Dal Senegal alla Grande Moschea di Roma

Articolo pubblicato il 17 giugno 2009
Articolo pubblicato il 17 giugno 2009
La petite vendeuse de soleil è un poetico e commovete film presentato nel 1999 al Festival di Cannes nella categoria Quinzaines de réalisateurs. È la storia di una bambina senegalese che vende per strada il giornale Soleil, lo stesso lavoro di molti immigrati in molte città europee.
A Roma abbiamo incontrato Ndjogou Thiongane, che ci ha accompagnato a visitare la moschea e ci ha raccontato la sua storia.

Ndjogou Thiongane è in Italia da tredici anni, lavora per le strade di Roma commerciando giornali. Non è un giornale qualunque: Terre di Mezzo è uno street magazine fondato 14 anni fa a Milano da un gruppo di giovani giornalisti e affronta temi sociali legati alle aree urbane. È venduto da extracomunitari, prevalentemente senegalesi. Circa il 50 per cento del prezzo di copertina resta al venditore.

Dal Senegal all’Italia

I primi tre anni di Ndjogou in Italia sono trascorsi nella clandestinità. Poi è arrivato il lavoro come venditore di strada per la casa editrice Terre di Mezzo e l’agognato permesso di soggiorno. Ndjogou è stato l’accompagnatore d’eccezione di una visita organizzata dall’associazione “Insieme nelle Terre di mezzo” alla Grande Moschea di Roma, la più grande d’Europa. A scandire il tragitto verso la moschea, il racconto del tragitto che ha condotto Ndjogou dal Senegal in Italia, fino alla vendita del giornale di strada. Un viaggio alla (T.F)scoperta della cultura islamica e delle tappe di un viaggio della speranza verso una terra che, per molti africani, rappresenta ancora l’eldorado. «Quando sono partito per la prima volta, tredici anni fa, si prendeva la nave da Dakar a Marsiglia», racconta. «Qualcuno si fermava là, qualcun’altro prendeva un treno e valicava clandestinamente la frontiera con l’Italia. A quel punto ognuno sceglieva la sua strada e andava nella città in cui magari già lo attendeva qualche amico». Oggi la prima parte del viaggio è più breve ma più costosa: in Francia ci si arriva in aereo e per l’acquisto del biglietto si mobilita tutta la famiglia. Quando i soldi non sono sufficienti, si sceglie la via più lunga e pericolosa. L’ha documentata nel 2003 il giornalista Fabrizio Gatti del Corriere della Sera nell’inchiesta Fuga dall'Africa: in viaggio con i clandestini: partenza da Dakar e percorso di cinquemila chilometri attraverso Mali, Niger e Libia. A Tripoli finalmente ci si imbarca e si segue la rotta mediterranea per l’isola di Lampedusa. Il bagaglio è essenziale: uno zaino, la tanica per bere e un turbante tuareg per proteggersi dal sole cocente del deserto. Il viaggio dura un mese e mezzo ed è una prova di sopravvivenza: la maggior parte soccombe per stenti e malattie.

Una moschea ben integrata

Secondo il Dossier Immigrazione Caritas, in Italia vivono 62.620 senegalesi con permesso di soggiorno (dati Istat al 31-12-2008). A Roma ne vivono 832, di cui meno di un quinto sono donne. Le tre mogli e i quindici figli di Ndjogou, infatti, sono rimasti in Senegal.Ndjogou è musulmano praticante e va in moschea ogni venerdì. «Vivo liberamente la mia fede e non mi sento discriminato dagli italiani a causa della mia religione. In questi anni ho incontrato più italiani aperti al dialogo che razzisti. Il fenomeno delle ronde non mi preoccupa. Mi sento abbastanza sicuro a Roma». Il Dossier Immigrazione Caritas, basandosi sulla composizione dei gruppi etnici immigrati, stima che in Italia vivano 1 milione e 200mila musulmani, di cui 54mila a Roma. La Grande Moschea di Roma, per promuovere il dialogo interreligioso, organizza visite guidate gratuite ogni mercoledì e sabato mattina. Il venerdì, giorno settimanale di preghiera, è frequentata da oltre 2000 musulmani e durante le feste religiose raggiunge picchi di 15mila visitatori. Una realtà che ci racconta Aziz Darif, nato in Marocco e trasferitosi in Italia nel 1991. «Negli anni Ottanta, all’inizio dei lavori, gli abitanti del quartiere contestavano la costruzione di una moschea in quell’area. Col tempo si sono resi conto che crea valore aggiunto e ora le parrocchie, le scuole e le associazioni culturali vengono a trovarci volentieri per conoscere la cultura musulmana e visitare questo gioiello architettonico». La moschea di Roma è dell’architetto italiano Paolo Portoghesi, lo stesso che realizzerà la moschea di Strasburgo. Aziz lavora per la moschea come guida turistica e culturale e fa parte della Consulta cittadina per la rappresentanza delle comunità straniere di Roma. A suo parere, l’Europa dovrebbe «promuovere sempre di più il dialogo e sostenere iniziative locali a favore della scolarizzazione e della partecipazione delle donne immigrate alla società civile».

Per Ndjogou vendere il giornale è uno strumento d’integrazione in Italia. Lavora tutte la mattine in piazzale Aldo Moro, pullulante di studenti universitari, e tutti i pomeriggi all’ingresso della libreria Feltrinelli di piazza della Repubblica. Ma la crisi ha toccato anche il suo settore e da qualche mese, oltre a Terre di Mezzo, vende i libri di un’altra casa editrice. E se la deve vedere anche con la concorrenza dei venditori di strada più giovani che usano tecniche di vendita accattivanti. Lui, invece, attende tranquillo che la gente si avvicini al suo banchetto per comprare il giornale che racconta un pezzo del suo mondo.