la sterlina inglese dal sistema monetario europeo nel 1992, e il Ministro degli Affari Esteri tedesco Joschka Fischer, che ha avuto un ruolo importante nel movimento del '68, sono solo due esempi.
Dopo anni trascorsi "dietro le quinte" della Cortina di Ferro, l'Ungheria sta finalmente tornando sul palcoscenico europeo. L'appartenenza all'Unione Europea (UE) sarà probabilmente assicurata nel 2004. La popolazione ungherese è a favore dell'Unione Europea più di altri paesi dell'Europa centrale e orientale. Ma ci sono alcuni problemi interni che devono ancora essere risolti.

Circa dieci milioni di ungheresi vivono ai margini del paese. Inoltre si suppone che cinque milioni di ungheresi siano sparsi nei paesi circostanti. L'Ungheria ha una popolazione multietnica composta da almeno tredici minoranze etniche. Ai fini dell'Unione Europea uno dei temi che più preoccupano l'Ungheria è la questione delle minoranze. Inoltre ci sono ancora dei problemi economici. Pétr Balázs, segretario di Stato dell'Ungheria per l'integrazione in Europa, durante il discorso tenuto all'Institut d'Etudes Politiques (IEP) di Strasburgo, ha rilevato tre problemi. Primo, deve essere trovata una soluzione per trasformare gli attuali sgravi fiscali per società straniere in aiuti regionali secondo il sistema utilizzato dalla UE. Secondo, Balázs critica la decisione di prevenire i pagamenti diretti agricoli del 100% prima del 2013. Arriveranno solo al 25% del livello UE attuale. Ciò potrebbe condurre ad una situazione paradossale dove l’Ungheria diventerebbe un contribuente netto della UE all’inizio dell’appartenenza, mentre è ancora un paese poco sviluppato. Terzo, oltre agli iniziali sette anni di movimenti di capitale limitati, l’Ungheria vorrebbe altri tre anni di blocco.

Durante un incontro dei “Jeunes Européens” (Giovani Europei) all’IEP, Krisztina Deli, studentessa ungherese, ha spiegato come la privatizzazione anticipata ha avuto degli effetti positivi sull’economia ungherese. Tuttavia, la povertà e la disoccupazione sono ancora dei problemi seri. La sua speranza è che l’appartenenza alla UE aiuti ad affrontare tali problemi. Péter Norváth, un altro studente ungherese, ha affermato che i soldi provenienti dai fondi strutturali dovrebbero avere un ruolo importante nel completare la trasformazione verso un’economia di mercato e nella stabilità dell’economia ungherese in generale. Inoltre l’appartenenza alla UE rafforzerà l’identità europea del paese.

Nel suo discorso Balázs ha dimostrato che l’Ungheria aspira ad essere qualcosa di più di un semplice aiuto finanziario. Balázs ha delineato la propria visione di un’Europa migliore. Primo, l’efficienza della UE dovrebbe essere aumentata semplificando e concentrando i trattati già esistenti. Secondo, Balázs considera fondamentale avere un presidente della Commissione Europea forte. Ancora, il potere decisionale del Consiglio Europeo dovrebbe essere più trasparente, includere un maggior coinvolgimento dei singoli parlamenti nazionali. Infine, Balázs ha sottolineato la necessità di un’azione esterna della UE più forte, come rappresentare paesi stranieri, parlare con una voce unica a proposito del Fondo Monetario Internazionale e trovare una strategia comune a proposito della Russia.

Ci sono buone possibilità che il futuro dell’Europa sia formato non solo da pochi eletti ungheresi, ma dall’intera Ungheria, come parte integrante dell’Unione Europea.

Foto: (c) Gilderic Photography/flickr