De Standaard titola: "Il Belgio è il paradiso della droga", ma ne siamo sicuri?

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2013
Articolo pubblicato il 28 febbraio 2013
In occasione della pubblicazione di un rapporto a cura dell'Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze e dell'Europol, De Standaard ha dedicato la copertina dell'edizione del 4 febbraio 2013 all'universo delle droghe, con il titolo, a dir poco esplicito, di "Il Belgio è il paradiso della droga". Cafebabel.
com ha intervistato Laurent Laniel, tra i ricercatori coinvolti nella redazione del rapporto, per scoprire la verità.

De Standaard non se l'è fatto ripetere due volte prima di far passare i suoi giornalisti per dei tossici dediti a trip editoriali, con un copertina non poco avventata. Tuttavia, il quotidiano belga di lingua olandese si è basato su un rapporto scientifico che dovrebbe stabilire gli orientamenti politici dell'UE in materia di droga per il periodo 2013-2017. Gli articoli di questo documento, ordinato dalla Commissione presso l'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA) e dall'Europol, sono stati redatti in gran parte da un ricercatore francese, Laurent Laniel. Sociologo, incaricato di ricerche presso l'Institut des Hautes Etudes de la Sécurité Intérieure a Saint-Denis La Plaine, e inoltre fondatore del blog Drugstrat, ci ha spiegato i dettagli del rapporto utilizzato da Standaard e ciò che si nasconde dietro la sua coeprtina.

Il 4 febbraio scorso, il quotidiano De Standaard titolava “Il Belgio è il paradiso della droga”, prestando fede al rapporto redatto in parte da lei. Cosa ne pensa?

Laurent Laniel: si tratta di una generalizzazione con obiettivi sensazionalistici. Alcuni fattori, come i numerosi luoghi d'importazione di ecstasy e di metanfetamine, oltre che una produzione importante di cannabis in Belgio, possono indurre a questo tipo di affermazioni. Ma, francamente, è un'esagerazione. In materia di droga, il Belgio non si differenzia in maniera sensibile dagli altri paesi europei.

Il turismo della droga

In questo rapporto, è evocato il “turismo della droga”, come possibile causa di microconflitti diplomatici a seconda della legislazione adottata dai paesi vicini. Si tratta di un turismo già praticato?

Leggi anche "Droghe pesanti a francoforte: il vaccino è sulla strada" su cafebabelcom

Laurent Laniel: In Olanda, per esempio – un paese che si avvale di norme giuridiche abbastanza particolari - i coffe-shop sono riforniti legalmente, ma la quantità di produzione di cannabis in Olanda è illegale. È stato organizzato un sistema di repressione che ha indotto i produttori di cannabis ad espatriare e, inoltre, la pressione della polizia spinge i produttori a trasferirsi nei paesi vicini, soprattutto lungo la frontiera belga. I microconflitti diplomatici, e in particolare quello che ha fatto intervenire la Francia di Chirac nel 1996 nei confronti del governo olandese, riguardava più che altro i giovani francesi che andavano in Olanda per fumare cannabis, dedicandosi qualche volta al contrabbando.

Ci pare di capire che esiste un legame fra le strutture che vendono la droga legalmente e il crimine organizzato...

Le nuove sostanze psicotiche sono in gran parte prodotte inAsiae in Intenet si possono procurare abbastanza facilmente

Laurent Laniel: Sì, ma attenzione, non bisogna confondere i coffe-shop coi negozi che, per esempio, vendono erba. Questi ultimi sono spesso nelle mani di persone provenienti dal crimine organizzato che hanno creato un vero e proprio business della cannabis. Business che si traduce nell'eliminazione dei concorrenti o nel ricorso a comportamenti aggressivi nei confronti dei dipendenti. Questa si chiama “violenza orizzontale” che corrisponde, di fatto, a una serie di aggressioni commesse a uno stesso livello, fra mafiosi.

Cosa ne pensa dell'arsenale giuridico messo in atto dal governo olandese che, dopo aver diminuito la quantità di cannabis alla vendita, da gennaio 2012 autorizza la frequentazione dei coffe-shop solo ai residenti?

Laurent Laniel: Devo prendere atto di un comportamento restrittivo, ma non posso speculare o esprimermi sulle scelte politiche degli stati membri. Faccio una semplice constatazione.

Il ruolo di Internet

Il rapporto insiste molto sulla nuova immagine del traffico di droga in Europa in questi ultimi anni con l'apporto notevole di Internet. In quale misura la rete facilita il crimine organizzato?

Uno dei punti di forza dell'Europa è che considera la droga come un problema sociale e sanitario, un approccio sanitario controbilancia la disperazione

Laurent Laniel: Diciamo che facilita i contatti fra criminali. Le nuove sostanze psicotiche sono in gran parte prodotte in Asia e in Intenet si possono procurare abbastanza facilmente. La cosa si complica perché in India e in Cina queste nuove droghe non sono vietate e le aziende che le producono non sono nemmeno al corrente della loro destinazione. I criminali che fanno riferimento a queste fabbriche sono ben consapevoli della trasformazione delle diverse sostanze. Basta intendersene un po' di chimica e leggere qualche rivista scientifica per reperire un prodotto non ancora vietato, che produce gli effetti di alcune droghe di per sé illegali. È molto difficile lottare contro tutto questo. Si è sempre un passo indietro rispetto a chi spaccia o vende queste sostanze illegalmente perché ci vuole tempo per accorgersi di una nuova droga sul mercato, per studiarla etc.... Inoltre non ne conosciamo gli effetti sul lungo termine, se sono pericolose o no... Ci muoviamo su un terreno totalmente sconosciuto.

Quali sono le specificità dell'Europa e dei mezzi utilizzati per lottare contro il crimine organizzato rispetto agli altri continenti?

Laurent Laniel: Uno dei punti di forza dell'Europa è che non considera la droga come un problema legato solo alla criminalità, ma anche come un problema sociale e sanitario. Il fatto che si proponga un approccio sanitario permette di controbilanciare spesso la disperazione di persone che sono del tutto sotto il potere della droga.

Foto: copertina (cc) the-g-uk/flickr