Depardieu in giro per la Francia tra rap e pittura

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2016
Articolo pubblicato il 12 dicembre 2016

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L'uscita è prevista in Belgio per il 14 dicembre 2016. Stiamo parlando di Tour de France, il film che vede insieme Gérard Depardieu e il giovane rapper Sadek, visto in anteprima per voi da cafébabel al 16esimo festival Cinéma Méditerranéen.

21 e 30. Questo sabato sera l'Orangerie, la sala proiezioni del Botanique, è gremita di gente.

Proprio alle 21 e 30 dovrebbe iniziare il film. Il pubblico non sembra ancora spazientirsi, anzi al contrario. L’atmosfera è piacevole, la musica della caffetteria accanto pervade l'entrata dell’Orangerie, dove stampa e pubblico attendono con pazienza l'apertura delle porte.

Il regista del film, Rachid Djaïdani, ne approfitta per fare un giro tra la folla. Saluta con gentilezza gli spettatori e stringe qualche mano che si tende verso di lui, come a volersi scusare del leggero ritardo.

La proiezione dura circa un'ora e mezza.

Il film è prima di tutto un road movie intimista, che racconta il viaggio di Serge e Far’Hook, interpretati rispettivamente da Depardieu e il giovane rapper Sadek. Serge è una persona cinica, acida e dalla mentalità chiusa che fa del pittore Vernet, suo idolo, la sua unica ragione di vita. Far’Hook, invece, è un rapper che si sente abbandonato dalla Francia. I due nutrono dei pregiudizi l’uno verso l'altro.

In seguito ad un regolamento di conti, Far’Hook cerca di farsi dimenticare scappando dal suo nemico. Ma come ? È qui che entra in gioco il suo migliore amico, nonchè figlio di Serge, Bilal. Quest'ultimo, in conflitto con il padre, gli propne di sostituirlo come autista e accompagnare Serge per tutta la Francia alla ricerca di Vernet. Far'Hook accetta quella che per lui si presenta come un'occasione di allontanamento da Parigi e dal suo avversario. 

Questo viaggio servirà ai due personaggi per liberarsi progressivamente dei loro pregiudizi, mostrandosi a poco a poco per quelli che sono, due esseri sconfitti dalla vita. Ma soprattutto due esseri che attribuiscono incessantemente agli altri la loro rispettiva precarietà. Serge detesta gli stranieri che creano scompiglio nel suo quartiere e Far'Hook ce l'ha con "Marianne" per averlo piantato in asso. 

Gradualmente, impareranno a conoscersi, a scoprirsi, e alla fine si aiuteranno a vicenda perchè, dopo tutto, i due sono sulla stessa barca.

Con questo film, Rachid Djaidani vuole raccogliere e rimettere insieme le componenti di una Francia deluse e prese in giro al tempo stesso, mettendo l'accento sulle loro similitudini affinchè cessino le divisioni. Le quali possono rivelarsi pericolose, perchè, se persistenti, il malcontento sarà tale che tutti i Serge ed i Far’Hook di Francia si separeranno definitivamente fino alla rottura. Allora i primi cadranno tra le braccia dei partiti estremisti e i secondi si dirigeranno verso un ripiegamento comunitario.

Ma questa rottura non sta già facendo capolino in tutta Europa? In questo caso, il film assume tutta un'altra veste, diventa un grido; ma un grido positivo perchè è intimista con audacia, suggerendo una riconciliazione di questi ceti popolari. 

Tuttavia, questa riconciliazione non può avvenire spontaneamente, il cineasta Djaïdani propone una via : l’arte. Questo film strizza palesemente l'occhio all’arte. Serge dipinge per tutta la durata del tragitto, e Far’Hook scrive e canta i suoi testi per raggiungere la fama. Man mano che si avvicinano, vedremo ogni tanto il rapper mettere un po' di blu per completare la tela di Serge e quest'ultimo cimentarsi nel rap.

Come se il regista volesse insegnarci che l’arte può scavalcare i nostri pregiudizi assumendo il ruolo di mediatrice.