Dan Perjovschi: "Non prendetemi per il culo con il socialismo"

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2014
Articolo pubblicato il 29 gennaio 2014

Dan Pe­r­jo­v­schi è nato a Sibiu, Ro­ma­nia, nel 1961. Oggi è una ce­le­bri­tà in am­bi­to ar­ti­sti­co. En­tria­mo in un bar e il ca­me­rie­re si stu­pi­sce quan­do l'e­le­gan­te di­ret­tri­ce del museo lo ab­brac­cia con tra­spor­to. Non ap­pe­na il di­scor­so cade sul socialismo, li­ti­ghia­mo. 

Dan sta co­lo­ran­do in bian­co e nero le scrit­te del Museo della sto­ria del­l'im­mi­gra­zio­ne di Pa­ri­gi quan­do ci in­con­tria­mo. La­vo­ra­re senza co­lo­ri non è una scel­ta tri­via­le, ma ra­di­ca­le. Dan si è fatto co­no­sce­re come ca­ri­ca­tu­ri­sta e car­too­ni­st. Dopo la ca­du­ta del so­cia­li­smo si è im­pe­gna­to nella co­stru­zio­ne dei di­rit­ti ci­vi­li in Ro­ma­nia. Le sue opere af­fron­ta­no sem­pre gli av­ve­ni­men­ti quo­ti­dia­ni del paese in cui si trova. A Pa­ri­gi ha se­gui­to gli af­fa­ri del pre­si­den­te fran­ce­se, Fran­cois Hol­lan­de, il con­te­sta­to co­mi­co Dieu­don­né e il di­bat­ti­to sul­l'e­spa­trio del­l'at­to­re Dé­par­dieu. I suoi la­vo­ri sono stati espo­sti al MoMa di New York, al Tate Mo­dern di Lon­dra e alla Ruhr­trien­na­le (che si svol­ge nel­l'a­rea della Ruhr, nella Ger­ma­nia oc­ci­den­ta­le).

Ca­fé­ba­bel (Cb): Hai se­gui­to i di­bat­ti­ti sul­l'im­mi­gra­zio­ne ru­me­na e bul­ga­ra nei media?

Dan Pe­r­jo­v­schi: In Gran Bre­ta­gna, dove al mo­men­to gli im­mi­gra­ti sono par­ti­co­lar­men­te presi di mira, la po­li­ti­ca è frut­to della paura. La voce che si leva pre­di­ca: "Que­sta gente viene qua a ru­bar­ci il la­vo­ro!". In real­tà ar­ri­via­mo per pu­li­re i cessi. Ma anche molti me­di­ci ven­go­no dalla Po­lo­nia, dalla Ro­ma­nia e dalla Bul­ga­ria. Ecco per­ché non ne trovi più da noi. Seb­be­ne ci siano per­so­ne che emi­gra­no per ru­ba­re e men­di­ca­re, molti ven­go­no per pren­der­si cura dei vo­stri an­zia­ni per i quali non avete più tempo ormai, nel­l'Eu­ro­pa oc­ci­den­ta­le.

Cb: Per quale ra­gio­ne la Ro­ma­nia e la Bul­ga­ria hanno que­sta pes­si­ma re­pu­ta­zio­ne?

Dan Pe­r­jo­v­schi: Il go­ver­no ru­me­no non ha fatto nien­te per im­pe­di­re che si par­las­se tanto male dei suoi cit­ta­di­ni emi­gra­ti. Era chia­ro già da tempo che la li­ber­tà di cir­co­la­zio­ne (en­tra­ta in vi­go­re il 1 gen­na­io 2014, ndr.) avreb­be de­sta­to di­scus­sio­ni. Ma ci sono im­mi­gra­ti ru­me­ni a Pa­ri­gi da molto tempo. Kon­stan­tin Bran­cu­si (scul­to­re, ndr.) ha espo­sto al Cen­tre Pom­pi­dou, e anche le opere tea­tra­li di Io­ne­sco sono state rap­pre­sen­ta­te qui. Ma in Ro­ma­nia, nes­sun po­li­ti­co ne parla. La trovo una cosa ri­di­co­la.

Cb: Come ven­go­no ac­col­ti gli im­mi­gra­ti in Ro­ma­nia?

Dan Pe­r­jo­v­schi: A es­se­re sin­ce­ri, i rume­ni sono raz­zi­sti. Gli zin­ga­ri sono in­col­pa­ti di tutto. Qual­sia­si cosa sia le­ga­ta ai rom viene as­so­cia­to alla cri­mi­na­li­tà. Per legge, que­sta mi­no­ran­za ha di­rit­to a dei seggi in par­la­men­to, ma ef­fet­ti­va­men­te non ha voce in ca­pi­to­lo nella po­li­ti­ca del Paese. È or­ri­bi­le.

Io vengo dalla vo­stra uto­pia

Cb: Come af­fron­ti que­sti temi nella tue opere?                                   Dan Pe­r­jo­v­schi: Non sono un ar­ti­sta po­li­ti­co, sono un ar­ti­sta con dei pro­get­ti po­li­ti­ci. Per­so­nal­men­te non ho preso parte alle ma­ni­fe­sta­zio­ni, ma al­cu­ne per­so­ne hanno sca­ri­ca­to i miei la­vo­ri da Fa­ce­book e li hanno stam­pa­ti e poi por­ta­ti alle ma­ni­fe­sta­zio­ni. Da ar­ti­sta non posso de­di­ca­re la mia vita alla pro­te­sta, come fanno al­cu­ni at­ti­vi­sti di Green­pea­ce che si in­ca­te­na­no al par­la­men­to. Ma an­che io ho dei prin­ci­pi mo­ra­li.

Cb: Quali?

Dan Pe­r­jo­v­schi: Pro­ba­bil­men­te que­sta cosa ti scioc­che­rà, ma non con­di­vi­do af­fat­to la teo­ria so­cia­li­sta. Io vengo da que­sta vo­stra uto­pia e vi posso dire che non era una bella idea.

Cb: O forse il so­cia­li­smo è stato in­ter­pre­ta­to in modo sba­glia­to...

Dan Pe­r­jo­v­schi: Io ho vis­su­to il so­cia­li­smo sulla mia pelle, non voi. Sono cre­sciu­to dal­l'al­tra parte del Muro di Ber­li­no, dove non c'e­ra­no graf­fi­ti, non c'era li­ber­tà d'e­spres­sio­ne e dove la so­cie­tà era com­ple­ta­men­te con­trol­la­ta. Quin­di non pren­de­te­mi per il culo con le vo­stre idee so­cia­li­ste.

Cb: La teo­ria so­cia­li­sta però non pre­ve­de nes­su­na po­li­zia se­gre­ta.                                                          

Dan Pe­r­jo­v­schi: Al­lo­ra no­mi­na­mi un Paese so­cia­li­sta senza ser­vi­zi se­gre­ti!

Cb: E oggi va me­glio con la NSA?                                                                                                      

Dan Pe­r­jo­v­schi: Prima di la­men­tar­ti del­l’Eu­ro­pa oc­ci­den­ta­le, vieni nel mio Paese a ve­de­re co­sa ha com­bi­na­to il so­cia­li­smo. Io sono cre­sciu­to nella Ro­ma­nia so­cia­li­sta e so di cosa parlo: una via di mezzo tra la Corea del Nord e un'i­deo­lo­gia na­zio­na­li­sta estre­ma.

Cb: Nella tua arte cri­ti­chi anche il si­ste­ma at­tua­le?

Dan Pe­r­jo­v­schi: Il si­ste­ma po­li­ti­co deve cam­bia­re. Non ca­pi­sco per­ché solo i po­li­ti­ci pos­sa­no pren­de­re de­ci­sio­ni men­tre, per esem­pio, io, come ar­ti­sta, no.

Cb: Quale è la dif­fe­ren­za tra il vec­chio si­ste­ma so­cia­li­sta e quel­lo at­tua­le in Ro­ma­nia?

Dan Pe­r­jo­v­schi: Sono cre­sciu­to in una so­cie­tà senza mer­ca­to. Il mio obiet­ti­vo era pia­ce­re ai miei amici per­ché non po­te­vo gua­da­gna­re soldi. Dopo un re­gi­me di 50 anni sotto l'i­deo­lo­gia so­cia­li­sta, de­si­de­ri l'in­di­pen­den­za, l'in­di­vi­dua­li­tà e la pro­prie­tà. 25 anni dopo il muro mi guar­do in­tor­no. Ora anche in Ro­ma­nia c'è il mer­ca­to del­l'ar­te: i gio­va­ni ar­ti­sti so­gna­no di espor­re alla fiera ar­ti­sti­ca di Ba­si­lea e di fare soldi con i loro la­vo­ri.

 - Il video è stato rea­liz­za­to da Ale­xan­der Mar­ti­nez per Ca­fe­ba­bel -

- Que­sto ar­ti­co­lo fa parte del Dos­sier "Im­mi­gra­zio­ne" di Ca­fe­ba­bel -