« Democracy » : la messa a nudo delle istituzioni europee

Articolo pubblicato il 18 novembre 2016
Articolo pubblicato il 18 novembre 2016

Attenzione, questo articolo non è stato ancora editato, né pubblicato in alcun gruppo

Un documentario in bianco e nero che mostra il processo legislativo nell'ambito delle istituzioni dell'Unione europea? Di sicuro abbiamo visto film più entusiasmanti. Eppure, lo svizzero David Bernet, ideatore del progetto, raccoglie con Democracy la sfida di realizzare un film avvincente sugli arcani del potere europeo.

Sembrerebbe proprio che questo film sia unico nella storia dell'Unione europea. David Bernet ha presentato lunedì 14 novembre Democracy in prima assoluta a Strasburgo, in occasione del festival Augenblick. Il documentario è uscito esattamente un anno fa in Germania e ha riscontrato molto successo nel paese tedesco.

Tra Snowden e Black Mirror

Sono due personaggi politici ad avere un ruolo dominante nel film: Viviane Reding, commissaria europea per la giustizia, per i diritti fondamentali e per la cittadinanza e Jan Philipp Albrecht, giovane deputato europeo dei Verdi. Nel 2012, entrambi si impegnano in una lunga battaglia affinché la legge europea si interessi alla protezioni dei dati personali degli utenti del web. A questa battaglia partecipano consiglieri, oppositori politici, lobby e difensori dei diritti civili. Il caos che viene a crearsi a Bruxelles diventa così il teatro di una lotta di poteri, tanto che il progetto va rapidamente verso il fallimento vista la grande influenza delle altre imprese del settore del digitale. Le lobby non si erano ancora mostrate così determinate e potenti secondo i due protagonisti. Questo progetto di legge batte un altro record, ossia quello del numero di amendamenti inseriti, che sarebbero più di 400. Quando finalmente Edward Snowden rivela uno scandalo di sorveglianza massiva nell'estate del 2013, il piano di Jan Philipp Albrecht fa rapidamente dei passi avanti. Il progetto di legge viene adottato dal Parlamento europeo nel marzo del 2014 e il film termina proprio qui. Tuttavia, occorreranno due anni di ulteriori negoziazioni tra il Parlamento, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione per giungere all'adozione definitiva del Regolamento generale sulla protezione dei dati avvenuta solo lo scorso aprile.

Mentre assistiamo all'uscita della terza stagione di Black Mirror e del biopic sulla vicenda Snowden, ci troviamo in piena paranoia da assenza di privacy; atteggiamento certamente giustificato. Ad ogni modo, il documentario di Bernet non nasce con lo scopo di lottare o denunciare. Il progetto di legge in questione è innanzitutto un pretesto per accedere ai dietro le quinte delle decisioni prese a Bruxelles e mettere alla prova la democrazia dei nostri giorni, come mostrato del resto dal titolo del film e dalle riprese su Atene che compaiono in primo e in secondo piano. « Il mio obiettivo è quello di aprire porte che per altri sono chiuse. All'inizio il mio comportamento non era affatto ostile. Volevo semplicemente ottenere più informazioni sulle forze che entrano in gioco durante il processo legislativo », ha dichiarato il realizzatore del progetto a Strasburgo. La freddezza istituzionale che ci si aspetta è trasformata in una sensazione di calore. Sebbene la scelta rischiata del bianco e nero mostri delle scrivanie dai colori piuttosto tristi, i personaggi evocati, ben lontani dai burocrati dell'immaginario comune, si battono ciascuno per le proprie convinzioni e si mostrano paradossalmente vivaci. Tra questi troviamo il giovane e promettente Albrecht che ha il pieno controllo della situazione, la commissaria Reding serena e motivata a combattere in una lotta in cui non era per forza chiamata a prendere parte, Pietro Balboni, giovane avvocato specializzato nell'e-commerce e lobbista realista. Troviamo inoltre Katarzyna Szymielewicz e Joe Mc Namee, difensori dei diritti civili e convinti pienamente della causa che hanno scelto di difendere. Ovviamente mancano all'appello i rappresentanti delle più grandi aziende multinazionali che temeno di apparire in documentari come questi. Occorre che il processo decisionale, razionale e umano a detto di Bernet, ne esca più maturo e nobile.

« Bruxelles è all'avanguardia »

Nel momento in cui l'Unione europea è etichettata come un insieme di istituzioni troppo complesse, inutili e poco chiare, ecco a voi un documentario che riesce con successo a mettere in discussione almeno due di queste idee. La complessità e i rompicapi europei sono realtà che il regista si diverte a filmare, delle complicazioni burocratiche della durata di quattro anni per i deputati che finiscono col perdersi tra i corridoi del Parlamento europeo. Tuttavia, la modalità con cui vengono prese decisioni all'interno delle istituzioni europee adesso è più chiara dal momento che David Bernet ha acceso i riflettori su Bruxelles, senza cedere a un atteggiamento di cinico disprezzo.

Si tratta di un argomento che è tutto fuorchè inutile nell'era del digitale e i cittadini europei « non possono digerire tutte le informazioni che ricevono e nemmeno reagire a quello che succede » afferma Bernet, perchè Bruxelles « è all'avanguardia ».

Trailer di Democracy.

___

Da vedere: 'Democracy' di David Bernet (nelle sale dal 16 novembre)

___

Cet article a été rédigé par la rédaction de cafébabel Strasbourg. Toute appellation d'origine contrôlée.