Democrazia in Azerbaigian, obiettivo 2008

Articolo pubblicato il 18 aprile 2007
Articolo pubblicato il 18 aprile 2007

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In esame al Consiglio d’Europa l’adempimento degli standard democratici a un anno dalle Presidenziali.

Il Consiglio d'Europa non è l’unica istituzione ad interessarsi all'Azerbaigian, ex repubblica sovietica incuneata nel Caucaso. Anche il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, durante una sessione tenutasi a Ginevra lo scorso marzo, ha dibattuto sulla questione dei profughi azeri in seguito al conflitto con la popolazione del Nagorno Karabakh, regione a maggioranza armena che ha dichiarato la propria indipendenza dall’Azerbaigian nel 1991. Non solo. All'inizio del 2007 Amnesty International denunciava in un rapporto l’assenza di libertà di espressione e le minacce di cui sono vittima gli informatori locali in Azerbaigian.

Aperture dal Governo. Ma non basta

L’interesse accordato da qualche mese all’Azerbaigian non è casuale. Dopo “il vuoto informativo” seguito alle turbolente elezioni legislative del novembre 2005, la società azera sta uscendo dal torpore e si sta preparando ad affrontare ciò che in molti definiscono una sfida politica cruciale: le elezioni presidenziali del 2008. Ilham Aliyev, che salì al potere nel 2003 dopo dieci anni di dominio del padre Heydar, dovrà dimostrare che i passi avanti degli ultimi mesi – indulti per i prigionieri politici, rimodellamento di alcuni portafogli di governo, apertura verso l’estero – non sono stati un semplice ritocco dell’immagine per soddisfare la comunità internazionale.

Appuntamento nel 2008

L’appuntamento elettorale dell'anno prossimo sarà un’occasione d’oro per l’opposizione. Le presidenziali del 2003 e le legislative del 2005 l'avevano vista coalizzarsi contro la “farsa elettorale” proposta dal Governo Aliyev. Oggi, anche se la riedizione di quella piattaforma comune sarà difficile, gli osservatori sperano in elezioni che rispettino i canoni internazionali di correttezza e trasparenza.

Secondo Razi Nurullayev, attivista e fondatore del movimento giovanile Yox – creato sul modello dei gruppi legati alla Rivoluzione arancio in Ucraina – la sfida maggiore per l’opposizione è riuscire a «mobilitare e coinvolgere la società», soprattutto la popolazione più giovane. «I giovani si ritrovano intrappolati nella routine e devono superare tutta una serie di problemi per andare avanti», spiega Nurullayev. Che attualmente si occupa del consolidamento della “Coalizione della Società civile”, rete di organizzazioni non governative locali e internazionali, di associazioni civili e personaggi influenti creata per favorire il dibattito sociale e creare un ponte tra l’ambiente politico e la società. «La passività dei cittadini determina poi un cattivo svolgimento delle elezioni» analizza Nurullayev, convinto che la democrazia non arriverà finché gli azeri non parteciperanno tutti i giorni alla vita politica del loro Paese.

Scacchiere eurasiatico

Per il momento, il Governo azero ha accettato di seguire alcune delle raccomandazioni della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa e di organismi come l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), per quanto riguarda l’introduzione di alcuni emendamenti alla Legge Elettorale. Così, sia il governo che l’opposizione saranno rappresentati in modo equo nei Comitati elettorali. Tuttavia il Consiglio d’Europa esigerà con ogni probabilità dall’Azerbaigian, nella sessione di aprile, un cambio di rotta in altri settori: la riforma del sistema giudiziario, la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, la situazione delle ong che operano in difesa dei diritti umani nel Paese, la libertà di espressione o di associazione. Raccomandazioni che, secondo il governo azero, il Consiglio d’Europa dovrebbe estendere a molti altri Paesi membri.

Intanto a nessuno sfugge che l’Azerbaigian è un tassello fondamentale del mosaico eurasiatico. Confina infatti con l’Iran, dove risiedono ben 30 milioni di azeri, di fronte ai 9 milioni che vivono nel Paese. È inoltre sede di preziose risorse energetiche che lo rendono di fondamentale importanza geopolitica. Ma l’Azerbaigian sa che per avvicinarsi all’Europa dovrà compiere progressi democratici di peso nei prossimi mesi. Staremo a vedere.