Dall’Algeria alla Terra Promessa

Articolo pubblicato il 22 agosto 2005
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Articolo pubblicato il 22 agosto 2005

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Sono già dieci anni che vivo in Spagna! Come cambia la percezione dell’Europa in base al lato dal quale la si guarda. Dall’altra parte, da lontano, viene mitizzata, è come il “sogno americano”.

Tutti i giovani del mio Paese, l’Algeria, sognano di attraversare il Mediterraneo perché dall’altra parte la vita sembra più completa, prospera e felice. L’Europa sembra attirarci con i suoi canti suadenti.

Con i piedi per terra

Una volta in Europa, la visione delle cose cambia. La vita qui non è del tutto quella che immaginavo ed il cambiamento non è stato così drastico come temevo e desideravo al tempo stesso. In fondo, l’emigrazione ha soltanto sancito un cambiamento di contesto nello sviluppo del mio percorso di vita. Certo è che alcuni aspetti della mia esistenza hanno subito un cambiamento positivo, una maggior rilassatezza e pace nella mia vita quotidiana, ma le mete e le lotte hanno continuato ad essere le stesse: studiare, acquisire un buon livello di istruzione per il mio futuro, trovare un lavoro in cui mi possa sentire realizzata, ecc. In definitiva, mete che avevo già tracciato nella mia natia Algeria, con la differenza che ho dovuto traslarle nei paradigmi di una società benestante e consumista. Con tutto ciò che questo comporta. I miei bisogni quotidiani sono andati cambiando: ora “ho bisogno” di cose in piu’ di quelle di cui potrei aver avuto bisogno in Algeria.

Guarire la miopia europea

Ora sono in Europa, terra del Rinascimento, terra del sapere. Un’Europa che ogni giorno esprime giudizi ed opinioni sul Paese dal quale provengo, creando un’immagine che ritengo in parte errata. Perciò, giorno dopo giorno, sento la necessità di chiarire, raccontare, esporre a chi mi è vicino chi sono, la mia storia e la storia del mio popolo. Insieme a quella del mio presente e del presente di coloro che ho lasciato dall’altra parte. Accetto quest’opera di diffusione con piacere perché anche io sono e devo essere parte della costruzione dell’Europa. La sua realtà è la mia e le sue difficoltà sono le mie.

Mi vedo in un’Europa che prova ad unirsi ogni volta di più senza tener conto delle diversità tra i suoi cittadini. La creazione e il consolidamento dell’Unione Europea si sta basando principalmente su interessi e criteri economici. Questo fa sì che il dibattito su ciò che potrebbe e dovrebbe essere arrivi a dei risultati concreti soltanto in alcuni ambiti. Cioè quelli legati principalmente al potere, lasciando da parte tutti i cittadini.

Un’Europa addormentata

Gli europei “di nascita” sembrano recuperare la memoria a sprazzi. Di loro si apprezza, in certe occasioni, uno spirito di rivendicazione e lotta per come vogliono che sia il loro futuro. Suppongo che sia consigliabile trasformare l’apatia e l’accettazione facendo leva su un maggior coinvolgimento ed esigenza di partecipazione dei suoi dirigenti.

In qualità di europea “di adozione” non mi sento inclusa nei dibattiti pubblici. Si parla di me, della mia immigrazione, ma in termini di “problema” e di “manodopera”. La ricerca di una vita migliore implica qualcosa di più del lavoro non specializzato. La vita possiede un aspetto politico che alcuni paesi negano agli immigrati.

D’altra parte, il laicismo europeo è spesso un mito, la libertà di praticare o no la religione è discutibile per tutti, immigrati e non.. Le relazioni sociali sono inficiate dall’aumento dell’ individualismo, in tutti gli ambiti della vita, e dall’uso e abuso delle nuove tecnologie. Dobbiamo coinvolgerci oltre il nostro lavoro quotidiano e pensare a lungo termine, non subire l’Europa ma contribuire alla sua costruzione. Tenendo sempre conto che lo sviluppo di una regione non può mettersi a capo dell’indipendenza dello sviluppo delle altre.

Meriem Abdelaziz è nata in Algeria, dove ha vissuto fino a otto anni fa, quando si è trasferita in Spagna. Attualmente è responsabile del programma culturale della Fundación de las Tres Culturas che ha sede a Siviglia.