De Renziatibus (in Europam)

Articolo pubblicato il 16 luglio 2014
Articolo pubblicato il 16 luglio 2014

Dopo il suc­ces­so alle pri­ma­rie e con l'at­tua­le go­ver­no ita­lia­no, pre­mia­to dal­l'e­si­to delle urne, Mat­teo Renzi tenta di "bis­sa­re" il suo suc­ces­so in Eu­ro­pa. Ma quali sono le sfide che at­ten­do­no il Pre­mier? Sono cor­re­la­te a quel­le del­l'I­ta­lia o sono nuove e in­di­pen­den­ti?

Come riu­sci­re ad in­qua­dra­re Mat­teo Renzi, il po­li­ti­co più di­scus­so del mo­men­to in Ita­lia ed in Eu­ro­pa, se non ri­cor­ren­do alle pa­ro­le di un suo con­cit­ta­di­no? «Io iu­di­co bene que­sto, ch’ e’ sia me­glio es­se­re im­pe­tuo­so che re­spet­ti­vo: per­ché la for­tu­na è donna, e è ne­ces­sa­rio, vo­len­do­la te­ne­re sotto, bat­ter­la e ur­tar­la; […] e però sem­pre, come donna, è amica de’ gio­va­ni per­ché sono meno re­spet­ti­vi, più fe­ro­ci e con più au­da­cia la co­man­da­no»: que­ste pa­ro­le di Nic­co­lò Ma­chia­vel­li sono trat­te dal ven­ti­cin­que­si­mo ca­pi­to­lo de Il Prin­ci­pe e col­go­no pie­na­men­te lo spi­ri­to con cui sta agen­do l’at­tua­le Pre­si­den­te del Con­si­glio ita­lia­no.

Il prin­ci­pe e la stan­chez­za

L’au­da­cia, l’im­pe­tuo­si­tà e la for­tu­na hanno gio­ca­to un ruolo im­por­tan­te nel­l’a­sce­sa del­l’ex-sin­da­co di Fi­ren­ze: esse gli hanno con­ces­so di giun­ge­re dov’è ora, sotto gli occhi di un con­ti­nen­te di­spe­ra­ta­men­te in cerca di au­to­re. La stam­pa in­ter­na­zio­na­le lo descrive come do­ta­to di «una par­lan­ti­na al li­mi­te dello scher­no, una rara di­sin­vol­tu­ra e un senso in­na­to per la co­mu­ni­ca­zio­ne», mentre con­si­de­ra il suo trion­fo frut­to del prag­ma­ti­smo e della sfron­ta­tez­za. È pro­prio da que­ste qua­li­tà che forse de­ri­va l’os­ses­sio­ne per la ve­lo­ci­tà che ca­rat­te­riz­za i di­scor­si in­for­ma­li te­nu­ti da Renzi; ri­ba­di­ta anche nel di­scor­so eu­ro­peo, dove è stata af­fian­ca­ta da un'al­tra serie di si­gni­fi­ca­ti-chia­ve della sua ri­fles­sio­ne po­li­ti­ca: stan­chez­za, ras­se­gna­zio­ne, noia, con­trap­po­ste ad un mondo che «corre a una ve­lo­ci­tà straor­di­na­ria». Una de­bo­lez­za che, nel caso degli elet­to­ri, co­min­cia a sfo­cia­re nella sfi­du­cia e nella rab­bia. Gli esiti delle urne, in que­sto senso, sono stati chia­ri. Salvo rare ec­ce­zio­ni, in cui lo stes­so Renzi ed il PD rien­tra­no, la di­mi­nui­zio­ne dei vo­tan­ti ed il dis­sen­so hanno ri­co­per­to un ruolo pre­pon­de­ran­te. Le que­stio­ni su cui dovrà la­vo­ra­re la nuova lea­der­ship del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea sono nu­me­ro­se: la più im­pel­len­te ri­guar­da ov­via­men­te l’a­spet­to eco­no­mi­co. Da que­sto punto di vista, Renzi non pre­sen­ta una mag­gior mo­de­ra­zio­ne né dei suoi col­le­ghi ita­lia­ni, né dei par­ti­ti dis­si­den­ti, come ha di­mo­stra­to ri­spon­den­do alle cri­ti­che di Man­fred Weber (CDU). La­vo­ra­re con­tem­po­ra­nea­men­te, o quasi, a due di­men­sio­ni dello stes­so qua­dro (quel­la na­zio­na­le ed in­ter­na­zio­na­le) po­treb­be for­ni­re uno slan­cio no­te­vo­le al­l’in­te­ra Eu­ro­pa me­ri­dio­na­le. Ac­can­to­nan­do mo­men­taea­men­te la si­tua­zio­ne ita­lia­na e de­di­can­do­ci a quel­la eu­ro­pea, è evi­den­te che la pre­si­den­za ita­lia­na può con­ta­re su al­me­no due ri­sul­ta­ti im­por­tan­ti: il fa­vo­re del voto, che ha let­te­ral­men­te ca­ta­pul­ta­to il PD tra i par­ti­ti con il mag­gior nu­me­ro di de­pu­ta­ti, e la po­si­zio­ne di prin­ci­pa­le in­ter­lo­cu­to­re del­l’a­rea me­di­ter­ra­nea. Un’a­rea che ri­co­pri­rà un ruolo fon­da­men­ta­le anche in un’al­tra, de­li­ca­tis­si­ma que­stio­ne, che i re­cen­ti av­vi­cen­da­men­ti in Medio Orien­te e nel­l’A­fri­ca set­ten­trio­na­le e cen­tra­le hanno nuo­va­men­te messo in evi­den­za: l’e­mi­gra­zio­ne.

Su que­sto punto la go­ver­nan­ce eu­ro­pea mo­stra di­vi­sio­ni ancor più pro­fon­de e gravi. Se­con­do quan­to ri­por­ta­to in uno dei primi pa­ra­gra­fi ca­pi­to­lo con­clu­si­vo dell’An­nual Risk Ana­ly­sis del Fron­tex, l’a­gen­zia per la ge­stio­ne della coo­pe­ra­zio­ne in­ter­na­zio­na­le alle fron­tie­re ester­ne degli Stati mem­bri del­l'U­nio­ne eu­ro­pea, «in base alla po­si­zio­ne dei prin­ci­pa­li paesi da cui ha avuto ori­gi­ne l’im­mi­gra­zio­ne clan­de­sti­na verso l’UE negli ul­ti­mi cin­que anni, le aree che pro­ba­bil­men­te do­vran­no con­fron­tar­si con l’ar­ri­vo di im­mi­gra­ti re­ste­ran­no le coste del Me­di­ter­ra­neo me­ri­dio­na­le ed i con­fi­ni tur­chi. […]». L’at­tua­le si­tua­zio­ne, già estre­ma­men­te dram­ma­ti­ca, sem­bra de­sti­na­ta ad ag­gra­var­si ul­te­rior­men­te: ap­pa­re quin­di ne­ces­sa­rio ri­for­ma­re il Re­go­la­men­to Du­bli­no III (Re­go­la­men­to n. 604/2013 del 26 giu­gno 2013) che, pur pro­po­nen­do al­cu­ne no­vi­tà im­por­tan­ti ed ap­prez­za­bi­li, non mo­di­fi­ca il prin­ci­pio ge­ne­ra­le delle pre­ce­den­ti con­ven­zio­ni se­con­do cui ogni do­man­da di asilo deve es­se­re esa­mi­na­ta da un solo Stato mem­bro e la com­pe­ten­za per l’e­sa­me di una do­man­da di pro­te­zio­ne in­ter­na­zio­na­le ri­ca­de in pri­mis sullo Stato che ha svol­to il mag­gior ruolo in re­la­zio­ne al­l’in­gres­so ed al sog­gior­no del ri­chie­den­te nel ter­ri­to­rio degli Stati mem­bri.

te­le­ma­co, chi è co­stui?

Vi è in­fi­ne, a detta di chi scri­ve, un ul­ti­mo punto che molti po­li­ti­ci eu­ro­pei, com­pre­so lo stes­so Renzi, sem­bra­no aver di­men­ti­ca­to: le po­li­ti­che gio­va­ni­li. Du­ran­te il suo di­scor­so, in un le­ga­me con la pre­ce­den­te pre­si­den­za greca, il pre­mier ha ci­ta­to la fi­gu­ra di Te­le­ma­co, il fi­glio di Ulis­se. A ri­sco­prir­si Te­le­ma­co ed ad avere il «do­ve­re di me­ri­ta­re l’e­re­di­tà» do­vreb­be es­se­re la ge­ne­ra­zio­ne nata tra la metà degli anni ’70 e degli anni ’80, i cui rap­pre­sen­tan­ti do­vreb­be­ro por­ta­re nuovo re­spi­ro alla po­li­ti­ca, al­l’e­co­no­mia, al­l’Eu­ro­pa in­te­ra. Ma il si­gni­fi­ca­to del so­stan­ti­vo greco têle­ma­chos è «colui che com­bat­te lon­ta­no», e Te­le­ma­co partì, su con­si­glio della dea Atena, per cer­ca­re il padre scom­par­so. La nuova ge­ne­ra­zio­ne di co­lo­ro che com­bat­to­no lon­ta­no sem­bra in­ve­ce es­se­re spin­ta da un’al­tra di­vi­ni­tà, Anan­ke, per­so­ni­fi­ca­zio­ne del de­sti­no, della ne­ces­si­tà inal­te­ra­bi­le e, per esten­sio­ne, della co­stri­zio­ne o pu­ni­zio­ne do­vu­ta da un ente su­pe­rio­re: la ne­ces­si­tà di tro­va­re un la­vo­ro, vi­ve­re di­gni­to­sa­men­te ed even­tual­men­te co­strui­re una fa­mi­glia. È a loro che forse l’U­nio­ne Eu­ro­pea e la pre­si­den­za ita­lia­na, pro­ta­gon­si­ta in que­sta mi­gra­zio­ne che ormai coin­vol­ge gio­va­ni di qual­sia­si ceto so­cia­le e pre­pa­ra­zio­ne cul­tu­ra­le, do­vreb­be de­di­ca­re gran parte delle pro­prie ener­gie.

Si rin­gra­zia­no Marco Mak­kox Dam­bro­sio e la ri­vi­sta In­ter­na­zio­na­le per le im­ma­gi­ni, di­stri­bui­te in CC3.0.