Dal 67 al 45%: la lenta erosione del Sì

Articolo pubblicato il 30 maggio 2005
Articolo pubblicato il 30 maggio 2005

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Quando Jacques Chirac annunciò un referendum sulla Costituzione, le opinioni favorevoli al Trattato oscillavano tra il 67 e il 69%. Per poi precipitare al 45% col referendum del 29 maggio. Cronologia di un anno che ha visto il Sì colare a picco.

Cro-no-logia

Come passare da 67% a 45% di sì

14/07/04 – Jacques Chirac, Presidente della Repubblica francese, annuncia che chiamerà i francesi alle urne per una consultazione referendaria sulla Costituzione europea.

09/09/04 – Il Partito Socialista (PS), all’opposizione, scopre le proprie divisioni: Laurent Fabius, ex-Ministro delle Finanze durante il governo Jospin (1997-2002), minaccia di promuovere la propaganda per il No al Trattato costituzione se il capo di Stato non otterrà dei progressi sul piano sociale. Il segretario di partito, François Hollande, sis chiera per il Sì.

14/10/04 – La Confederazione europea dei Sindacati che conta 77 organizzazioni, 35 paesi e circa 60 milioni di membri, decide di appoggiare il Trattato costituzionale. I sindacati membri hanno votato Sì o si sono astenuti.

01/12/04 – In occasione di un referendum interno, il 60% dei militanti del PS si pronuncia a favore della Costituzione: il Sì diventa la linea ufficiale del partito. Ma i sostenitori del «non» restano numerosi.

15/12/04 – Chirac puntualizza che la questione della Costituzione non riguarda anche l’adesione della Turchia all’Ue e afferma che quest’ultima verrà sottoposta a referendum al momento giusto.

02/02/2005 – Invitando apertamente a dire No alla Costituzione europea, il Comitato Federale Nazionale – il “parlamento” della CGT, il principale sindacato francese, mette in minoranza il suo segretario generale Bernard Thibault che promuoveva il Sì. L’evento sottolinea la differenza tra la base e i dirigenti sindacalisti.

20/02/2005 – Gli spagnoli, primo popolo interrogato sulla questione, si pronunciano per il Sì al 76%. È più un “sì all’Europa” che alla Costituzione e l’astensione decolla con un tasso del 57%.

13/02/05 – In un referendum interno il 53% dei Verdi vota Sì.

06/03/05 – Chirac fissa la data del referendum al 29 maggio 2005.

Marzo: Esplode la polemica sul progetto di direttiva Bolkestein (sulla liberalizzazione dei servizi): per i sostenitori del No, essa è il simbolo dell’Europa liberale e delle delocalizzazioni. Al summit di Bruxelles del 22 marzo, Chirac ottiene dai partner europei che la direttiva sia rinegoziata, perché «inaccettabile» allo stato attuale.

18/03/05 – Nonostante la spintarella data dai dirigenti europei alla campagna francese, nei sondaggi il Sì precipita, passando dal 65% di favori a inizio gennaio 2004 al 49%, dietro il No che ormai passa in testa con il 51% di sostenitori.

Si scatena il dibattito nei media. Tutti i partiti politici estremi (Fronte Nazionale, Partito Comunista, Lega Comunista Rivoluzionaria) così come i movimenti no-global (Attac, etc) sono contro il Trattato costituzionale. I “grandi partiti” – UMP (Unione per un Movimento Popolare), UDF (Unione per la Democrazia Francese), Partito Socialista, Verdi – sono favorevoli ma si lacerano al loro interno in lotte intestine.

14/04/05 – Il presidente Chirac imposta la sua campagna per il Sì. In una trasmissione televisiva, risponde alle domande di ottanta ragazzi francesi e dichiara che «la Costituzione permetterà all’Europa di proteggersi da una globalizzazione ultra-liberale». Le domande sono vaghe, le risposte confuse: il No continua a essere in testa ai sondaggi.

28/04/05: Lionel Jospin, l’ex-Premier socialista (1997-2002), durante una trasmissione televisiva su France2 sferra un attacco in piena regola ai sostenitori del No e chiede ai francesi di non prendere come ostaggio l’Europa per i loro malcontenti.

Inizio maggio: effetto Jospin? Ben sei agenzie di sondaggio notano un aumento dei Sì alla Costituzione, grazie a un inversione di tendenza degli elettori socialisti. Ma gli indecisi restano comunque un buon 30%.

18/04/05 – Il The Guardian afferme che fonti vicine al governo sostengono che il premier inglese Tony Blair non assumerebbe il rischio di un referendum in Inghilterra, se il No vincesse in Francia.

13/05/05 – L’ex-Presidente della Commissione europea e rispettato socialista, Jacques Delors si appella a un possibile «piano B» in caso di rifiuto del Testo. Un bel problema per i sostenitori del Sì che hanno fatto dell’impossibilità di renegoziare il Trattato uno degli argomenti della propria campagna propagandistica.

Metà maggio: i tentativi di Delors non bastano: il No riprende testa nei sondaggi. L’elettorato socialista è il vero ago della bilancia insieme agli indecisi, tentati di dire No il 29 maggio per esprimere il proprio malcontento: bisogna conquistarli.

19/05/05 – Il cancelliere testesco Schröder e il presidente Kwasnieski sostengono Chirac a Nancy. Da parte loro, i sostenitori francesi del sì, di destra come di sinistra, invitano il Presidente e il Pimo Ministro a tacere: secondo François Rebsamen, numero tre del PS, «più parlano, più screditano il sì».

20/05/04 – Paesi Bassi: un’inchiesta condotta dall’instituto NSS-Interview dichiara che se il referendum consultativo avesse avuto luogo questa settimana, gli olandesi avrebbero votato per il 63% contrari al Trattato e al 37% favorevoli.

25/05/05 – Nel corso di una «solenne allocuzione» televisiva, Chirac invita i francesi a dissociare il voto sulla Costituzione dal malcontento nei confronti del governo per il quale promette una «nuova impulsione». I francesi non lo ascolteranno.