Daniele Silvestri chiude il tour di "Acrobati" e omaggia l'Agenda Rossa 

Articolo pubblicato il 16 maggio 2016
Articolo pubblicato il 16 maggio 2016

Reportage dalla serata di sabato 14 maggio, dove al Teatro Golden Daniele Silvestri ha chiuso il tour dedicato al suo ultimo album Acrobati. Tra i momenti più emozionanti la canzone dedicata a Paolo Borsellino, in cui il pubblico ha partecipato alla scenografia, sventolando migliaia di "agende rosse".

Siamo seduti sulle poltroncine del Teatro Golden già alle 20,45, e respiriamo l'aria frizzante che precede la festa. Tra il pubblico volti raggianti, tanti sorrisi e l'emozionante sensazione di attesa prima della musica. Iniziamo a sentirci parte dello show sin dall'inizio, quando I Testardi dello staff ci muniscono di cannucce fosforescenti di quattro diversi colori e un cartoncino rosso. Riconosciamo colleghi giornalisti, dottori, studenti, giovani "non più giovanissimi" accomunati tutti dalla curiosità di saggiare dal vivo Acrobati, l'ultimo lavoro di Daniele Silvestri venuto dopo il fortunato tour con Max Gazzè e Niccolò Fabi

Un passaggio delicato nella carriera del cauntautore romano: dopo i fasti del trio de Il Padrone della Festa, Silvestri deve dimostrare ancora una volta di avere le spalle larghe per confermarsi da solo. E, una volta sul palco, il cantante si esibisce con la disinvoltura dei grandi, risultando molto comunicativo tra un brano e l'altro, creando la sintonia giusta con i fan. Racconta di essere contento di chiudere il tour Palermo, forte della riuscita delle altre tappe e un po' rammaricato della fine di questo viaggio.

Ha pure voglia di giocare, Silvestri, invitando il pubblico a mostrare le cannucce fosforescenti aiutato dalle luci della scenografia: così la platea si tinge di rosso mentre suonano i batteristi, di giallo mentre salgono in cattedra i riff della chitarra, di verde per gli inserti del piano.

Il concerto, che dura ben tre ore e mezzo (record di lunghezza per il tour) vive di momenti musicali intensi. Quante volte, ad esempio, si ragiona su ciò che capita di capire di una persona dai dettagli notati per pochi minuti, magari in ascensore o dal medico. Attribuiamo allora ceto sociale, caratteristiche psicologiche e comportamenti a quel personaggio. Monolocale ci accompagna in modo simile in una stanza con una donna e una pistola: il pubblico non può che partecipare emotivamente all'incedere di un brano musicalmente distorto e strisciante. 

Quasi all'opposto risulta essere Acrobati, con i suoi toni soffusi e precisi e la sensazione di interminabili spazi, ma anche di precarietà: Silvestri canta avvolto da una scenografia che riproduce il tendone di un circo, tenendosi in equilibrio come su un'immaginaria fune sospesa.

Nonostante il racconto della precarietà, Silvestri appare molto sicuro di sè, lanciando un tappo tra il pubblico per far scegliere un brano da suonare. Il tappo vola da un cabarettista, che richiede Fatti Mandare dalla Mamma, anche se in seconda battuta deve accontentarsi dello scioglilingua Kunta Kinte. Il pathos raggiunge il suo apice per L'Appello, canzone dedicata alla sparizione dell'Agenda Rossa di Paolo Borsellino. Ecco a cosa serviva il cartoncino rosso, a fare ricomparire l'agenda moltiplicata all'infinito nelle mani e nella mente del pubblico. Silvestri impersona Salvatore, fratello del magistrato, attraverso i versi "Ho perso mio fratello / e non è bello lasciar fuggire un simile cervello / io chiedo l'intervento del Governo o del ministro dell'interno / che trovi almeno il suo quaderno...".

Evidentemente contenta di suonare a Palermo, la band forza volentieri la tracklist prestabilita, tanto che lo show si allunga nettamente oltre il programma. Alla fine il cantante interloquisce con il pubblico con un divertente "Me dovete sparà!", segno che per lui si potrebbe continuare. Lo spettacolo deve comunque prevedere una fine, così partono gli inchini, i ringraziamenti ai tecnici e una coda strumentale che vede il cantante impegnato alla batteria per un roboante rullo di tamburi di saluto.