Dalla parte della democrazia israeliana

Articolo pubblicato il 18 settembre 2002
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Articolo pubblicato il 18 settembre 2002

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Israele è un paese straordinario. "Nessuno stato avrebbe conservato il suo carattere democratico dopo 50 anni di guerre e terrorismo". Intervista a Lorenzo Cenni della federazione Italia-Israele.

Come vivono le comunità ebraiche in Europa il clima di tensione del conflitto israelo-palestinese?

Lorenzo Cenni - Non sono iscritto a nessuna comunità ebraica, pertanto le posso rispondere in maniera parziale. Secondo me, questa ultima fase del conflitto ha contribuito a compattare molto gli ebrei della diaspora. Più che mai sentono che Israele corre un grande pericolo e le comunità si sono strette attorno i fratelli israeliani come non mai. D'altra parte, nonostante la situazione difficili, l'emigrazione ebraica verso israele continua con regolarità.

Adriano Sofri in un articolo su Repubblica ha condannato il ritorno di fiamma dell'antisemitismo "di sinistra" in Europa. Ma secondo lei Israele è uno stato "normale"?

Lorenzo Cenni - Israele è uno stato che cerca in tutti i modi di essere normale, ma seconto me è un paese assolutamente straordinario. Israele è stato in pericolo dal suo primo giorno di vita ad oggi, i vicini arabi hanno tentato di distruggerlo sempre e, nonostante questo, Israele è riuscito a conservare intatta la forza della sua democrazia, della sua libertà, della sua tolleranza. Nessuno paese al mondo sarebbe riuscito a conservare intatta la sua struttura civile e democratica dovendo sopportare uno stato di guerra per oltre 50 anni consecutivi.

Cosa spinge l'opinione pubblica israeliana ad accettare il pugno duro del

governo Sharon nei confronti dei palestinesi? Quali prospettive di integrazione

sono offerte dalla democrazia israeliana ai palestinesi?

Lorenzo Cenni - L'opinione pubblica israeliana appoggia Sharon per due motivi fondamentali:

1) il governo Sharon è legittimato dal voto popolare espresso in piena libertà e legalità come avviene in tutti i paesi civili e democratici.

2) il terrorismo ha assunto risvolti talmente insopportabili e la popolazione è esasperata a tal punto che accetta anche reazioni molto decise delle forze di difesa.

L'Unione Europea ha finanziato l'ANP e continua a sostenerne più o meno velatamente le rivendicazioni. Questa strategia è giusta o sbagliata?

Lorenzo Cenni - Assolutamente sbagliata. L'Unione Europea si è comportata e si sta comportando tutt'ora in maniera assolutamente irresponsabile. Non ha esercitato nessun controllo sui fondi versati ai palestinesi e questi fondi sono serviti in gran parte per arricchire i ministri di Arafat, per pagare una pletora di burocrati corrotti, per stampare libri di scuola inneggianti alla distruzione di israele e all'odio verso gli ebrei. E la gran parte della popolazione civile palestinese non ne ha tratto alcun beneficio. E il risultato pratico è stato che alcune organizzazioni religiose fondamentaliste come Hamas hannno creato delle loro strutture di assistenza alla popolazione, di fatto sostituendosi all'autorità laica, con la conseguenza di arruolare molti adepti nelle loro file.

Qualcuno ha parlato di ingresso di Israele nell'Unione Europea. Cosa ne

pensa?

Lorenzo Cenni - Personalmente sarei d'accordo sulla proposta, potrebbe dare una svolta nelle relazioni con i paesi arabi ma credo che gran parte degli israeliani siano molto cauti sull'argomento. Entrare nell'unione europea significa anche perdere, in parte, la libertà di manovra e questo non sarebbe facile da far accettare ad un paese che ha dovuto contare solo sulle proprie forze per sopravvivere.