Dell delocalizza: arrivederci Irlanda, buongiorno Polonia

Articolo pubblicato il 20 marzo 2009
Articolo pubblicato il 20 marzo 2009
La società americana delle tecnologie dell’informazione trasferisce una parte della sua produzione da Limerick in Irlanda a Lodz in Polonia, dove possiede una fabbrica dal 2006. La Commissione europea deve verificare se il sostegno che questa impresa ha ricevuto dall’autorità pubblica polacca è legale.

Nel capitalismo tutto è permesso. Il vincitore è colui che produce a basso costo e vende ad alti prezzi. È per questo che da anni l’Europa paventa la concorrenza dei mercati dell’Europa dell’Est, e gli Europei, che essi siano dell’Est o dell’Ovest, vedono nell’Asia un “nemico” comune. La manodopera cinese, indiana, taiwanese, dai salari inopportuni, così a buon mercato, rende tutta la produzione accessibile. Purtroppo, la delocalizzazione della produzione è conforme all’approccio orientato verso i bisogni del mercato delle imprese.

La Polonia non è l’estremo oriente?

Global/flickr Thomas L. Friedman, tre volte insignito del premio Pulitzer, ha sottolineato il potenziale immenso dell’estremo Oriente, da un punto di vista sia intellettuale (degli specialisti, estremamente ben formati e che parlano inglese), sia demografico (una manodopera abbondante) sia societario (chi penserebbe di fare sciopero in una fabbrica cinese?). Le società, prosegue Friedman, hanno sempre più spesso delle sedi sociali in più paesi. La produzione non è che un aspetto del problema. Il trasferimento di un’impresa che ha delle ramificazioni sotto tutte le latitudini e tutte le longitudini è semplice da concepire. Delocalizzando le sue catene di fabbricazione da Limerick a Lods, Dell non scappa dall’Europa per l’estremo Oriente. A dire il vero, è dal 2006 che la multinazionale texana ha preso in affitto per solo 20 anni un terreno dove vorrebbe investire. Avrebbe ugualmente potuto concludere un affitto enfiteutico (cioè un diritto reale di godimento su proprietà altrui). Il trasferimento delle catene di produzione di computer del gigante informatico solleva dei dubbi in seno alla Commissione europea: l’aiuto pubblico potrebbe, in effetti, rappresentare un buon quarto dell’investimento totale. La giurisprudenza dell’Unione vieta che l’autorità pubblica partecipi agli investimenti quando questo può aumentare il rischio di monopolio, come potrebbe essere appunto il caso con Dell. Inoltre, la Commissione ha 18 mesi per far conoscere la sua decisione. Il diritto polacco prevede tuttavia che i fondi budgetari (nel caso di Dell) dovranno essere attribuiti prima della metà del 2009. La Commissione europea può dunque, appoggiandosi sulle leggi applicabili, vietare l’investimento di Dell. I deputati polacchi già protestano. Da un punto di vista globale, la delocalizzazione della produzione non apporta alcun valore aggiunto all’Europa. Più disoccupati in Irlanda e meno in Polonia, questo vuol dire nessun passo avanti ma ugualmente nessuno indietro.

Da Limerick a Lodz

Come la maggior parte delle imprese del settore delle tecnologie dell’informazione, Dell è alla ricerca di economizzare. Da qui al 2010, 1900 lavoratori della sua fabbrica irlandese dovranno essere licenziati quando invece gli specialisti del marketing e i ricercatori conserveranno il loro impiego. È in questo modo che Dell conta dividere per quattro i suoi costi salariali. È il trionfo della logica del mercato. Non bisogna dimenticare che nel settore delle tecnologie dell’informazione (IT), tutti i suoi concorrenti hanno già lasciato l’Irlanda. Ma quando la crescita economica subisce un rallentamento notevole e il tasso di disoccupazione raggiunge circa il 15%, la delocalizzazione di un’impresa che genera delle migliaia d’impieghi porta un danno severo all’Irlanda. Il trasferimento della produzione verso la Polonia, con il sostegno delle autorità pubbliche, è, al contrario, una fortuna per la regione di Lodz che è caduta in una certa apatia industriale. Lodz ha del potenziale, e la nuova catena di montaggio di Dell può apportare un’accelerata potente al mercato locale. Paradossalmente, a Limerick, Dell ha anche impiegato dei lavoratori polacchi. Gli irlandesi, invece, non vogliono lottare per dei posti nella fabbrica polacca di Dell. Ci sono infatti sette candidati per un posto.

Trattandosi dell’innovazione e della competitività, Dell gioca nella lega dei campioni. La multinazionale texana ha elaborato una tattica che gli permette di saltare gli intermediari. Limita anche l’accumulazione di stock, e questo gli permette d’abbassare i costi dei computer per il consumatore. Allo stesso modo ha agito nel campo della direzione d’impresa, dove la società Dell ha realizzato un capolavoro della riduzione dei costi. Nessun sindacato esisteva a Limerick, anche se i contratti di tre mesi rinnovabili all’infinito hanno visibilmente costituito un motivo d’irritazione tra i lavoratori. Nella fabbrica di Dell in Polonia, al contrario, gli operai sono organizzati e lottano per un aumento dei loro stipendi. Il salario di un operaio alla catena è stato portato da 1100 a 1600 zloty netti. In Bulgaria e in Romania, per non parlare dell’Asia nel suo insieme, il salario minimo è due volte inferiore a quello minimo polacco.

Non bisogna sperare in un miracolo. Dell costruisce la sua catena di montaggio in Polonia esclusivamente per gli aiuti pubblici. Più la remunerazione dei lavoratori verrà alzata e più deboli saranno le possibilità che la produzione resti localizzata a Lodz nel futuro.