Dalla Ue una proposta per rafforzare i produttori lattiero-caseari. Risolverà la controversa vicenda delle “quote latte” che attanaglia gli allevatori italiani dal 1984?

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2010
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Articolo pubblicato il 14 dicembre 2010

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Il , mentre “Cafebabel Roma” organizzava la visita in nelle campagne romane, la presentava una nella filiera di approvvigionamento e per assicurare al settore un futuro sostenibile e competitivo. Come ci raccontava il proprietario di uno dei due caseifici, l’idea di questa attività era partita proprio per arginare il problema delle quote latte e la crisi delle aziende agricole.

10 dicembre 2010due caseifici Commissione europeaproposta per rafforzare la posizione del produttori lattiero-caseari

di Tiziana Sforza Le proposte dalla Commissione europea toccano molti aspetti legati alla filiera dei caseifici e delle aziende che producono latte e i suoi derivati: professione, contrattazione collettiva, organizzazioni interprofessionali, coordinamento dei produttori alla trasparenza del mercato.L’obiettivo generale è quello di preparare il mercato alla graduale abolizione delle quote latte, prevista per l’aprile 2015. Per raggiungerlo, la Commissione ha proposto di stipulare contratti scritti tra produttori di latte e trasformatori, che gli Stati membri possono rendere obbligatori a livello nazionale.Le proposte pongono l’accento sulla negoziazione collettiva dei contratti attraverso le organizzazioni dei produttori e sulla necessità di norme specifiche dell'UE per le organizzazioni interprofessionali, che comprendono cioè più livelli della filiera.La proposta della Commissione europea scaturisce dagli studi del GAL, un gruppo internazionale formato da esperti sul latte dopo la crisi del settore nel 2008-9. I problemi evidenziati dall'analisi del GAL sono gli squilibri nella catena di approvvigionamento, il divario tra un'industria centralizzata e una produzione dispersa sul territorio e la ripartizione disomogenea del valore aggiunto.

Quote latte = salasso economico?

Le "quote latte" sono uno strumento di politica agraria messo a punto per evitare surplus agricoli, ossia produzioni non necessarie di un determinato bene derivante dall'agricoltura. Sono state introdotte nell’Unione europea nel 1984. In seguito a questo provvedimento molte aziende agricole hanno dovuto operare dei cambiamenti per tenersi al passo con la produzione, altre non hanno retto e hanno dovuto chiudere. Nel caso del latte, il provvedimento in Italia limitò la produzione eccessiva da parte dell'allevatore tassando la vendita oltre la propria quota latte personale. Tant’è che per molti allevatori divenne sconveniente produrre latte. La In realtà quell’anno in Italia la produzione era stata sottostimata a causa della forte frammentazione dell’attività produttiva: vennero denunciati l’anno, mentre in realtà la media nazionale era di

produzione di latte del 1983 venne presa come punto di riferimento della produzione nazionale.9 milioni di tonnellate 11,5 milioni di tonnellate.

Anno dopo anno, la produzione italiana ha continuato ad eccedere rispetto alla quota fissata nel 1983 e l’Italia si è trovata a dover pagare una multa per compensare l’eccesso di produzione, ricaduta poi sui conti delle singole aziende. Battaglie diplomatiche, cortei di allevatori nelle piazze e sulle strade, polemiche e proteste a volte violente su sono susseguite in questi anni. Nel 1992 l’Italia ha vinto contestando l’ulteriore taglio delle quote di ogni stato membro (al nostro paese era stata assegnata la quota di 9 milioni di tonnellate nel 1989). Quell’anno vennero presi provvedimenti per monitorare l’attività delle singole aziende, stimare le quantità di latte effettivamente prodotto e individuare eventuali comportamenti fraudolenti. Nel frattempo l’Italia si oppose al pagamento di una multa da 5.600 miliardi delle vecchie lire per eccesso di produzione di latte. La Commissione dell’agricoltura Ue approvò l’opposizione e la quota italiana fu alzata a 9,9 miliardi di tonnellate, con un abbassamento della multa retroattivo fino al 1989. Successivamente le proteste degli agricoltori si sono spostate sulla necessità di far pagare la multa solo ai responsabili dell’eccedenza con un pagamento rateale di oltre 30 anni della multa.Nella storia ventennale delle quote latte, l'Italia ha dovuto pagare all'Ue più di 4 miliardi di euro di multe, recuperandone presso i produttori circa 300 milioni. Il pagamento delle multe è ricaduto in gran parte sui contribuenti italiani.   Nel 2010 l’Italia ha ottenuto un trattamento di favore nel calcolo futuro delle quote:  il 5% a partire dal 1 aprile 2009 (mentre per gli altri paesi è previsto un aumento dell’1% per 5 anni): significa circa 620 mila tonnellate di latte del valore di mercato annuo di circa 240 milioni di euro.

In Italia ogni anno scompaiono in media 5.000 aziende agricole

Da che cosa dipende? Prima del 1984 molte aziende basavano il loro bilancio sulla produzione e sulla vendita del latte. Un litro di latte fresco di mungitura costa all’allevatore circa 37 centesimi, una cifra che comprende le ore di lavoro, le attrezzature, il veterinario. Per garantire una sopravvivenza minima all'azienda agricola (cioè andare in pari con i conti e mettere qualcosa da parte), al produttore dovrebbero essere versati 40 centesimi per ogni litro di latte. Un litro di latte viene invece pagato al contadino circa 26 centesimi al litro, meno dei costi di produzione. Perché? Prima del 1984 il latte veniva pagato dai diretti acquirenti degli allevatori grazie anche alle sovvenzioni stanziate dalle politiche agroalimentari, indipendentemente dalla quantità di latte prodotto. Con  l'introduzione delle quote latte e il passaggio delle sovvenzioni sotto il controllo delle politiche europee, viene pagata secondo le sovvenzioni solo la quota assegnata all'allevatore. Il resto è svalutato. Teoricamente le manovra dell'Unione Europea mirava a riequilibrare le importazioni di prodotti alimentari. Invece non è andata così.Ecco cosa accade a livello di : se un bene viene prodotto in quantità minore in una determinata zona, ci dovrebbe essere un aumento del prezzo del bene sul mercato. L’Italia, nel corso delle trattative per fissare la propria quota, ha accettato di produrre metà del latte che abitualmente viene consumato nel territorio italiano.

politica economica

Questo teoricamente sarebbe servito ad aumentare le importazioni di latte a favore degli altri stati membri, che comunque non avrebbero potuto mantenere una simile offerta. In concreto la produzione di latte è stata disincentivata in tutta Europa, determinando importazioni da Stati dell'est Europa e paesi extraeuropei, il che ha favorito le aziende attive nella distribuzione, non quelle attive nella produzione di latte. Molti allevatori locali, costretti a chiudere le proprie aziende o a fare sacrifici per tirare avanti, non comprendono il senso di favorire le importazioni di latte anziché incentivare l'economia locale, l'agricoltura biologica, i prodotti a chilometro zero.

L’inchiesta di Annozero

Secondo un’inchiesta condotta da (“Padania al verde”, giugno 2010), molti prodotti con marchio "made in Italy" dell'industria casearia contengono un alto tasso di furosina, una sostanza che determina indirettamente la qualità del latte. Le analisi su un campione “di alta qualità” rivelano valori 6 volte superiori a quelli che si riscontrano su un campione di latte fresco. Il sospetto è che almeno metà del prodotto sia stato tagliato aggiugendo latte in polvere rigenerato. Questo latte è dichiarato "made in Italy" o prodotto fresco, violando la legge. Il latte in polvere è latte liofilizzato, quindi ha perso gran parte delle vitamine. Il processo di rigenerazione si riscontra dall'elevata quantità di furosina.

Annozero

I reporter di Annozero deducevano che le grandi industrie e di distribuzione e produzione di latte (e prodotti derivati)  hanno comprato una gran quantità di quote latte (lasciandone pochissime ai piccoli produttori) per giustificare le elevate quantità di latte vendute, spacciando per “made in Italy” ciò che in realtà per il 50% è latte straniero: si vende a prezzo elevato latte di bassa qualità. Ad esempio il latte a lunga conservazione è composto da latte in polvere, così come moltissimi formaggi. Quello stesso latte in polvere rientra nella quantità di latte certificato europeo, sovvenzionato dagli incentivi dell'UE.Si attende che le proposte della UE per regolamentare il mercato dopo l’abolizione delle  quote latte ponga fine a questa situazione.

La proposta della Commissione e la Relazione sono consultabili cliccando qui