Di cosa parliamo quando parliamo di street art a Napoli?

Articolo pubblicato il 24 aprile 2015
Articolo pubblicato il 24 aprile 2015

La street art nasce nel Bronx newyorkese intorno agli anni 70. I ragazzi di quei luoghi difficili presero a scrivere i loro nomi sui muri e vagoni per affermare la loro esistenza in una società che li ghettizzava. Napoli accoglie nel suo ventre le Paint Stories, storie dell'arte urbana e dei personaggi che le danno vita.

Una premessa per orientarci tra le pitture parietali del centro storico è d'obbligo.

La street art nasce nel Bronx newyorkese intorno agli anni 70. I ragazzi di quei luoghi difficili presero a scrivere i loro nomi sui muri prima, e sui vagoni delle metro poi, per affermare la loro esistenza in una società che li ghettizzava. Dal semplice atto di marcare il territorio con una bomboletta, il graffito divenne presto un campo di ricerca grafica e stilistica, perchè la tag (la “firma” dei writer) si riconoscesse a colpo d'occhio per strada. 

Un gesto istintivo e primordiale, ma allo stesso tempo efficace e moderno sul piano comunicativo. La stessa immediatezza di comunicazione è alla base della street art, con la differenza che dietro a questa definizione si apre un orizzonte vastissimo di manifestazioni artistiche. Ciò che hanno in comune tra loro le opere di street art è che sono su una parete. Dopodiché si aprono una serie di immagini, tecniche, connessioni e messaggi che sembrano infiniti. Napoli, intrisa di folklore e di tradizione e da sempre amante delle contraddizioni, accoglie nel suo ventre le Napoli Paint Stories, le storie dell'arte urbana e dei personaggi che le danno vita.

41esimo parallelo

Il progetto nasce da un'idea apparentemente semplice: una passeggiata guidata per i vicoli della città alla scoperta di tutte le manifestazioni dell'arte urbana. Non un banale percorso museale a cielo aperto, quanto un tentativo concreto di avvicinare alla cultura dell'arte urbana, rivendicandone la dignità insegnando a osservare e a interpretare ciò che spesso passa distrattamente davanti i nostri occhi. I responsabili sono Federica Belmonte - laureata in Conservazione dei Beni Culturali ma appassionata di street art fin dai primi anni dell'università - e  Gennaro Maria Cedrangolo, presidente  dell'associazione culturale 400 ml, che cura l'iniziativa. 

La loro visione prende vita nell'aprile del 2014 con NAU_napoli azione urbana (inserita nel programma comunale "Napoli città giovane"), progetto volto a promuovere proprio la creatività partenopea che si riversa in strada. Da questa esperienza nasce Napoli Paint Stories, che con un'azione più diretta persegue il loro obiettivo di parlare, spiegare, appassionare ad un universo di cui spesso si hanno idee confuse. Bastano pochi minuti perchè Federica, che oltre a essere l'ideatrice è anche guida della passeggiata, districhi la giungla di segni che sfiorano i nostri occhi per quelle vie familiari, aiutandoci a scovare le prime opere. Allora da un contatore dell'Enel viene fuori la romantica figura di Alice Pasquini assorta ad osservare un cardellino, e poco lontano l'ironico sticker di Leo & Pipo, due francesi con la passione per le vecchie fotografie. Subito ci sentiamo degli archeologi metropolitani, intenti a scrutare ogni angolo alla ricerca di  segnali artistici quando Federica ci ferma davanti ad un murale sbiadito, apparentemente senza importanza. E' un lavoro di Zemi, uno dei writers storici di Napoli, membro di una delle crew partenopee più importanti, la K.T.M., di cui fa parte anche il gruppo hip hop La Famiglia e in cui hanno mosso i primi passi Cyop&Kaf. Quella scritta è li da vent'anni, a testimonianza di come Napoli sia sempre stata una fervida fucina espressiva. Il fatto che resti ancora lì indisturbata è segno di rispetto nei confronti della crew di Zemi, sentimento cardine della cultura hip hop, a dimostrazione di quanto il 41esimo parallelo che unisce il cuore della città col Bronx sia più corto di quello che pensiamo.

Urbi et orbi

Probabilmente è alla sua origine tra le crew del Bronx che la street art deve il gene dell'appartenenza al proprio territorio, che spinge i protagonisti a muoversi soprattutto dove hanno le loro radici. Non a caso molti dei lavori che popolano il centro sono di artisti campani e napoletani, che in questa città vivono e con questa dialogano quotidianamente. Cyop&Kaf sono l'esempio più lampante di questo concetto. Noti artisti dei Quartieri Spagnoli, hanno scelto di riversare il loro estro nel luogo dove sono cresciuti, portandoci la loro visione, spesso dura ma devota. Il loro progetto QS - Quore Spinato, raccoglie in un libro tutti i dipinti che hanno realizzato nell'arco di un anno all'interno dei Quartieri, realizzando un vero e proprio itinerario con tanto di mappa.

Ma Napoli è una città fortunata perchè custodisce tra le sue mura di tufo omaggi di altri artisti, come Zilda, ammiratore dell'arte italiana e dello spirito partenopeo; di Clet, il famoso “manomissore” dei segnali stradali e ovviamente di Banksy, che in piazza Girolomini ha lasciato il suo altare, perfettamente mischiato tra sacro e profano (dando origine a simpatici colpi d'occhio, come nella foto). Prendo coraggio e faccio a Federica una domanda un po' banale: «Quanto influisce, sul gran numero di artisti che sceglie di risiedere e produrre a Napoli, la nostra proverbiale “tolleranza” al rispetto delle leggi?» In Inghilterra, si sa, un graffito costa anche la galera. Senza fingere che la realtà non esista, mi risponde: «È vero che siamo più tolleranti, ma la realtà è che Napoli è molto stimolante per gli artisti. Perchè è una metropoli, eppure è rimasta autentica».

Prosegue raccontandoci che nche l'innata virtù dell'accoglienza che possiede il suo popolo, ha reso questa città meta prediletta degli artisti fin dagli anni Ottanta. È il caso di Ernest Pignon-Ernest, pioniere della street art, dalla Francia raggiunse più e più volte il capoluogo, per lasciarsene ispirare, componendo opere ispirate a Luca Giordano e Caravaggio, alcune con protagonisti anche gli abitanti del centro storico, che adesso purtroppo Federica può mostrarci solo attraverso delle fotografie d'epoca.

Il mistero delle apparizioni

A volte capita che gli artisti siano autorizzati a dipingere su un muro (come il recente caso del collettivo Memorie Urbane che ha creato un murales sul Municipio di Caserta), altre che siano talmente familiari agli abitanti da poterlo fare alla luce del giorno (come per i lavori di Cyop&Kaf nei Quartieri o per quello di Diego Miedo e Arp vicino Palazzo Giusso). Il più delle volte invece, è necessario arrogarsi questo “diritto”, il che vuol dire che bisogna essere rapidi ed efficaci. Gli urban artist hanno fatto di necessità virtù utilizzando le tecniche più disparate: non solo bombolette, pennelli e rulli, ma sticker, poster e stencil.

Quest'ultima è una delle tecniche privilegiate e consiste nel creare su un supporto cartaceo il negativo dell'immagine che si vuole disegnare, imprimendola poi sulla parete col colore. Componendo stencil in multi layer, abbinandole ad altri supporti, i risultati sono sorprendenti. Alcune opere sono dei veri e propri sfoggi di abilità artigianale, come l'occhio che spunta da saracinesca a via San Sebastiano, che riproduce la tecnica tipografica dell'halftone. La precisione dei solchi microscopici fatti col bisturi e la maestria dell'intagli scardinano ulteriormente il concetto della street art come fugace segno di passaggio, e trasmettono una fortissima empatia. Laboriosa è anche la tecnica di Zilda, che invece usa dipingere col pennello direttamente sulla carta di giornale, e poi incollare alle superfici l'opera, come il commovente esempio in Via Santa Maria dell'Aiuto, che resiste alle intemperie da anni.

Osservare le varie tecniche e imparare ad attribuirle a ciascun artista ci fa tornare un po' bambini in gita scolastica, e a fine tour abbiamo imparato a riconoscere anche la dolcezza delle figure femminili di Alice Pasquini, le apparizioni oniriche di Ryan che emergono dalle crepe di intonaco, i titani nerboruti di Diego Miedo o i mostri di Arp, vergati dal suo tratto deciso. Sarà il legame con città o la potenza della immagini, ma sento di aver in tasca la chiave di un rebus fatto di incisioni, mostri buoni, teschi e ossa, al quale non c'è soluzione. Sono i segreti di Napoli scolpiti nel tufo, e ascoltando le loro storie a me sembra di aver assistito ad un'evoluzione darwiniana, qualcosa che mi riguarda profondamente, anche se non mi è mai appartenuta. Forse parliamo di quella che semplicemente chiamiamo arte. Il Napoli Paint Stories si tiene ogni sabato pomeriggio e domenica mattina. Per partecipare bisogna prenotare al numero 3331589423. Sull'omonima pagina Facebook è possibile visualizzare altre informazioni e curiosità sul percorso.