Dalla Repubblica Democratica alla Germania Federale, i gruppi neonazisti creano delle zone off-limits per i "diversi"

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2012
Articolo pubblicato il 21 febbraio 2012
Dalla riunificazione della Germania si sono sviluppate delle vere e proprie zone off limits in alcuni territori della ex-Ddr (Repubblica Democratica Tedesca): un fenomeno osservato da molto tempo ormai, ma comunque tollerato.
I neonazisti hanno costruito il loro muro di protezione che dovrebbe aiutarli a mantener lontana la società “capitalista ostile”, pluralista, democratica e cosmopolita dai “nativi”. A questo proposito vengono reclutate delle speciali "truppe da combattimento" e bande di assassini. E lo sappiamo da molto tempo. Solamente che non potevamo cambiare niente. Un commento di Inka Bach, fondatrice dell'associazione “Courage gegen Fremdhass” (Coraggio contro la xenofobia)

La Germania non è il paese più razzista d'Europa: l'ideologia nazifascista è statisticamente meno diffusa che in Francia. Tuttavia del vero scandalo si parla molto poco: uomini giovani e violenti di estrema destra, provenienti soprattutto dalla Germania orientale, ex-Ddr. C'era davvero bisogno di arrivare agli omicidi di massa avvenuti a novembre 2011 in alcune alcune piccole imprese turche e greche per riconoscerlo?

Da più di vent'anni l'opinione pubblica reagisce in maniera spaventosamente indifferente a questo razzismo assassino. I numeri vengono però mascherati: dalla riunificazione, secondo i dati messi a disposizione dalla Fondazione Amadeu Antonio, ci sono state più di 150 vittime di violenza, ma le statistiche ufficiali del Ministero dell'Interno parlano solamente di 40 o 50 casi. Riguardo i cosiddetti “omicidi del döner” - e già il concetto stesso manifesta una buona quantità di empatia - gli inquisitori sono da più di un secolo alla ricerca di un colpevole all'interno dell'ambiente delle bande criminali turche. Il sospetto di un retroscena razzista non viene nemmeno preso in considerazione.

“Ma questi sono i nostri bambini!”

In particolare nell'est della Repubblica federale si chiudono gli occhi di fronte alla xenofobia. Anche diversi autori hanno descritto questa situazione: Freya Klier scrisse a proposito della "eredità marrone della Ddr”, lo scrittore Peter Schneider, in un articolo, sostenne addirittura l'idea che la cellula terroristica di Zwickau fosse “originata da un'ideologia razzista della Ddr”. Naturalmente gli ex-compagni negano tranquillamente: “Ma questi sono i nostri bambini!”, oppure “Questi sono semplicemente degli idioti: sono troppo stupidi per poter davvero sostenere un pensiero politico”. Con tali spiegazioni viene aggirata la problematica.

“Dopo la riunificazione le autorità sono crollate”, si dice spesso. Ma tuttavia non è così! Altrimenti i “nostri bambini” si distaccherebbero finalmente dal passato dei “nostri” genitori al tempo della Ddr e gli porrebbero le domande necessarie. Ma comunque non manca un ampio conflitto generazionale: si solidarizza con la generazione perduta, che si adatta meravigliosamente allo spirito della società chiusa lasciata in eredità dal comunismo.

Per questo sarebbe importante parlare degli insegnanti e degli educatori in merito ai principi dei genitori e dei nonni. Chi è convinto che con la “Wende” (La svolta, come viene ricordato il processo di riunificazione tra le due Germanie) si sia ricominciato da zero non ha imparato nulla dalla storia. Anche le persone nate dopo il 1989, oppure coloro che al momento della caduta del Muro andavano ancora a scuola, sono stati facilmente orientati verso il pensiero autoritario e xenofobo, allora molto in voga nella Repubblica democratica.

Non solamente poveri maiali, idioti e meno abbienti

“La disoccupazione ne è la causa”. Le dicerie si presentano particolarmente ostinate in merito, nonostante diversi studi abbiano dimostrato che la disoccupazione in sé non susciti alcun tipo di pensiero orientato all'estremismo di destra. Le vittime favorite degli estremisti sono spesso i senzatetto e altre persone la cui vita viene ritenuta “senza valore”. Molti neonazisti sono ben attrezzati tecnicamente, fino al punto che spesso non sono da considerarsi in questo inferiori nemmeno alla polizia. E alla scena di destra non mancano nemmeno finanziatori. Ora l'opinione pubblica si stupisce anche dei soldi che vengono versati dall'ufficio federale per la salvaguardia della Costituzione agli informatori undercover della scena di estrema destra.

Non ci illudiamo: qui non si tratta solamente di poveri maiali, idioti e meno abbienti, bensì anche di “brava gente” in abito gessato, che dispone di un discreto patrimonio e per questo rifornisce i giovani delle attrezzature necessarie. Questi ultimi vengono supportati dall'ala protettrice delle autorità all'interno e all'esterno dell'Npd (Nationaldemokratische Partei Deutschlands, il principale partito di estrema destra, fermo all'1,69% delle ultime elezioni), che si propongono come gente pulita.

I costruttori di bombe di Zwickau, che già alla fine degli anni '90 sono riusciti a scamparla, mettono in luce un altro problema: il regionalismo. Funzionari, poliziotti, e altri protettori della legge sono andati a scuola insieme a estremisti di destra e non di rado accade che simpatizzino anche con essi. "Camerati" e gruppi violenti decentralizzati terrorizzano intere regioni. E questi sono difficili da vietare e da reprimere, se non è la società per prima a farlo. E con un accesso nella ex-Ddr dal tempo della riunificazione, la scena neonazista si rafforza da qualche tempo anche in vecchi Bundesländer. Si radicalizza e militarizza.

Ne segue una breve indignazione, alcuni dibattiti apparenti e soluzioni alternative come l'inibizione del Npd, fiaccolate e appelli all'insurrezione degli onesti, ma non vengono prese in considerazione misure di prevenzione a lungo termine. No-go-areas, camerati e neonazisti radicali sono il fondamento, ma rimangono nell'ombra. Lo scalpore dei media si placa. Se tutto il trambusto ha solamente valenza di “foglia di fico” populista, la situazione si aggrava addirittura.

E' giusto che gli abitanti di Zwickau abbiano tenuto un sit-in per le vittime della violenza degli estremismi, ma la “rete marrone” resta per il momento ancora intatta. Per distruggerla c'è bisogno di un intervento da parte della società e dei cittadini. Anche i giovani hanno dei pregiudizi: secondo un sondaggio dell'istituto di ricerca criminologica del Niedersachsen, circa il 40% degli adolescenti tedeschi non vorrebbero avere un vicino turco. Questo deve cambiare. Noi - inseme alla violenza di stato - dobbiamo volerlo.

L'autrice è membro dell'iniziativa berlinese per artisti “Courage gegen Fremdhass e.V.” fondata nel 1991 da Peter Schneider; ha scritto inoltre il diario politico “Noi non conosciamo il diverso”, a proposito dell'estremismo di destra (Ullstein Berlin, 2000) e il radiodramma “Chi conta le vittime, ne pronunci i nomi” (rbb 2002, con Regine Ahrem) riguardo le vittime dell'estremismo di destra a partire dalla riunficazione.

Foto di copertina: (cc)litteronly/flickr; testo: (cc)xrrr/flickr; (cc)rpenalozan/flickr.