Del tenero egoismo, ovvero quale schema normativo per la nuova Europa?

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2003
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Articolo pubblicato il 04 febbraio 2003

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Su quali paradigmi porre la costruzione delle nostre società? Come può la politica integrare questi paradigmi? E la costruzione europea può integrare i concetti di egoismo tenero e di itinerarietà?

Eccoci nel III millennio difronte ad una costruzione europea senza precedenti e tuttavia, in cui di delusione in delusione non sappiamo più credere, né quale direzione seguire. È la morte dellarte di Hegel, la morte di Dio di Nietzsche, il fallimento della ragione di Kandinsky, la morte delluomo di Foucault, la fine della storia di Fukuyama Gilles Lipovetsky descrive bene questo processo nel suo libro Verso lera del vuoto: luomo non smette di essere incerto su ciò che muore ritardando così la constatazione di un mondo nuovo. La crisi della politica a cui le nostre società devono far fronte oggi, è legata a mio avviso direttamente a questo processo di permanente rimessa in questione.

Quale senso dare ai nostri atti? Verso quale avvenire radioso girarsi? Quale strada seguire? Bisogna gettarsi una volta per tutte nel pessimismo assoluto? Suprema tentazione dei paesi dellest? Approfittare almeno del godimento di sentirsi persi, attrattiva sublime della decadenza.

Oggi, la costruzione dellEuropa richiede una riflessione profonda sul senso delle nostre azioni e linflessione che si augura dar loro. Ecco il modello che vorrei dare allEuropa.

Spetta alluomo costruirsi

Quale linea direttrice prendere per la costruzione delle nostre società? Innanzitutto, non esiste una via, un concetto che si imponga a noi per la forza dellevidenza. Il determinismo non esiste. E se la storia oggi non appare più in modo linearmente determinata ebbene tanto meglio, eccoci di nuovo resi responsabili, tenuti a fare delle scelte. Spetta dunque alluomo costruirsi, e questo su dei postulati COSTRUTTIVI. Ciascuno è libero di interpretare la realtà come la sente. Non esiste una verità, ma delle verità. La questione non è più sapere se un concetto ha il valore di un dogma ma se ci permetterà di costruirci positivamente, in armonia col nostro ambiente naturale. Puro pragmatismo, gli anglosassoni, infine, verranno ascoltati in Francia!

Eccomi dunque a proporvi un postulato costruttivo decisamente banale e ben conosciuto nelle nostre società cristiane, quello dellegoismo tenero. Sono i due sentimenti più conosciuti dalluomo, legoismo e lamore, i due sentimenti che rappresentano per la maggior parte il motore delle nostre azioni Legoismo ben compreso prende coscienza che la felicità degli altri è tanto essenziale al suo proprio benessere. Eccoci in effetti al nocciolo della teoria di comunicazione di Habermas. Individualismo e corporativismo non si contraddicono, si completano e luno non esiste senza laltro. Il dualismo è unillusione. Legoismo tenero riafferma il primato delluomo su qualsiasi altro obiettivo dunque, va verso la ricerca di un sviluppo armonioso del Mondo. La globalizzazione del resto, se non conduce ad ununificazione del mondo, è sotto questo aspetto positivo: la solidarietà di fatto tra gli uomini ci condurrà per forza di cose ad agire per il bene di tutti, essa rende la prospettiva di una divisione più equa delle ricchezze e di uno sviluppo armonioso del pianeta più probabile. Il bisogno crea linvenzione, recita un proverbio marocchino!

Il fine sta nel cammino non in una meta

Resta da aggiungere al principio dellegoismo tenero quello dellitinerarietà. Concetto alla moda anche in questa era detta post-tradizionale. Perché luomo ha appreso da due secoli, di delusione in delusione, che la felicità tra gli uomini non sarà raggiunta probabilmente mai; che il fissare scopi intangibili come divinizzati, è tinteggiato sempre di totalitarismo, e porta luomo a mettere da parte la sua ragione ed il suo spirito critico; poiché luomo si costruisce solamente su dei postulati, deve proteggere il suo spirito di relatività e la finitezza di questi postulati per non erigerli mai in dogmi. Bisogna introdurre il principio dellitinerarietà. Edgar Morin teorizza molto bene questo concetto nel suo libro Verso unantropolitica delluomo ". Secondo questo la finalità risiede nella strada, nel cammino e già nellatto e non in un capolinea, in una meta. Questa strada è lesigenza di riflessione, di impegno, il pensiero in movimento, pluridimensionale ed aperto allamore.

Si tratta di analizzare concretamente adesso quale sono le nostre probabilità di reintrodurre questo principio in politica, e soprattutto, di quale capacità di azione reale disponiamo oggi in politica. Tale questione ci porterà a riflettere sulla globalizzazione, sui sistemi di riunificazione, e sulla costruzione europea. Segue