"Dans la Maison" di François Ozon: un esperimento da voyeur

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2012
Articolo pubblicato il 04 dicembre 2012
In Spagna, qualche settimana fa, è arrivato in tutte le sale il film del regista francese François Ozon, "Dans la maison". Fresco di "Conchiglia d'Oro" al Festival di San Sebastian, la pellicola ha conquistato il cuore degli spettatori. Pubblico, critica e giurati erano tutti d'accordo: l'uscita di questo film è un avvenimento storico.

Come prima cosa voglio dire, così all'improvviso, che "Dans la Maison" è un capolavoro. E non solo perché ha trionfato al festival di San Sebastian. E, come ogni capolavoro che si rispetti, è imperfetto, a tratti anche sgraziato e di tanto in tanto brillante. Ma tutto questo è reso in maniera sottile e allo stesso tempo evidente, tanto che qualcuno ritiene sia l'opera più importante del regista. In fondo, sono forse perfetti film come "Shining" o "Quarto Potere"? Certo che no.

"Dans la Maison" è la storia di un professore di letteratura piuttosto snob e insoddisfatto che vive, attraverso un suo allievo con il dono della scrittura, la storia di un'altra famiglia apparentemente 'normale'. Mentre lo studente si insinua, gradualmente e in modo subdolo e misterioso, nella vita di questa famiglia, l'insegnante assiste, come un'insaziabile spettatore, alla lettura dei racconti limpidi e spietati che il suo pupillo ne fa. Sembra complicato, ma non lo è. Chissà, forse perché non ho il talento che invece possiede l'adolescente protagonista e non sono capace di spiegare con parole i diversi livelli di linguaggio attraverso cui si muove la pellicola.

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È curioso e stimolante vedere come Ozon giochi con i vari generi a seconda dello stato d'animo con cui il protagonista scrive le sue storie. Siamo davanti a un thriller che si sviluppa come una commedia quasi surreale (dai risvolti dark), romanticamente drammatico e con toni da vaudeville dei più piacevoli ...

Un film dal ritmo frenetico che si dipana sotto i nostri occhi e gioca con i personaggi così come con i suoi stessi spettatori, che vengono coinvolti attivamente... è come se Ozon voglia rendere ognuno di noi pienamente consapevole della propria posizione di spettatore mentre, al contempo, si rompono gli schemi di fronte ad ogni nuova e macabra relazione che il giovane consegna al suo professore. Cosa c'è di reale in quello che l'alunno racconta al suo insegnante? Cosa c'è di reale in ciò che Ozon ci mostra nello schermo?

Il film termina in modo un po' precipitoso e inverosimile, ma questo finale sarà anch'esso parte dell'esperimento a cui ci sottopone lo stesso Ozon? Solo Dio può saperlo. Magari potrei intervistarlo per Cafebabel, in modo da sbrogliare i nodi della matassa. O anche no.

Foto: © pagina ufficiale di François Ozon. Vídeo: ABCscopetrailers/YouTube.