'Das Biber' o la creazione di un'identità post-migrante a Vienna

Articolo pubblicato il 30 marzo 2015
Articolo pubblicato il 30 marzo 2015

Entriamo nella redazione di Das Biber, il mensile di una nuova generazione di viennesi che lotta per una reale integrazione degli immigrati nella capitale austriaca. Parliamo col vice caporedattore di immigrazione, integrazione e giornalismo. E anche del linguaggio perché qua, anche se ci sono bosniaci o turchi, si parla solo una lingua: il tedesco. Sie sind willkommen!

Qualche anno fa il giornalista Simon Kravagna si è spostato nell'area di Favoriten, a sud di Vienna, e si è reso conto (certamente non per la prima volta) della diversità che caratterizza la capitale austriaca.

Secondo gli ultimi studi della Statistik Austria, l'istituto di statistica austriaco, nel 2013 il 19,4% della popolazione del paese aveva origine straniera, il 13% in più rispetto al 2008. Tra questi, circa il 29,3% aveva origini extracomunitarie della ex Jugoslavia e il 16,5% aveva origine turca. Mentre 1,2 milioni di questi ultimi sono emigrati da altri paesi, 428.000 sono nati in Austria, entrando a far parte di quella categoria che si suol definire "immigranti di seconda generazione". Una multiculturalità che però non interessava i mezzi di comunicazione, almeno fin'ora.

Kravagna ha lavorato per una decina d'anni per Kurier, uno dei giornali più letti in Austria, ma poi ha deciso di abbandonare la sezione politica del giornale per lanciare un'avventura editoriale che lo ha portato a creare, nel 2007, la rivista Das Biber. Il primo numero è uscito lo stesso anno, nonostante Bibier abbia cominciato ad essere distribuito gratuitamente in varie aree della città solamente nel 2009.

Ora, sei anni più tardi, Bibier è un organo di comunicazione consolidato, con sede nel celebre Museum Quartier della capitale, uno spazio multifunizonale che una volta ospitava i palazzi della corte e in cui ora si trovano una quantità di musei, bar e negozi cool che cercano di dare un nuovo aspetto all'antica Vienna. La rivista ha una tiratura di 65.000 copie mensili, che sono pubblicate ogni mese ad eccezione di gennaio ed agosto, mentre escono due volte i numeri di dicembre e di luglio.

Tre persone in redazione, due nel dipartimento commerciale e tra i venti e trenta volontari (per la maggior parte di paesi della ex Jugoslavia, ma anche turchi, polacchi, bulgari, curdi e tedeschi) si occupano di questa pubblicazione che cerca di unire le molte comunità che popolano la capitale austriaca. «La nostra redazione è eterogenea come lo è la città o come i nostri lettori», si compiace Amar Rajkovic, vice caporedattore del giornale, specificando che Biber «non è solo la classica rivista di politica, società o moda.... ma una via di mezzo tra tutte queste cose».

La formazione di un'identità post-migrante

«Nelle grandi redazioni, meno dell'1% delle persone ha origini straniere, per cui quando leggi riviste o giornali, vedi l'Austria secondo il punto di vista dell'élite bianca di Vienna», sostiene Rajkovic. «Quello che rende speciale la nostra rivista è che puoi leggervi un articolo su una donna col velo in testa scritto da quella stessa donna. Nei grandi media, tutti parlano di questa donna o dei giovani che crescono nei ghetti... ma nessuno li lascia parlare in  prima persona». Dall'inizio della sua attività, la rivista non ha mai smesso di crescere e di ricevere premi. A differenza di altre pubblicazioni di carattere "etnico" che si pubblicano in Austria e Germania, Das Biber è scritto esclusivamente in tedesco. Ed è proprio questa sua peculiarità a fare in modo che Das Bibier sia un mezzo di coesione tra le diverse comunità che oggi abitano a Vienna. «(Kravagna) ha parlato con altri turchi e ha visto che gli altri turchi si parlavano in tedesco tra di loro, lo stesso vale per la gente che veniva dalla ex Jugoslavia», racconta Rajkovic.

La linguista austriaca Edna Immaovic sostiene a sua volta che «Biber riflette la costruzione di un'identità post-migrante tra gente giovane, poiché la maggior parte dei suoi lettori sono nati in Austria», e aggiunge anche che «rispecchia perfettamente il fenomeno del codice del linguaggio meticcio», una fonte di arricchimento che consiste nel fatto che la rivista si appropria di parole e di modi di dire che ogni gruppo linguistico, in virtù della sua origine geografica o culturale, applica alla lingua. E' questo che rende Biber un testimone di eccezione degli scambi demografici che sta vivendo una città in piena ebollizione dietro la sua placida apparenza.  

Biber Akademie, un trampolino per il futuro

Ma la lotta di Biber contro il monopolio va ancora più in là, per questo nel 2011 si è deciso di creare una specie di scuola per i giovani talenti in cui gli studenti di giornalisti possono ricevere consigli e informazioni. «La Biber Akademie è la nostra mini-facoltà, dove educhiamo quattro giovani, paghiamo loro qualcosa e poi li raccomandiamo ad altri media, dove però ci sono pochi immigrati, o nessuno, che lavorano in redazione. Cerchiamo di lottare contro il monopolio, a favore dell'integrazione delle nuove generazioni di viennesi nei media», sostiene. Ogni due mesi, quattro giornalisti in erba entrano nella Biber Akademie, dopo aver sostenuto una selezione. «Mettiamo una certa pressione su di loro, perché riteniamo che sia il modo migliore per affrontare il futuro, perché imparino e possano poi andare a lavorare per i grandi media e mettersi in gioco».

Secondo Rajkovic in Austria, una repubblica in cui continua a essere celebrata la stagione dei valzer (ballo delle debuttanti incluso) e dove il presidente continua ad essere investito della sua carica sotto lo sguardo imponente dell'imperatrice Maria Teresa, c'è ancora molto da fare. «Negli Stati Uniti, per esempio, lavorano l'80% di bianchi in redazione e il 20% di ispanici e neri. E anche la BBC ha introdotto un sistema per fare in modo che una certa percentuale di queste categorie di persone venga assunta», conclude il giornalista, prima di posare - di buon grado - per Marko Mestovic, fotografo della rivista, che si è offerto di darmi una mano.