Daphne Patakia, la stella della Berlinale

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 22 febbraio 2016

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La stella della Berlinale Daphne Patakia ci parla di com'è fare film in Grecia e della sua opinione sul mondo dei social media. 

Sappiamo tutti che gli attori, beh... recitano. Che interpretano un ruolo con il proposito di fare spettacolo. Ma questo non ci preclude dal fare supposizioni sulla reale personalità dell'attore, sulle basi del personaggio che interpreta. Questa è la ragione per cui gli attori che vestono i panni dei cattivi, qualche volta ricevono vino rosso schizzato in faccia da sconosciuti, o anche la ragione per la quale lì fuori, fan entusiastici fanno riferimento al nome del loro personaggio.

Di certo lo so. Ma non posso fare a meno di essere alquanto sorpreso da Daphne Patakia e dalla sua timida natura. Quest'ultima sembra come dileguarsi di fronte ai ruoli per i quali è più conosciuta: una gangster ed una prostituta.

L'attrice greco-francese ha una voce delicata e il suo linguaggio del corpo è quasi apologetico. Le ho domandato se sia stato facile per lei interpretare personaggi così scapestrati. "Come persona sono molto vulnerabile. Quindi è più facile interpretare il contrario. E' una forma di protezione", dice con le mani sul grembo. "Mi sento più vulnerabile se interpreto qualcuno che è molto simile a quello che sono io." Patakia è apparsa nel nuovo film di Constantine Giannaris, "Spring Awakening", nel quale ha interpretato un ruolo primario nei panni di una gangster.

Daphne ha iniziato col teatro, che a suo dire l'ha aiutata molto nell'interpretare scene più intime davanti la telecamera. "Il fatto che tu sia grande, più profonda, più espressiva a teatro, ti aiuta con le cose più intime nei film. Devi conservare sempre la stessa energia che avevi a teatro."

Le performance di Daphne sono state in grado di convincere la critica, facendole guadagnare un posto tra le stelle della Berlinale di quest'anno. Non si è ancora abituata abbastanza all'attenzione, preferendo addirittura evitare i social media. "E' qualcosa che non conosco e che mi spaventa". Non voglio esserne parte. Voglio soltanto fare il mio lavoro nei film", dice, percepibilmente scossa all'idea che chiunque possa guadare le sue foto sempre.

Patakia in realtà è molto meno interessata alla commercializzazione dei film di quanto non lo sia del suo ruolo di attrice. Quest'ultimo non è di certo facile all'interno della rada scena greca in cui si è fatta le ossa. "E' davvero impegnativo fare film in Grecia. C'è una piccola industria. Non ci sono infrastrutture."

Allo stesso tempo però, Patakia apprezza il frutto creativo che nasce dal lavorare in un contesto creativo così difficile. "Suppongo questo sia un valore aggiunto dei film greci. Hanno tutti un basso budget o addirittura non ne hanno affatto. Richiedono molto sforzo e creatività extra."

Eppure, forse i giorni magri sono terminati. Dopo tutto, Daphne è alla Berlinale, ha accesso all'intera gamma del cinema europeo. Verso la fine dell'intervista Daphne sembra essersi sciolta, comincia a gesticolare di più al raccontare di quanto sia eccitata riguardo il suo futuro. E per un breve istante ho intravisto in lei quel fuoco che ho percepito nei suoi personaggi.