Daniel Cohn-Bendit: «La riconversione ecologica è l’unico mezzo per salvare il lavoro»

Articolo pubblicato il 05 giugno 2009
Articolo pubblicato il 05 giugno 2009
La campagna elettorale dei Verdi europei è aperta. Ispirati al loro manifesto, il Green New Deal, vogliono trasformare l’industria, l’ambiente e l’agricoltura sul lungo termine. Intervista al co-presidente dei Verdi, che si esprime chiaramente contro l’attuale Commissione: «Barroso è il rappresentante di una politica che io rifiuto».

«Preferisco essere un “vecchio adolescente” che un “vecchio sorpassato”», dice Daniel Cohn-Bendit quando si accenna ai denigratori di “Dany il Rosso” ed ai rimproveri che vengono fatti alla sua famiglia Foto: Parlamento europeopolitica, i Verdi europei. Il co-presidente, con Monica Frassoni, del Partito europeo dei Verdi è il leader: senza alcun dubbio, Daniel Cohn-Bendit solleva la massa di militanti arrivata da tutto il continente per assistere al congresso ecologista a Bruxelles lo scorso marzo in vista delle elezioni del 7 giugno. «I beg you pardon», si scusa questo tedesco che parla saltando da una lingua all’altra, «ma purtroppo non potrò viaggiare in tutti i paesi per fare campagna elettorale». I rimproveri gli arrivano solo dal partito francese, dove è la testa di una delle due liste dei Verdi dell’Ile-de-France, la regione parigina, perché dovrà lasciare la Francia e visitare almeno una dozzina di paesi europei per sostenere i suoi compagni. «Il programma dei Verdi è fondato su due pilastri, rivendica Cohn-Bendit: l’immediato, ad esempio il sostegno alla formazione di chi ha perso il lavoro in modo che possa intraprendere un altro mestiere, ed il lungo termine, per un’industria ecosostenibile».

Con quali difficoltà si è confrontato il gruppo dei Verdi durante questo mandato?

«Con quella della grande coalizione fra il Partito Socialista europeo ed il Partito Popolare europeo, che blocca il Parlamento. Si è appena visto a Strasburgo: è stata votata una risoluzione sul sostegno all’industria dell’auto in Europa in cui non c’era neanche un punto ecologista. I grandi partiti non pensano al futuro».

Esiste un’alternativa a questa grande coalizione Pse-Ppe?

(Foto: Parlamento europeo)«Non si sa. Prima di tutto bisogna che l’alternativa abbia un contenuto e che l’Europa investa in questa trasformazione ecologica. Non c’è solo il settore dell’auto, tutto “l’ambiente europeo” deve essere trasformato in modo da consumare meno energia. Infine bisogna investire nell’agricoltura ecosostenibile: trasformando l’agricoltura si crea anche del lavoro».

Come può avvenire questa riconversione dell’industria dell’auto senza mandare troppa gente in disoccupazione?

«Anche prima della crisi finanziaria in Europa venivano prodotte troppe automobili. La riconversione ecologica è il solo mezzo per salvare i posti di lavoro, ma bisogna che una parte dei lavoratori del settore sia formata per un altro mestiere, perché non potrà rimanere nell’auto. Chi dice il contrario mente alla gente».

Vede nel piano di Obama un modello positivo per l’Ue?

«Soprattutto per quanto riguarda la subordinazione degli aiuti alle industrie all’aumento delle riforme».

Bisognerà prevedere un aumento del budget europeo per poter realizzare un piano?

«Certo! Siamo 25 Stati con un budget per 15. Ma è anche necessario un consistente prestito europeo per avviare questo rilancio. Dobbiamo permettere alla Banca centrale europea ed alla Banca europea per gli investimenti di lanciare dei buoni del tesoro europei».

Durante il suo mandato, lei ha costantemente cercato di spingere la Commissione a mettere al primo posto la lotta contro il cambiamento climatico. Perché oggi vuole lanciare la campagna “Stop Barroso”?

«Perché, quando la Commissione ha presentato il pacchetto

(Foto: Parlamento europeo)sul clima con una proposta per ridurre le emissioni di CO2 delle automobili, il commissario Verheugen ha tenuto una conferenza stampa dicendo che non era una cosa positiva per l’industria dell’auto tedesca. E cos’ha detto Barroso? Niente. È proprio questo il problema».

Secondo lei è meglio un Presidente della Commissione autonomo, una persona che sappia imporsi come Delors?

«Sì, bhe’, al tempo di Delors era più semplice. Il problema è che Verheugen dice una cosa, McCreevy ne dice un’altra e cosa dice Barroso? Niente. Questa Commissione sostiene la deregolamentazione e, quando questo tentativo fallisce, Barroso non è capace di imporre l’ordine all’interno della sua Commissione e di farla lavorare come un gruppo».

Alcuni militanti dicono che non bisogna concentrarsi su questa campagna “anti Barroso”, ma sulle proposte socio economiche, cosa ne pensa?

«In un dibattito, se ci si concentra sulle questioni socio economiche, bisogna porsi il problema di chi dovrà dirigere la politica. Barroso è il rappresentante di una politica che io rifiuto. Un’elezione indica anche che tipo di governo vogliamo».

Perché i Verdi non presentano un candidato?

«Pensiamo che debba essere il maggiore partito dell’opposizione a presentarne uno. I socialisti potrebbero presentare Poul Nyrup Rasmussen».

Lo sosterreste?

«Certamente!»

Sarebbe un’alleanza per un modello diverso dell’Europa, per un piano di rilancio diverso?

«Ma anche contro Barroso!»

Che qualità deve avere il futuro Presidente della Commissione?

«Saper dire che serve un progetto europeo sociale ed ecologico per uscire dalla crisi. Deve essere il direttore dei lavori, deve opporsi ai governanti, al Consiglio, e cercare l’alleanza con la maggioranza del Parlamento in questa trasformazione sociale ed ecologica».

Hans Gert Pöttering, il Presidente del Parlamento, vuole accelerare le sedute di costituzione del nuovo Parlamento per approvare il prima possibile la candidatura di Barroso: cercherete di ostacolare questo processo?

«Ci esprimeremo contro e contemporaneamente cercheremo di mobilitare una maggioranza alternativa. Tutto dipende dalle maggioranze che si formeranno dopo le elezioni. Nella crisi attuale io non vedo il successo della destra nei sondaggi».

Prima pubblicazione 15 aprile 2009.