David Eloy Rodríguez: «Il successo e la vittoria sono solo forme di malinteso»

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2007
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Articolo pubblicato il 13 dicembre 2007
Dalla sua base operativa, nel quartiere tipico di Alameda de Hércules a Siviglia, con una schiera di del profondo sud, tra puttane, ladruncoli, voyeur e studenti a caccia di una sbornia e di una resurrezione psichica, il poeta di Jérez de la Frontera nato a Cáceres proietta al mondo da circa quindici anni la sua passione per il presente, i suoi amici maledetti e tutti i perdenti del pianeta.

David Eloy Rodríguez (Foto, DER)

Lo scrittore David Eloy omprenden los Rodríguez, 31 anni, si considera uomo «del sud» e «del suo tempo, come non potrebbe essere altrimenti». Con tre raccolte di poesia sul mercato as palabrae tutta una serie di iniziative sulla poesia, l’azione culturale e la polipoesia, sta per iniziare l primer bun’avventura dentro il mondo della letteratura e la creazione. Aprendo, insieme all’inseparabile amico e poeta José María Gómez Valero, la casa editrice indipendente Libros de la Herida. Un progetto «per vocazione senza un futuo», come gli piace sottolineare, lasciando – senza menzionarlo – la porta aprta a questa ostinata volontà di sopravvivenza di tutto quello che consideriamo precario. «Con i Libros de la Herida, senza perdere il rispetto del lavoro di editore, vogliamo vivere l’universo del Libro da un’altra angolazione. Concependolo come un oggetto, per continuare ad apprendere». CHICAGO FARENHEIT La città là fuori si asfissia in un’ondata di calore senza precendenti, dicono. Vedo il calore. Fumo. E sento il suo passo e lo ascolto attraverso i vetri da una biblioteca rinfrescata della città di Chicago (1996) è stata la prima raccolta di poesie, riconosciuta dal premio di poesia dell’Università di Siviglia. Poi, tra altri premi e collaborazioni in compendi poetici e riviste specializzate, ha pubblicato Miedo de ser Escarcha (2000) e Asombros (2006). Nel frattempo ha insegnato in laboratori di scrittura creativa, concependo e rappresentando in tutta la Spagna spettacoli di poesia scenico-musicale. Incidendo anche un disco nel Circo de la Palabra Itinerante, di cui fa parte: un’esperienza di poesia e musica di gruppo ora in stand-by, per tuffarsi in nuove storie e creazioni [polipoetiche|http://es.wikipedia.org/wiki/Polipoes%C3%ADa |es]. «Ho sempre voluto riunire le diverse forme di espressione della parola poetica in azione (scena, musica, performance, ), fare ricerca su nuovi mezzi espressivi all’interno della tradizione, per rinnovare e trovare meglio i lettori. Ma non lettori intesi come semplici ricettori del testo, bensì dei complici, amici, compagni di vita». Amici incontrati ovunque, specialmente in Catalogna, una delle regioni pioniere della creazione polipoetica, dove ha avuto maggior successo il suo disco Arte a la idea, opera corale irriverente e di amicizia indisciplinata.

Biblioteca Pública de Chicago (Foto, drdrewhonolulu/Flickr)Chraufndr

Dev’essere strano il fiore che fiorisce sul tuo balcone cresce, bello e fragile, tra le sbarre; è l’unico nella tua via; è inverno.

«Riflessione per l’azione»

Columnas de la Alameda de Hércules, en Sevilla (Foto, darkimp_666/Flickr)

Ma non è un’immagine già vista e rivista, quella del poeta impegnato con gli ultimi della società? «Ma come si fa a non avere una fissazione per i perdenti!» contrattacca. «Sono, siamo, una maggioranza. In questo sistema che patiamo siamo tutti dei perdenti. Il successo, la vittoria e la fama non sono altro che forme di malinteso e ingiustizia: non è che io voglia essere la voce dei perdenti, ma che mi sembra più giusto affrontare l’esistenza di un conflitto piuttosto che nergarlo. E mi sta più a cuore chi ammette una sconfitta». Quando la vita è una prigione tu sei un whiski in prigione. Quando la vita è una prigione tu sei il sole alla finestra, porte aperte.

Un poeta del conflitto

Estampa clásica de Praga (Foto, Xavi Hervás)

Occhi da talpa mezza addormentata, il sorriso da Stregatto, anche se senza beffa, Rodríguez è di certo uno dei poeti più iperattivi del nostro tempo. E una delle voci più importanti della letteratura ispanica di oggi. Per la sua concezione particolare della poesia e dell’esistenza come conflitto, che è necessario prendere «dalla riflessione verso l’azione». ESSI DISSERO Dissero: “A partire di qui non più. A partire di qui, vedete, è acqua pulita”. Ma noi continuiamo a vedere LO STESSO FIUME SPORCO. «Non mi piace lamentarmi tanto. Anche se da bravo spagnolo perdo sempre più tempo del necessario in imprecazioni», riprende per continuare nell’idea che la sua poesia «non vuole ignorare la costruzione permanente di un mondo ingiusto». Non è un po’ tardi per essere poeta sociale? Per nulla. Dimentichiamo le etichette troppo riduttive per questo scrittore che, al massimo, accetterebbe di essere catalogato come “poeta del conflitto” o “poeta della resistenza umana”. Ma non è la prima volta che si trova obbligato a smascherare quelli che sono abituati a collocare il titolo di “poeta sociale” a chi vuole semplicemente denunciare un ordinamento ingiusto «soltanto per liquidare un problema. Si dice che “questo fosse quello che si faceva negli anni Cinquana”. È così che si evita di affrontare la critica contenuta in una poesia». «Le città sono le esperienze che abbiamo avuto in esse» Le poesie di David Eloy sono piene di città. Praga, Chicago, Barcellona, Berlino o Lione sono alcune delle fermate contenute nei suoi versi. Dalle cui arterie il poeta fa circolare una sua personalissima iconografia urbana comvinata con un inconfessato sentimentalismo comico e auto derisorio, proprio come un clown. Insiste: la sua scrittura «è un esercizio di conoscenza della realtà, una ricerca» con cui fa incetta di esperienze. «Uno scrive dell’esperienza vissuta o sognata. La mia esperienza vitale è sempre trascorsa nella città come spazio simbolico e in senso ampio» chiarisce. «E adesso le città sono le esperienze che abbiamo avuto in esse, non i loro monumenti». Per questo nei suoi versi troveremo soprattutto ambienti cittadini, non dettagli tipici o indirizzi riconoscibili. Naturalmente, se avesse vissuto in campagna «la mia poesia sarebbe tutt’altro», sostiene, lamentando il fatto che in Spagna si stia lasciando da parte la poesia rurale. «Questo mi sorprende molto. Siamo quasi tutti figli degli emigrati dal mondo rurale alla città. Ma ignoriamo il mondo rurale. È un errore» precisa «ritenere che solo ciò che è urbano è attuale». Ho le viscere altrove. Il sole è uscito in qualche luogo, pero yo no estaba. C’era una bella fonte e luci e una donna di filo di ferro e una bocca di allodola sul prato,

David Eloy Rodríguez (Foto, DER)Buenos Aires (Foto, dbuc/Flickr)

camminava sull’erba rossa, e non c’era. Difficile istante. Ho passato la vita dimenticando. Credo che sia un passo, riconoscerlo. “Sono David, e sono anonimo, e ho passato la vita dimenticando”. Poi sei arrivata tu, e questa è un’altra storia, e adesso tutto questo non ha niente di divertente. Ho letto Le Indie nere e Il tulipano nero, anche se ora non ricordo niente. Dimenticare è una merda. Credo di poter tornare insieme a voi perché dimentico, seppure è anche perché vi amo, e perché continuo a non sapere chi diavolo siete e perché siete venuti. Tutti fuggiamo di casa e contempliamo un inverno triste e complicato. Facciamo uscire la testa sopra i tetti e non crediamo di vedere nient’altro che ferro bianco e terrazze nude. Erano tempi duri, e ancora non eri arrivata, allora. Te lo racconterò come se fosse un racconto Davanti al fuoco che accenderemo sul letto. Brucerà tutto quel che siamo stati e sarà splendido vedere come non siamo stati più di tutto quello che abbiamo dimenticato. Spero che trovino allora il mio corpo sulle rocce. Restituitemi, infine, al mare, fate un paradiso con il dolore della caduta se vi pare. È stato così dolce stare solo al nostro fianco! Il terribile rumore della notte sui castelli, le tormente nei campi, l’agosto nell’oblio, le città sconosciute che furono nostre per sempre, e la fuga interminabile degli amanti nei cinema. Il margine come vocazione, l’amicizia come passione Cosa sorprende di più in Rodríguez? Sicuramente il fatto che, sentendosi tanto comodo nel suo simbolismo urbanista, abbbia deciso di rimanere in una città tanto poco urbana e attaccata alla ruralità, come Siviglia. Per quanto si tratti di un classico nella pleiade delle città europee. Una città amabile ed accogliente, secondo il poeta, a un passo da Cadice – il vero paradiso dello scrittore – e un tiro di schioppo, ora che esistono voli low cost, da Barcellona, Parigi e il resto del continente. «Si tratta anche di una città che permette di respirare, vivere, fare, rimanere ai margini dell’industria culturale, e dalla quale allo stesso tempo posso apportare alla letteratura quello che posso apportare». Tuttavia è possibile che il motivo reale del suo attaccamento a questa città del sud sia l’aver incontrato, qui, alcuni dei suoi «compagni di viaggio più amati». Nello specifico, [José María Gómez Valero|http://lasafinidadeselectivas.blogspot.com/2007/01/jos-mara-gmez-valero.html|es], altro importante poeta della nuova scena spagnola, con cui forma, nell’universo della poesia, una coppia dello spessore dei [Costus|http://www.costus.es/|es] e di [Pierre et Gilles|http://www.optimistique.com/pierre.et.gilles/|fr] nell’arte plastica, o dei fratelli Cohen al cinema. Anche se si tratta solo del livello creativo. [Pedro del Pozo|http://lasafinidadeselectivas.blogspot.com/2007/02/pedro-del-pozo.html |es] e [Juan Antonio Bermúdez|http://parquedelalamillo.org/poetas/Rese%C3%B1a.asp?Poeta=25|es] sono altri importanti compagni di viaggio di David Eloy, come lo si comincia a chiamare, semplicemente, negli ambienti specializzati e nelle conversazioni telefoniche degli amanti di poesia a Siviglia, Barcellona, Valencia... I suoi nomi sono tanti altri pilastri di quell’amicizia di liceale memoria che il poeta coltiva con affetto e a colpi di camice a righe nei bar, nelle biblioteche e nel salotto del suo appartamente della calle Viriato, nella capitale andalusa. Non senza motivo, il poeta Juan Antonio Bermúdez è una delle novità bibliografiche che ci prepara con la sua casa editrice Libros de la Herida. La sincerità è il dolore. Nudi, sotto la pioggia, come angeli vagabondi implorando al cielo che si dimentichi di noi. Siamo feriti

Librería La Fuga, en Sevilla (Foto, UNIA/Flickr)

dal tatto della vita, dai graffi del desiderio, dalla fragilità dell’aria

che fugge e muore. La necessità dell’esorcismo Nel 1996 pubblica la sua prima raccolta, Chrauf: : raccolta di poesie di un tipo un po’ mascalzone che sceglie di offrire al mondo, in cambio, le sue viscere, senza risparmiare le sue miserie e una certa necessità di redimere le sue passioni attraverso lo stupore e la gioia di vivere. Si tratta di un’opera dalla pungente ironia ed empatia, «che oggi» confessa «quando la rileggo, mi fa invidiare chi la scrisse, il suo coraggio verbale ed esperienziale, i suoi desideri, che non sempre sento di poter riprodurre. È come se fossi stato nella savana a cacciare elefanti, e oggi sfogliassi l’album di foto di quel periodo, ed eccomi lì intento a cacciare quegli strani elefanti». Che significa Chrauf ? Niente. È una parola senza significato, una parola impossibile, come il suono dei corpi che evaporano. «A 18 anni, quando ho scritto la raccolta di poesia, puoi permetterti di tutto. È come un esorcismo». Le sue pagine sono piene di presenze, compagnie, forme concitate, come se venissero disposte per un regolamento di conti, o fatte sedere a una tavola con dei pescecani, ma che finissero per dimostrarsi affetto e abbracciarsi e baciarsi. Il punto culminante è Devoti, nel suo particolare poema dei doni attestato di omaggi alla bellezza del disorientato e di coloro che camminano senza meta.