Decrescita a Budapest: progetti per un nuovo modello di società

Articolo pubblicato il 03 maggio 2016
Articolo pubblicato il 03 maggio 2016

Budapest è stata scelta per ospitare la prossima Conferenza mondiale sulla decrescita che si terrà dal 30 agosto al 3 settembre 2016. Facciamo un giro per le vie della capitale ungherese per toccare con mano lo stato di questo movimento sociale nella città.

Ogni domenica mattina, poche ore dopo aver salutato i nottambuli festaioli più incalliti, il bar più famoso di Budapest, il Szimpla Kert, si trasforma in un mercato di cibi locali. Circa 40 venditori ed un migliaio di visitatori danno vita a questo piccolo mercatino nel quale tutto viene prodotto dai venditori stessi a non più di 50 chilometri dalla capitale. Un gruppo di volontarie che preparano da mangiare per raccogliere fondi a scopo benefico e un trio di musicisti completano la scena che Vincent Liegey, attivista del movimento di decrescita, definisce "decrescista".

Uscire dagli schemi per vivere meglio

«La gente è cortese e felice qui, tutti si conoscono e comprano cibo salutare ed ecologico prodotto localmente» spiega Liegey, che ha scritto un libro intitolato Progetto Decrescita. Egli afferma che sempre più gente desidera riappropriarsi della propria vita, non soddisfatta del modello attuale. Al suo fianco vi è Logan Strenchock, responsabile per l’ambiente e la sostenibilità dell’Università Centroeuropea di Budapest, il quale vende ortaggi della fattoria ecologica Zsámboki Biokert. Nel frattempo però risponde anche alle domande di una giornalista interessata al suo progetto e saluta diverse persone che passano lì vicino. Come dice Liegey, nel mercatino si conoscono tutti. Con loro c’è anche Levente Erős, creatore di Kantaa, una ditta che effettua spedizioni sostenibili in bicicletta per la quale lavorano nove persone. I tre collaborano ad un progetto per la distribuzione degli alimenti ecologici in bicicletta nella città di Budapest, il cui nome è Cargonomia

L’idea della decrescita fa parte delle radici di questo progetto comune, anche se Erős è dubbioso se definirsi "decrescista". «La gente afferma che io sia un attivista della decrescita, ma io non sono d'accordo. Non è che voglia esserlo, ma io mostro solo alla gente come vivere in maniera diversa» si difende l’ingegnere elettronico, mentre evita le domande sulla politica spiegando che quella è materia di Vincent e che lui è solo un esperto di biciclette.

Vincent Liegey, che è spesso impegnato a tenere conferenze sulla decrescita in tutta Europa, spiega che quello che stiamo vivendo in questo momento «non sono solo una crisi di tipo ambientale, una economica e una sociale, bensì tutte le crisi sono interconnesse e non si può provare a risolvere un solo problema senza considerare gli altri. La decrescita utilizza diverse discipline per comprendere i problemi nel suo insieme e trovare una soluzione alla radice». La soluzione che viene proposta si basa quindi nel "decostruire" la fiducia attuale nel progresso, nello sviluppo, nella scienza e nell'economia per iniziare una transizione democratica verso nuovi modelli di società sostenibile, gradevole, autonoma, democratica ed equa

Liegey fa parte della squadra di persone che sta preparando la prossima Conferenza Internazionale sulla Decrescita, che si terrà a Budapest dal 30 agosto al 3 settembre 2016. Secondo lui Budapest è la sede perfetta per l’evento, perché qui si respira già un’atmosfera di decrescita. La bassa densità di popolazione nel centro, la tradizione del risolvere i problemi con creatività e le numerose iniziative sorte in maniera indipendente e decentralizzata danno di fatto forza al movimento. 

Se non ci si da una mano tra vicini...

Una delle iniziative più interessanti è Wekerle Estate, un quartiere situato quasi alla fine della linea 3 della metro, vicino alla fermata Hátar út. Questo distretto cittadino si venne a creare all’inizio del ventesimo secolo, alloggiando gli operai appena arrivati dalle campagne per permettere loro di adattarsi alla vita cittadina nella maniera più rapida e semplice possibile. Di fatto, entrare a Wekerle è un po’ come uscire dalla città per addentrarsi in un paesino. Le case, basse e monofamiliari con il tipico giardino antistante per coltivare gli ortaggi, sono tuttora il modello di abitazione caratteristico del quartiere. 

Proprio in questo distretto, che attualmente fa parte di una rete di associazioni cooperative, essi hanno sostenuto iniziative ecologiche e solidali negli ultimi anni. Qualche esempio? Un mercatino di prodotti locali, la coibentazione delle finestre delle abitazioni delle persone più povere, il compostaggio nei giardini delle case, un maggiore uso dei cibi locali nelle mense scolastiche nonché corsi di agricoltura ecologica. «Ci sono molte persone che potrebbero permettersi degli appartamenti più costosi in altre aree della città, però preferiscono vivere qui a Wekerle per il tipo di vita che conduciamo», precisa Kris­­­ztian Kertesz, un membro di una delle associazioni cooperative di vicinato.

Uno stile di vita sostenibile è uno stile di vita normale

La decrescita ha anche una sua componente accademica a Budapest. Miklós Antal è un ricercatore della Eötvös Loránd University che, sebbene non si consideri "decrescista", sta studiando come abbandonare il paradigma economico attuale e ridurre la dipendenza dalla crescita. Oltre ad apportare le basi scientifiche per molte delle idee di questo movimento, Antal applica volontariamente la semplicità alla propria vita quotidiana. Non viaggia in aereo perché lo considera uno spreco, si sposta sempre in bicicletta per la città, è vegetariano, non mangia niente che sia prodotto da aziende che vanno contro i propri principi, non compra né prodotti testati sugli animali né che contengano additivi non necessari, ed inoltre cerca in generale di consumare con moderazione. Antal difende la sua posizione spiegando che nei paesi sviluppati si potrebbe raggiungere lo stesso livello di felicità con la metà del PIL attuale, e questo perché «un consumo maggiore non ci rende più felici».

«Faccio molte cose in maniera diversa dal resto della gente, però in fondo ho una vita normale. Lo faccio solo per dimostrare che si può vivere in modo sostenibile e al tempo stesso avere una vita normale», puntualizza. Per continuare, punta il dito su di sé e dice che il suo aspetto è simile a quello di qualsiasi altra persona dell’università. Ed è così. Ed è completamente normale anche il ristorante vicino alla sua università dove va a mangiare. Anche se, in questo caso, confessa che molto tempo fa convinse i cuochi a proporre un menu vegetariano tutti i giorni. Ed inoltre ha preso con sé la bottiglia di succo vuota che io ho bevuto mentre mangiavo, perché sa che lì purtroppo non riciclano i rifiuti.

Prima di andarsene, ci saluta sostenendo di aver fiducia nel fatto che in futuro il sistema cambierà. D'altronde anche i suoi genitori pensavano che avrebbero passato tutta la vita in uno stato socialista. La storia ha dimostrato che si sbagliavano. Magari sulla decrescita sbagliamo anche noi.

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Questo articolo fa parte della serie di reportage EUtoo 2015, un progetto che cerca di raccontare la disillusione dei giovani europei finanziato dalla Commissione Europea.