Delocalizzazione a est: stipendi più bassi che in Austria

Articolo pubblicato il 10 marzo 2009
Articolo pubblicato il 10 marzo 2009
Nel mezzo di un’aerea boscosa si erige un edificio di un piano di circa una dozzina di metri. Le finestre sono spoglie, bianchi gli intonaci. Non sembra per niente una fabbrica. Eppure, per i due imprenditori viennesi Heinz Rabenseifner e Aurel Szirmay, si è trasformata nel fulcro della loro vita: hanno scelto questo edificio come base della loro compagnia, Navan Globe.
Siamo in Ungheria, nella piccola città di Csorna. Reportage.

In futuro, saranno manifatturati un milione di “passive markers” (marcatori passivi utilizzati in chirurgia), sfere plastiche riflettenti dal diametro di un centimetro. I chirurgi li utilizzano per operare con maggiore precisione. La Navan Globe vuole riuscire ad affermarsi su scala mondiale nel mercato delle sfere, ma non è una questione semplice. Al fine di costruire il macchinario adatto ad una produzione di massa, la compagnia ha bisogno di cinque operai qualificati: saldatori, operai metalmeccanici e meccanici. I due fondatori della compagnia hanno cercato per quasi un anno degli operai adatti a questo tipo di lavoro, senza risultato. Date le circostanze, (wikimedia)hanno lanciato uno sguardo verso est. Ad ottobre hanno visitato la città di Csorna ed ora, la compagnia è in piedi e funzionante. «Abbiamo ottenuto maggiori risultati qui in due mesi che durante l’arco di dieci in Austria», sono le parole di Rabenseifner. Si risente del fatto che è stato impossibile trovare il personale giusto in casa. La nuova compagnia è stata sopraffatta dalla carenza di operai specializzati che ha afflitto l’industria dallo scorso anno. Stando all’associazione dei produttori, già da prima l’Austria aveva un deficit tra i 5000 e i 10mila operai qualificati. La Naval Global ora si è trasferita a Csorna, nel nord-ovest dell’Ungheria, una cittadina di 10mila abitanti. Cosa ha Csorna che Vienna non ha?

Stessa storia: taglio del personale

La fabbrica Audi a Győ, Ungheria (Foto: audi.com)

Dal ventitresimo distretto di Vienna, se il giovane socio Aurel Szirmay si mette di buona lena in macchina, in una buona oretta riesce a raggiungere il suo nuovo posto di lavoro a Csorna. Il tragitto è cosparso di cottage non confinati, cliniche dentistiche private e case per il finesettimana di cattivo gusto. Ad uno sguardo più accurato si vedono molte altre compagnie straniere: un’azienza austriaca produttrice di plastica, una compagnia tedesca automobilistica. L’Audi possiede un importante stabilimento nella città di Győr. In effetti la strada per Budapest porta anche ad una nuova realtà dell’Europa orientale: catene di supermercati internazionali, traffici commerciali e capannoni abbandonati: benvenuti nella periferia di Csorna. Sono solo trenta chilometri da Győr. Qui non si trova traccia d’investitori stranieri. Aurel Szirmay mette la freccia. Se non guardi attentamente può succedere di non riconoscere l’entrata della fabbrica. L’unico indizio di persone che lavorano qui sono due macchine parcheggiate. La fabbrica è dietro un cancello metallico. Volano scintille: qualcuno sta saldando qualcosa. Heinz Rabenseifner si rivolge ad un operaio in ungherese: «Ho imparato la lingua mentre lavoravo in un cantiere a Budapest», afferma il cinquantanovenne austriaco. Possiede lo charme tipico del viennese, ma allo stesso tempo si può dimostrare insofferente. «Vieni con me», dice e ci avviamo all’entrata della fabbrica. Non c’è ancora molto da vedere: un ufficio, l’officina, presse meccaniche e stanze vuote. La breve visita ci dà un assaggio di storia ungherese: «Era una sartoria prima», spiega Rabenseifner. Una volta qui sedevano otto donne a cucire biancheria. Durante il comunismo le sartorie nascevano spesso vicino a cooperative di produzione agricola. Dopo la caduta della cortina di ferro, molte sono state privatizzate. L’industria tessile di Csorna si è trasferita da molto in paesi più a buon mercato. Un calendario del 1999 è appeso per ricordare quale fosse una volta un tipico giorno lavorativo. Al primo piano si trovano ancora i tavoli dove lavoravano le sarte. «Ce ne stiamo liberando», dice Rabenseifner. Ha progetti per la grande sala: il piano prevede trenta lavoratori per produrre le sfere plastiche. Due donne ungheresi sono già sedute alle presse del piano terra. «È difficilissimo trovare lavoro a Csorna», dice la più anziana delle due. Lavorava alle terme, ma hanno tagliato il personale. In seguito ha lavorato nel vivaio vicino. Stessa storia: taglio del personale.

(audi.com)

In Ungheria lo stipendio medio è un quarto di quello austriaco

Csorna conta una popolazione di 10mila abitanti. Da Eisenstad a Csorna, si passa per il centro. Non c’è molto da vedere: la dimora ristrutturata dei Provost, una piscina malridotta e le terme. Nell’ufficio del turismo locale c’è un catologo Neckermann a prender polvere. La signora dietro la cassa confida: «Non c’è molto da fare in inverno a Csorna. Puoi andare a Győr. Lì ci sono una piscina, un cinema, il centro commerciale». Ogni giorno tra le 20mila e 21mila macchine rimbombano nella strada principale: molti mezzi pesanti viaggiano dalla Croazia alla Slovacchia. Il traffico continuo, la noia assoluta e la mancanza di lavoro sono i fattori che spingono la gente fin qui. «Con la fine del comunismo molte compagnie straniere si sono trasferite in Ungheria. Eppure le grandi compagnie non si sono fermate», afferma Alpár Gyopáros. Ha ventinove anni e non dà per niente l’idea che uno potrebbe avere di politico di una piccola città: è vestito elegantemente e le sue buone maniere lo vedrebbero più a suo agio in una compagnia listata in borsa che in una birreria. Gyopáros é membro del Fidesz, un partito della destra che ha ottenuto la maggioranza assoluta alle ultime elezioni regionali. Il giovane politico sta progettando un rock festival per i giovani, un comitato turistico per le aeree circostanti e proprietà industriali su larga scala. Tuttavia vorrebbe attirare più imprese all’area. «Il vice sindaco ci ha aiutato nella manodopera e nella licenza di servizio», dice Aurel Szirmay. Navan Global avrebbe potuto stabilirsi in qualunque città dell’Ungheria. Eppure è a Csorna che hanno trovato i loro presupposti a basso costo e un vicesindaco fortemente motivato. Ha addirittura assegnato ai due austriaci un segretariato per aiutarli a trattare con la burocrazia. Dopotutto Gyopáros si rende perfettamente conto che per quanto riguarda la sua città, è solo questione di mera soppravivenza. La disoccupazione sarà forse minore, ma quasi tutti sono pendolari e tanti si stanno trasferendo.«Dieci anni fa la gente veniva qui per lavorare in massa. Adesso sta andando via in massa», dice il vicesindaco. I signori Heinz Rabenseifner e Aurel Szirmay stanno approfittando di questo vuoto di lavoro. Dopotutto il riassestamento sta dando dei benefici: Csorna è maledettamente economica. In uno dei pub locali un pranzo costa due euro. L’affitto è un decimo di quello che si spende a Vienna. Un saldatore esperto guadagna almeno 2000 euro in Austria, mentre in Ungheria lavora per un quarto del salario austriaco. «Tuttavia non è stato questo il fattore decisivo», tengono a precisare i due investitori. «Se fossimo stati preoccupati solo del costo del lavoro, a quest’ora saremmo stati in Slovacchia». Secondo Szirmay è stata semplicemente una questione di trovare operai qualificati. A Vienna, durante i colloqui, i saldatori abilitati non erano in grado di utilizzare i macchinari e sopratutto un operaio qualificato non avrebbe lavorato per meno di 4000 euro mensili. «Abbiamo ricevuto domande da magazzinieri, autisti e fornai. Avrei potuto fondare dieci compagnie di spedizione. Eppure un operaio metalmeccanico con capacità di saldatore non si è trovato da nessuna parte».

Trarre beneficio dall’espansione a est

L’imprenditore viennese dipinge un quadro rosa della nuova sede. Eppure la situazione è dura per gli imprenditori in Ungheria. Secondo l’economista István Hamecz, che faceva parte del precedente quadro della banca nazionale e che oggi dirige il più grande fondo fiduciario dell’Ungheria «il nostro mercato del lavoro si è visto ridurre per anni». Sottolinea che i salari hanno subito una crescita del dieci per cento nel settore della produzione durante gli ultimi anni, mentre le compagnie sono cresciute solo del 4 per cento. Sulla stessa scala l’Austria non ha conosciuto una tale crescita. Fino ad oggi la Navan Global ha trovato solo due operai qualificati, entrambi ancora in prova. Uno di loro sarà il futuro responsabile dell’officina. L’uomo, di statura bassa, sulla cinquantina, è di fronte al banco da lavoro mentre si piega su un pezzo di ottone dandogli una forma.«Mi piace questo tipo di lavoro in cui c’è bisogno di pensare», dice Frenk. Non vuole svelare il suo vero nome al giornale, perché è ancora sotto contratto con un altro datore di lavoro, con il quale guadagna 400 euro al mese. Nella regione di Sopron-Csorna-Györ il salario medio é 170mila fiorini ungheresi, circa 670 euro. L’Ungheria ha prezzi convenienti per i turisti austriaci, ma non per gli abitatnti del posto. «È difficile per me arrivare alla fine del mese. La bolleta della luce e la casa sono spese alte», afferma Fernc. Alcuni abitanti di Csorna fanno i pendolari con l’Austria principalmente per questo motivo. Eppure Ferenc non tornerebbe a Vienna per niente al mondo. Dopo la caduta della cortina di ferro, vi ha lavorato per quindici anni. Le compagnie non volevano offrirgli un contratto, con il risultato di essere stato sfruttato per essere un lavoraratore clandestino. Ferenc ha chiuso con quella situazione: «Preferirei piuttosto armeggiare per casa e dormire nel mio letto». Nonostante questo guadagnava tre volte di più in Austria. Se si parla con gli operai, si scopre l’altra faccia della cosiddetta “carenza di operai qualificati”. Se è vero che la ripresa economica in Austria ha portato un deficit in alcuni settori, come quello dell’industria metalmeccanica, bisogna ammettere però che non è stata l’unica ragione. Imprese locali per anni hanno tagliato posti per gli operai apprendisti e hanno continuato a farlo durante i tempi duri. «Nel 2004 abbiamo condotto uno studio sull sviluppo dell’occupazione nell’Alta Austria. Addirittura prima di quel periodo avevamo lanciato l’allarme sulla mancanza di operai qualificati», afferma Helmut Mahringer, dell’Istituto di ricerca economica. Quando la carenza si è trasformata in realtà, l’industria ha richiesto ai nuovi stati membri dell’Ue che operai qualificati fossero autorizzati a lavorare in Austria. Attualmente hanno libero accesso per lavorare cinquanta tipi di lavoratori. Il problema, però, è che coloro desiderosi di andar via, l’hanno già fatto a suo tempo per trasferirsi in paesi come Svezia e Regno Unito. Chi vuole davvero andare in Austria, dove i lavoratori stranieri soffrono queste condizioni di lavoro? Sono passati i tempi in cui i migliori europei dell’est affluivano in massa nel paese. Più gli imprenditori si spostano nei paesi dell’ex blocco, più i salari aumentano. La Naval Global è una piccola compagnia che vuole trarre beneficio dall’espansione ad est dell’Ue. La cittadina di Csorna ha perso molti posti di lavoro ngli ultimi anni. Possono davvero trenta posti in più invertire questa tendenza? «Non è questo il punto», dice il vicesindaco Gyopáros: «Anche se la ditta non riuscisse nello scopo prefissato, avrà comunque un impatto positivo. Perché si spargerà la voce che Csorna sostiene le compagnie». Potrà sembrare ingenuo, eppure l’entusiasmo dei due imprenditori ha fatto in modo che un’azienda siderurgica dell’Alta Austria si sia messa in contatto con una ditta metalmeccanica locale: stanno negoziando una società in partecipazione a Csorna. Il riassestamento di questa nuova società austriaca è solo un esempio di come gli sviluppi della macroeconomia possono incidere sui singoli: l’imprenditore che è costretto a trasferirsi, l’operaio qualificato che vuole essere in grado di pagare la bolletta senza tormentarsi troppo e il politico locale in attesa di una seconda possibilità per la sua città.

Il giorno seguente s’avvia un nuovo macchinario: una pressa meccanica. L’anziana signora riesce a farla funzionare subito. Più avanti trenta operai la raggiungeranno per produrre sfere di un centrimetro. Saranno esportate negli Stati Uniti, Asia ed Europa. C’è futuro per Csorna? «È una domanda difficile», è la rispota della donna. «Forse».